Heike

 

 

CORRIERE DELLA SERA

15-03-2008
di Paola Capriolo
 
Dai 9 ai 14 anni il nuovo libro di Helga Schneider
Buio a Berlino, la vita oltre le cantina
 
Che scriva per un pubblico adulto oppure per i ragazzi, Helga Schneider
rimane fedele al suo tema fondamentale: l’esperienza dell’infanzia in una
Germania travolta dal nazismo e dalla guerra. Quest’ultimo romanzo si
svolge nella Berlino occupata dalle truppe sovietiche e americane, dove
i bambini giocano tra le macerie tentando a fatica di strappare alla dura
quotidianità quelle sueggestioni fiabesche cui la loro età sembra non poter
rinunciare neppure nelle condizioni più avverse. Così la piccola Heike, la
protagonista del libro, cerca conforto in un grande melo che cresce nel
giardino della sua casa: lo abbraccia, ne accarezza la ruvida corteccia, e
soprattutto gli parla, ricevendone, come in ogni fiaba che si rispetti, sagge
risposte in grado di aiutarla ad affrontare la vita. Ma é l’unico spiraglio 
concesso alla sua fantasia; per il resto, la bambina si trova a combattere
con una realtà che il trauma della guerra ha reso incerta e desolata. Della
casa di un tempo, distrutta dalle bombe, non rimane altro che una buia
cantina dove Heike si é ridotta ad abitare con la madre, il cui equilibrio
psichico é stato irrimediabilmente sconvolto da uno stupro subito da parte di
alcuni soldati russi; e nemmeno il sospirato ritorno del padre disperso in
guerra riuscirà a riportare alla normalità la situazione della famiglia.
Sembra che le anime stesse dei personaggi vengano inesorabilmente
risucchiate dalle profonde voragini aperte dalle bombe nelle strade di
Berlino, e che anch’esse, come quegli edifici sventrati di cui rimangono
soltanto frammenti di muro o cieche finestre affacciate sul nulla, non
possono sperare di risorgere senza una difficile opera di ricostruzione. 
A questo suo libro sconsolato la Schneider darà un finale lieto, rispettando
le consuetudini narrative per l’infanzia; ma ciò che rimane nella memoria
del lettore, a dispetto di tutto, é l’affannoso dibattersi della bambina in
un’esistenza che non sembra più offrire alcuno sbocco, come se le
devastazioni materiali e morali della guerra avessero cancellato
completamente l’orizzonte del futuro.
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IL TIRRENO
 
BERLINO, 1945
Tra le rovine Heike riprende a respirare
di Jeanne Perego

 
Helga Schneider é nata alla fine degli anni Trenta
in quella parte della Germania che ora é Polonia.
Dal 1963 vive in Italia, a Bologna, e potrebbe condurre
la tranquilla vita che si addice a una signora di mezza
età se non portasse sulle spalle un fardello pesante e
doloroso: la memoria di una madre che abbandona i
figli per diventare membro delle SS e guardiana nei
campi di concentramento. Forse per tentare di cauterizzare
delle ferite non cauterizzabili, da anni la Schneider si é
dedicata alla scrittura per ragazzi, fedele all’impegno
di “scrivere di guerra” per una cultura della pace, che
ancora non c’é.
“Stelle di cannella” e “L’albero di Goethe” (pubblicati da
Salani) sono racconti in cui la Storia – quella vera e
spietata – si intreccia con storie di ragazzini e ragazzine.
 
“Heike riprende a respirare”, la nuova prova, si discosta
leggermente dalle precedenti. La vicenda – che fotografa
la drammatica esperienza vissuta da una cugina della
Schneider – non si svolge, infatti, durante la guerra ma
alla sua fine, nella Berlino del 1945 devastata dai
bombardamenti.
Heike, dieci anni, deve confrontarsi con quello che resta
dopo un conflitto, macerie, ma anche famiglie e
istituzioni distrutte, bambini traumatizzati e disgregazione
assoluta di principi, regole e sogni di vita. 
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LA REPUBBLICA
martedì 13 maggio 2008
 
LA BIMBA CHE HA VISTO L’ORRORE
Gli occhi infantili della Schneider rendono più cruda la guerra
di Simona Mammano
HELGA SCHNEIDER, la scrittrice tedesca naturalizzata italiana, che vive a Bologna dagli anni ‘60 e ci ha già commosso con i suoi precedenti libri, in particolare l’autobiografico “Il rogo di Berlino” (Adelphi 1995), é appena uscita con un nuovo romanzo “Heike riprende a respirare” (Salani).
Siamo a Berlino nel 1945, la guerra appena conclusa ha lasciato tutti storditi. Non si riesce ancora a gioire della fine dei bombardamenti, ci si guarda intorno chiedendosi come sarà possibile ritornare alla normalità, affamati, con la casa distrutta e spogliata di ogni bene perché tutto viene venduto al mercato nero in cambio di cibo.
Heike però ha dieci anni e non é per niente intenzionata a lasciarsi andare all’autocommiserazione. Con la spinta dei suoi anni trova vivibile perfino la cantina della sua casa bombardata, dove abita con la madre, é felice che le bombe abbiano almeno risparmiato il giardino dove c’é il suo amico, un melo con cui lei parla e che le risponde.
E’ così che anche il lettore entra nel mondo di Heike e aspetta con lei il rientro del padre dal fronte, come il suo amico melo più volte le ha annunciato. Sua madre non vuole che lei parli con l’albero, quando la scopre la sgrida, ma la bimba sa che deve avere pazienza con Mutti, perché non si é ancora ripresa dalla violenza sessuale subita dai russi e soprattutto dal fatto che la figlia abbia dovuto assistervi.
Ma la vita di Heike cambia all’improvviso e si trasforma in un incubo. Un incubo al quale non si rassegna fino a ribellarsi. E’ attraverso i suoi occhi che percepiamo quante persone siano cambiate in peggio dopo la guerra e le perdite dei familiari. E attraverso le sue lotte che viviamo la normale speranza di essere felice di una bambina di dieci anni, e anche noi speriamo con lei.
In tutti i suoi libri, Helga Schneider ha la capacità di farci vedere il peggio dell’umanità colpita dalla guerra, con occhi che solo lo spietato realismo di un bambino può mettere in luce. Non ci sono filtri, esiste solo quello che vedono e percepiscono dagli adulti.
L’infanzia della scrittrice, come ci dimostrano i suoi romanzi autobiografici, é stata difficile e probabilmente ne porta ancora le tracce. Scrivere, dando voce ai bambini, rendendoli protagonisti, lasciando che siano loro a raccontare gli orrori della vita, fa sì che la riflessione attraverso la lettura sia più profonda. E’ quindi un romanzo per ragazzi, sempre basato su una storia vera, e per questo la scrittrice vi ha adattato un linguaggio semplice, ma anche per adulti, quegli adulti, soprattutto, che hanno voglia di pensare.
E’ il tema della memoria che affronta la scrittrice, un tema che porta nelle scuole, con incontri con gli studenti.
“Heike riprende a respirare” é soprattutto a loro, ai ragazzi, che si rivolge ed é una maniera per insegnare alle nuove generazioni la cultura della pace. Cultura purtroppo ancora sconosciuta alla società. 
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Heike riprende a respirare
Un’Opinione di 48mietta su “Heike riprende a respirare” di Helga Schneider
18 marzo 2008
La valutazione di questo autore:   
Vantaggi: volontà di sopravvivere allo sfacelo della guerra
Svantaggio: il male che l’uomo é capace di infliggere ai propri simili
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Helga Schneider vuole ricordare ancora…vuole testimoniare la sua esperienza che per troppi anni ha tenuto segreta.
“Heike riprende a respirare” è il titolo di un libro che i ragazzi devono leggere, per essere consapevoli di ciò che è successo 63 anni fa; vi si racconta una storia delicata di cui è stata testimone una bambina … come sfondo la vera Storia: l’avvento del nazismo in Germania.
La protagonista è una cugina della scrittrice , Heike , che vive a Berlino; la Schneider le ha chiesto il permesso di pubblicare la sua esperienza vissuta nello scontro tra la popolazione tedesca definita “ariana” e quella di “razza” ebraica.
La scrittrice ha potuto raccontare pubblicamente perché gli editori le hanno dato voce , però sua cugina si è portata dentro tutta la vita il dramma della mamma e il trauma delle guerra.
I fatti salienti di questo libro sono quelli dell’ infanzia di Heike , segnata dalla guerra, con inevitabili implicazioni sul piano umano…ma Helga stessa ha bisogno di raccontare il suo dramma di bambina abbandonata dalla madre per le sue ideologie, per darsi anima e corpo alla militanza all’interno delle SS.
A guerra finita, Heike attende il padre disperso insieme alla madre, una donna che è stata violentata, che non ha speranza nel futuro, che non sa cucire la ferita inguaribile del passato e che si lascerà morire.
La bimba , traumatizzata, vaga fra le macerie , non parla con nessuno se non con gli alberi; il suo più grande amico è un melo del giardino; lei gli parla, abbracciandolo.
La piccola si confida: ha dovuto assistere alle violenze subite dalla madre…(come in tutte le guerre, l’armata rossa ha violentato le donne tedesche, ma anche i tedeschi hanno violentato le donne russe).
Alla fine di una guerra, non ci sono solo le cose da ricostruire, ma anche le vite e le persone.
La guerra lascia rovine nelle case, nel paese, nelle menti, nei cuori, ma non ci sono lacrime, è come se al popolo non fosse concessa la pietà …
Un segreto per superare un trauma infantile è quello di parlarne, ma le macerie nella vita continuano, le ripercussioni continuano anche dopo.
La scrittrice ora abita in Italia, sembra aver superato il trauma della guerra vissuta, ma subisce ancora le ripercussioni di quel trauma: ha tenuto nascosto a suo figlio l’identità della nonna.
Lei stessa dopo trent’anni ha scoperto il motivo dell’abbandono della madre, l’ha incontrata, ma ha ritrovato una madre così dura e così guardiana! Le voleva fare indossare la sua vecchia divisa e, a novant’anni, era ancora convinta della validità della superiorità della razza.ù
Lei, bambina, aveva perso la fiducia nell’essere umano, gradualmente l’ha recuperata, ma sa che la guerra crea adulti problematici; il recupero della normalità è lento e chiede nuovi sacrifici a grandi e piccoli.
Helga ha un figlio che le ha rimproverato di aver scoperto dalla pubblicazione del libro il segreto che portava in serbo :la vera identità della nonna!
Il romanzo vuole lanciare il messaggio della speranza di sopravvivere al male che l’uomo è capace di infliggere ai propri simili.

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I giudizi:
 
“È possibile, anzi nel caso di Helga Schneider necessario, fare scrittura della propria vita senza togliere nulla al mestiere del narratore… passando dalla memoria alla pagina, questo patrimonio di vita perde ogni appartenenza e, come capita ai veri romanzi, diventa di tutti.”
Elena Loewenthal, La Stampa
 
“È bravissima Helga Schneider, come scrittrice e come persona. Come scrittrice è esemplare nella fedeltà ai propri temi, gli episodi salienti del proprio passato di bambina che ha vissuto la tragedia della Germania.”
Andrea Casalegno, Il Sole 24 Ore
 
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Recensione – Helga Schneider, “Heike riprende a respirare”
Salani Editore

 Voto: 5/5
 Inviato da Alessia Simonelli il 9 aprile 2008

Attraverso gli occhi di una bambina di dieci anni, Heike, l’autrice descrive Berlino nel 1945, quando ormai la guerra è finita e ha lasciato dietro di sé solo edifici distrutti e legami familiari spezzati. Troppo presto e con dolore la protagonista scopre come, seppure illesi fisicamente, non si possa sopravvivere interiormente a nessuna guerra che, immancabilmente, lascia straziate le anime di coloro che hanno visto morire figli, genitori, amici, vicini di casa, che hanno visto gli uomini uccidersi con crudeltà senza una vera ragione. “Come può chi ha visto questo orrore ancora sperare e pensare al futuro?”, sembra questa la domanda che emerge dalle pagine del libro e che ci invita a riflettere sulla necessità di imparare dagli errori per non ripeterli in avvenire. Ogni guerra è sempre irrimediabilmente sbagliata, poiché nessuno è in grado di sopravvivere all’orrore che produce.

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Biblioteca SalaBorsa
Heike riprende a respirare

Heike restituì la visita a Clara. Anche lei aveva un bel giardino. La sua villetta non era crollata, sebbene una bomba l’avesse ridotta piuttosto male. Ma anche in casa di Clara c’era un problema.
Il padre della sua amica restava ore intere su una sedia fissando il vuoto e non sopportava le voci alte. Se per caso a una delle due ragazze sfuggiva un’allegra risata, lui protestava urlando irritato e le richiamava all’ordine.
“Ma cos’ha tuo padre?” Aveva chiesto Heike.
“Il dottore ha detto che soffre di una sin… aspetta, come ha detto?
“La guerra non distrugge solo case e cose, non produce solo macerie materiali, ma spezza anche legami familiari, annulla principi, regole di vita, sogni, progetti, sentimenti, certezze, fiducia.
Le città e gli edifici si possono ricostruire in fretta, ma lo sfacelo sociale e culturale che segue a una guerra rimane a lungo e il recupero della normalità è lento, faticoso. Richiede nuovi sacrifici a grandi e piccoli. Credo che “Heike riprende a respirare” sia un libro che faccia riflettere sul male che l’uomo é capace di infliggere ai propri simili, ma é anche un testo che parla di speranza e della volontà di voler sopravvivere ad ogni costo alle conseguenze di un conflitto rovinoso che la mia piccola protagonista é stata costretta a subire fino alle sue ultime, devastanti conseguenze”.
Helga Schneider
Questo libro è il seguito ideale del romanzo che ha reso famosa Helga Schneider:

Il rogo di Berlino, Adelphi, 1995

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LETTURE
Mensile di Informazione culturale,
Letteratura e Spettacolo fondato nel 1946

di Federico Bastiani

QUATTRO CHIACCHIERE CON…
Helga Schneider e un passato “che non passa”

Con “Heike riprende a respirare” la Schneider é al terzo libro per ragazzi dopo “L’albero di Goethe” e “Stelle di cannella”, fedele al tema fondamentale: l’esperienza dell’infanzia in una Germania travolta dal nazismo.

Berlino 1945.
Heike, dieci anni, vive con la madre nello scantinato della loro casa distrutta dalle bombe. Il padre é disperso, ma Heike sa che tornerà: non smette di parlarne al suo migliore amico, il grande melo che cresce nel giardino. Attorno le rovine: rovine di edifici e rovine nelle menti e nei cuori delle persone.

Helga Schneider, quanto c’è di autobiografico in “Heike riprende a respirare”?

“Le dico la verità, all’inizio non volevo comunicare al lettore che quelle macerie erano ancora una volta macerie familiari. Il padre di Heike é mio zio, Heike é mia cugina, l’unica della famiglia dalla parte di mia mamma che ho cercato dopo tanti anni. Dopo aver scoperto che mia madre era una collaboratrice del nazismo, non ho voluto ricercare una parte della mia storia familiare come se per me non esistesse.”

E’ un libro diverso dai precedenti?

“Ho raccontato la guerra e le sue conseguenze attraverso gli occhi di una bambina. La guerra lascia dei traumi irreversibili, mio padre che ha combattuto nella contraerea tedesca ha vissuto per tutta la vita con il dilemma se essere stato un fedele servitore della patria oppure un assassino.”

Nel libro emerge anche il tema della violenza sulle donne durante la guerra, anche questo aspetto é autobiografico?

“La madre di Heike, mia zia, si é suicidata per aver subito una violenza sessuale da parte dei russi alla quale sua figlia ha dovuto assistere. Anch’io come mia cugina ho dovuto assistere a una violenza sessuale a Berlino quando avevo sette anni. I sovietici compirono una violenza davanti ai miei occhi su due adolescenti di cui una malata di tubercolosi che morì la sera stessa.”

Il libro però vuole trasmettere anche un messaggio di speranza, e lei tiene a trasmettere questo messaggio quando incontra i ragazzi nelle scuole.

“Heike deve affrontare il dolore, la solitudine, il tradimento del padre eppure riuscirà ad andare avanti e non si perde d’animo. Anch’io come Heike, nonostante mia madre mi abbia abbandonata a quattro anni, sono riuscita dopo tanti sacrifici a trasformare il mio sogno in realtà, ovvero scrivere.”

Cos’è per lei la scrittura?

“Sono vedova da tanto tempo in un Paese che non é mio al cento per cento; i miei libri oltre al lavoro mi riempiono la vita e mi danno le soddisfazioni che l’infanzia mi ha negato. Presto il mio romanzo per ragazzi “Stelle di cannella” sarà una rappresentazione teatrale per le scuole e io sto scrivendo la sceneggiatura.”

Come reagiscono i bambini nelle scuole ai suoi racconti?

“Sono molto interessati: pensate che quando suona la campanella della ricreazione nessuno scappa via a giocare ma rimangono tutti lì a farmi domande. Questo mi riempie di gioia.”

Ha telefonato a sua cugina Heike dopo l’uscita del libro?

“Certamente. Le ho raccontato che il libro era stato bene accolto dal pubblico e sapete cosa mi ha risposto? “Ma lo racconti ai tuoi lettori che io alla mia età abbraccio ancora gli alberi?”