CORRIERE DELLA SERA
BERLINO, 1945
Tra le rovine Heike riprende a respirare
di Jeanne Perego

Helga Schneider é nata alla fine degli anni Trenta
in quella parte della Germania che ora é Polonia.
Dal 1963 vive in Italia, a Bologna, e potrebbe condurre
la tranquilla vita che si addice a una signora di mezza
età se non portasse sulle spalle un fardello pesante e
doloroso: la memoria di una madre che abbandona i
figli per diventare membro delle SS e guardiana nei
campi di concentramento. Forse per tentare di cauterizzare
delle ferite non cauterizzabili, da anni la Schneider si é
dedicata alla scrittura per ragazzi, fedele all’impegno
di “scrivere di guerra” per una cultura della pace, che
ancora non c’é.
“Stelle di cannella” e “L’albero di Goethe” (pubblicati da
Salani) sono racconti in cui la Storia – quella vera e
spietata – si intreccia con storie di ragazzini e ragazzine.
“Heike riprende a respirare”, la nuova prova, si discosta
leggermente dalle precedenti. La vicenda – che fotografa
la drammatica esperienza vissuta da una cugina della
Schneider – non si svolge, infatti, durante la guerra ma
alla sua fine, nella Berlino del 1945 devastata dai
bombardamenti.
Heike, dieci anni, deve confrontarsi con quello che resta
dopo un conflitto, macerie, ma anche famiglie e
istituzioni distrutte, bambini traumatizzati e disgregazione
assoluta di principi, regole e sogni di vita.
LA REPUBBLICA
martedì 13 maggio 2008
LA BIMBA CHE HA VISTO L’ORRORE
Gli occhi infantili della Schneider rendono più cruda la guerra
E’ così che anche il lettore entra nel mondo di Heike e aspetta con lei il rientro del padre dal fronte, come il suo amico melo più volte le ha annunciato. Sua madre non vuole che lei parli con l’albero, quando la scopre la sgrida, ma la bimba sa che deve avere pazienza con Mutti, perché non si é ancora ripresa dalla violenza sessuale subita dai russi e soprattutto dal fatto che la figlia abbia dovuto assistervi.
Ma la vita di Heike cambia all’improvviso e si trasforma in un incubo. Un incubo al quale non si rassegna fino a ribellarsi. E’ attraverso i suoi occhi che percepiamo quante persone siano cambiate in peggio dopo la guerra e le perdite dei familiari. E attraverso le sue lotte che viviamo la normale speranza di essere felice di una bambina di dieci anni, e anche noi speriamo con lei.
“Heike riprende a respirare” é soprattutto a loro, ai ragazzi, che si rivolge ed é una maniera per insegnare alle nuove generazioni la cultura della pace. Cultura purtroppo ancora sconosciuta alla società.
Heike riprende a respirare
Un’Opinione di 48mietta su “Heike riprende a respirare” di Helga Schneider
18 marzo 2008
La valutazione di questo autore: 
Vantaggi: volontà di sopravvivere allo sfacelo della guerra
Svantaggio: il male che l’uomo é capace di infliggere ai propri simili
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Opinione completa
Helga Schneider vuole ricordare ancora…vuole testimoniare la sua esperienza che per troppi anni ha tenuto segreta.
“Heike riprende a respirare” è il titolo di un libro che i ragazzi devono leggere, per essere consapevoli di ciò che è successo 63 anni fa; vi si racconta una storia delicata di cui è stata testimone una bambina … come sfondo la vera Storia: l’avvento del nazismo in Germania.
La protagonista è una cugina della scrittrice , Heike , che vive a Berlino; la Schneider le ha chiesto il permesso di pubblicare la sua esperienza vissuta nello scontro tra la popolazione tedesca definita “ariana” e quella di “razza” ebraica.
La scrittrice ha potuto raccontare pubblicamente perché gli editori le hanno dato voce , però sua cugina si è portata dentro tutta la vita il dramma della mamma e il trauma delle guerra.
I fatti salienti di questo libro sono quelli dell’ infanzia di Heike , segnata dalla guerra, con inevitabili implicazioni sul piano umano…ma Helga stessa ha bisogno di raccontare il suo dramma di bambina abbandonata dalla madre per le sue ideologie, per darsi anima e corpo alla militanza all’interno delle SS.
A guerra finita, Heike attende il padre disperso insieme alla madre, una donna che è stata violentata, che non ha speranza nel futuro, che non sa cucire la ferita inguaribile del passato e che si lascerà morire.
La bimba , traumatizzata, vaga fra le macerie , non parla con nessuno se non con gli alberi; il suo più grande amico è un melo del giardino; lei gli parla, abbracciandolo.
La piccola si confida: ha dovuto assistere alle violenze subite dalla madre…(come in tutte le guerre, l’armata rossa ha violentato le donne tedesche, ma anche i tedeschi hanno violentato le donne russe).
Alla fine di una guerra, non ci sono solo le cose da ricostruire, ma anche le vite e le persone.
La guerra lascia rovine nelle case, nel paese, nelle menti, nei cuori, ma non ci sono lacrime, è come se al popolo non fosse concessa la pietà …
Un segreto per superare un trauma infantile è quello di parlarne, ma le macerie nella vita continuano, le ripercussioni continuano anche dopo.
La scrittrice ora abita in Italia, sembra aver superato il trauma della guerra vissuta, ma subisce ancora le ripercussioni di quel trauma: ha tenuto nascosto a suo figlio l’identità della nonna.
Lei stessa dopo trent’anni ha scoperto il motivo dell’abbandono della madre, l’ha incontrata, ma ha ritrovato una madre così dura e così guardiana! Le voleva fare indossare la sua vecchia divisa e, a novant’anni, era ancora convinta della validità della superiorità della razza.ù
Lei, bambina, aveva perso la fiducia nell’essere umano, gradualmente l’ha recuperata, ma sa che la guerra crea adulti problematici; il recupero della normalità è lento e chiede nuovi sacrifici a grandi e piccoli.
Helga ha un figlio che le ha rimproverato di aver scoperto dalla pubblicazione del libro il segreto che portava in serbo :la vera identità della nonna!
Il romanzo vuole lanciare il messaggio della speranza di sopravvivere al male che l’uomo è capace di infliggere ai propri simili.
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Elena Loewenthal, La Stampa
Andrea Casalegno, Il Sole 24 Ore
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Recensione – Helga Schneider, “Heike riprende a respirare”
Salani Editore
Voto: 5/5
Inviato da Alessia Simonelli il 9 aprile 2008
Attraverso gli occhi di una bambina di dieci anni, Heike, l’autrice descrive Berlino nel 1945, quando ormai la guerra è finita e ha lasciato dietro di sé solo edifici distrutti e legami familiari spezzati. Troppo presto e con dolore la protagonista scopre come, seppure illesi fisicamente, non si possa sopravvivere interiormente a nessuna guerra che, immancabilmente, lascia straziate le anime di coloro che hanno visto morire figli, genitori, amici, vicini di casa, che hanno visto gli uomini uccidersi con crudeltà senza una vera ragione. “Come può chi ha visto questo orrore ancora sperare e pensare al futuro?”, sembra questa la domanda che emerge dalle pagine del libro e che ci invita a riflettere sulla necessità di imparare dagli errori per non ripeterli in avvenire. Ogni guerra è sempre irrimediabilmente sbagliata, poiché nessuno è in grado di sopravvivere all’orrore che produce.———————————————————————————————————————— Biblioteca SalaBorsa
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LETTURE
Mensile di Informazione culturale,
Letteratura e Spettacolo fondato nel 1946
di Federico Bastiani
QUATTRO CHIACCHIERE CON…
Helga Schneider e un passato “che non passa”
Con “Heike riprende a respirare” la Schneider é al terzo libro per ragazzi dopo “L’albero di Goethe” e “Stelle di cannella”, fedele al tema fondamentale: l’esperienza dell’infanzia in una Germania travolta dal nazismo.
Berlino 1945.
Heike, dieci anni, vive con la madre nello scantinato della loro casa distrutta dalle bombe. Il padre é disperso, ma Heike sa che tornerà: non smette di parlarne al suo migliore amico, il grande melo che cresce nel giardino. Attorno le rovine: rovine di edifici e rovine nelle menti e nei cuori delle persone.
Helga Schneider, quanto c’è di autobiografico in “Heike riprende a respirare”?
“Le dico la verità, all’inizio non volevo comunicare al lettore che quelle macerie erano ancora una volta macerie familiari. Il padre di Heike é mio zio, Heike é mia cugina, l’unica della famiglia dalla parte di mia mamma che ho cercato dopo tanti anni. Dopo aver scoperto che mia madre era una collaboratrice del nazismo, non ho voluto ricercare una parte della mia storia familiare come se per me non esistesse.”
E’ un libro diverso dai precedenti?
“Ho raccontato la guerra e le sue conseguenze attraverso gli occhi di una bambina. La guerra lascia dei traumi irreversibili, mio padre che ha combattuto nella contraerea tedesca ha vissuto per tutta la vita con il dilemma se essere stato un fedele servitore della patria oppure un assassino.”
Nel libro emerge anche il tema della violenza sulle donne durante la guerra, anche questo aspetto é autobiografico?
“La madre di Heike, mia zia, si é suicidata per aver subito una violenza sessuale da parte dei russi alla quale sua figlia ha dovuto assistere. Anch’io come mia cugina ho dovuto assistere a una violenza sessuale a Berlino quando avevo sette anni. I sovietici compirono una violenza davanti ai miei occhi su due adolescenti di cui una malata di tubercolosi che morì la sera stessa.”
Il libro però vuole trasmettere anche un messaggio di speranza, e lei tiene a trasmettere questo messaggio quando incontra i ragazzi nelle scuole.
“Heike deve affrontare il dolore, la solitudine, il tradimento del padre eppure riuscirà ad andare avanti e non si perde d’animo. Anch’io come Heike, nonostante mia madre mi abbia abbandonata a quattro anni, sono riuscita dopo tanti sacrifici a trasformare il mio sogno in realtà, ovvero scrivere.”
Cos’è per lei la scrittura?
“Sono vedova da tanto tempo in un Paese che non é mio al cento per cento; i miei libri oltre al lavoro mi riempiono la vita e mi danno le soddisfazioni che l’infanzia mi ha negato. Presto il mio romanzo per ragazzi “Stelle di cannella” sarà una rappresentazione teatrale per le scuole e io sto scrivendo la sceneggiatura.”
Come reagiscono i bambini nelle scuole ai suoi racconti?
“Sono molto interessati: pensate che quando suona la campanella della ricreazione nessuno scappa via a giocare ma rimangono tutti lì a farmi domande. Questo mi riempie di gioia.”
Ha telefonato a sua cugina Heike dopo l’uscita del libro?
“Certamente. Le ho raccontato che il libro era stato bene accolto dal pubblico e sapete cosa mi ha risposto? “Ma lo racconti ai tuoi lettori che io alla mia età abbraccio ancora gli alberi?”
















