diversaMente
Terzo Sesso:
http://rema2007.wordpress.com/2007/06/05/eunuchi-segue-terzo-sesso
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
OMOFOBIA
Ovunque nel web si stanno levando voci in memoria del piccolo sedicenne Marco, morto per colpa dell’ignoranza e della cattiveria delle persone. Di quelle persone che si preoccupano di difendere lo status della famiglia “tradizionale”, che inorridiscono davanti alle adozioni per le coppie omosessuali mettendosi i paraocchi davanti alla vera essenza della natura umana: la capacità di amare e rispettare.
Quante volte ho sentito come motivazione del “no” all’adozione per le coppie gay il fatto che i figli adottati sarebbero stai poi derisi dai compagni a scuola. Marco non era figlio di una coppia omosessuale ed è stato ugualmente deriso, diventando un’altra vittima dell’omofobia. Se tutti quei bravi genitori eterosessuali si fossero preoccupati invece di insegnare il rispetto per l’orientamento sessuale e di capire che i pari diritti alle coppie di fatto non ledono in alcun modo a nessuno forse oggi avrebbero una vittima in meno con cui fare i conti.
Noi non siamo che una minoranza (altro che Lobby), non siamo un virus non contageremo nè trasformeremo il mondo in un universo in cui tutti sono omosessuali. Vogliamo far parte della società in maniera piena e attiva, vogliamo vivere una vita intera e non divisa a metà. Vogliamo dare il nostro contributo avendo la possibilità di avere una tranquillità lavorativa, la partecipazione agli eventi quotidiani, alla religiosità e alla vita familiare. E’ chiedere troppo?
Non importa se il piccolo Marco fosse o no gay, voglio solo che la sua morte non resti nel silenzio e per questo chiamo a raccolta tutti quelli che hanno detto o hanno da dire qualcosa. Gay, non gay, cattolici, atei, buddisti di fronte alla morte non c’è differenza.
madmark.wordpress.com
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Perché i ragazzi gay hanno paura di vivere
di Roberto Malini (da ghetton.it)
8 aprile 2007
Ho letto e ascoltato diversi commenti riguardo al suicidio di Matteo, il sedicenne di Torino vittima dell’omofobia. Analizzando le cause di un disagio così inquietante e tragico, spesso le si identifica nell’inadeguatezza della scuola, nella perdita di autorità da parte degli insegnanti. E’ un errore. Cent’anni fa i ragazzi omosessuali si toglievano la vita esattamente come oggi, quando il loro “peccato” diveniva di pubblico dominio. La percentuale di tendenza al suicidio degli adolescenti omosessuali è sempre stata considerevole, nelle società omofobe: da quattro a sette volte superiore rispetto agli adolescenti eterosessuali, secondo lo studio di Éric Verdier e Jean-Marie Firdion. Non è un problema di insegnamento. I ragazzi come Matteo soffrono e si ammazzano perché la discriminazione annichilisce la loro dignità. Si sentono diversi, mostri, malati incurabili.
Non vedono luce in fondo al buio. Li uccide il pregiudizio, non la scuola. La cultura contemporanea è fondata su pregiudizi, pregiudizi che colpicono in primis gay e nomadi, poi disabili e anziani, persone di colore ed ebrei, stranieri e poveri, infine tutte le categorie che non rientrano nel concetto con cui la maggioranza definisce che cosa sia un essere umano e quali siano i “gradi di umanità”. Non è un caso che si sia sospinto un ex nazista (i ragazzi della hitlerjugend manifestavano antisemitismo, omofobia e razzismo con la più cieca crudeltà) fino al soglio pontificio, che dovrebbe essere riservato a un uomo pio, ispirato dai vangeli e dall’esempio di Cristo. Non è un caso che da molte parti si cerchi di rinvigorire presso i giovani le ideologie mostruose del nazismo e che la svastica si sovrapponga pericolosamente alla croce.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
La propaganda omofobica resuscita neri fantasmi
di Roberto Malini
8 aprile 2007
La libreria Babele di Milano, che da sette anni propone migliaia di titoli di libri e film dedicati alla cultura e alla storia gay, è stata presa di mira da attivisti omofobi di Forza Nuova, che hanno tracciato sulle sue vetrine una svastica e scritte offensive rivolte alle persone omosessuali. La sigla FN, con cui i neonazisti hanno firmato i loro sfregi riconduce naturalmente a Forza Nuova. La propaganda omofobica di numerose personalità politiche, di papa Ratzinger e dei suoi cardinali, primo fra tutti Bagnasco, è la fonte di questo nuovo, inarrestabile rigurgito di pregiudizio omofobico. Il giovanissimo Matteo di Torino, suicida perché tormentato quotidianamente dai compagni di scuola che lo ritenevano omosessuale, è un simbolo drammatico di questo periodo buio, che per certi versi rionduce all’atmosfera che circondava la comunità gay tedesca negli anni 1930, quando l’omofobia promossa dal nazionalsocialismo si trasformava giorno dopo giorno in odio, preparando l’Olocausto dei triangoli rosa.
Chi crede, nonostante tutto, a un mondo di uguali, vive giorni di amarezza, perché siamo arrivati al punto in cui anche ragazzi migliori - quelli che hanno un cuore, quelli a cui vorremo affidare idealmente un’eredità di vita, di memoria, di valori umani - sono così infelici da preferire l’oblio immediato della morte al veleno della vita. Matteo era un ragazzo sensibile, vulnerabile, fragilissimo. A sedici anni, l’anima di un ragazzo è nuda. La corazza che la proteggerà dall’odio si forma più tardi. E quando un adolescente come Matteo muore in un modo così atroce, chi gli stava attorno, più che eprimere dolore, cerca di sottrarsi a qualsiasi responsabilità. Gli educatori affermano di aver fatto tutto il possibile; gli amici assicurano improvvisamente che volevano bene al loro coetaneo suicida, che non immaginavano soffrisse tanto. Nel frattempo le autorità ecclesiastiche terminano la cerimonia (l’orgia) omofobica (che negli ultimi tempi, con l’affaire Dico, ha acuito il pregiudizio portandolo a livelli di grande allarme) con la “lavanda dei piedi ai padri di famiglia”. Ma chi se li farebbe lavare i piedi, da quelle mani idealmente lorde di sangue? Noi che ti siamo simili non ti dimenticheremo, amatissimo Matteo e per te laveremo via dai muri, uno dopo l’altro, i segni dell’odio.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Un ramo in fiore
In memoria di Matteo, giovane vittima dell’omofobia
di Roberto Malini
E’ morto un ragazzino.
Un ramo in fiore, tenero virgulto d’aprile,
si è spezzato prima dell’alba.
Era fragile. Il peso d’altri rami l’ha ucciso.
Era bello! Le rondini lo chiamano
con gridi trasparenti come schegge di vetro.
Si è ucciso. E’ stato soffocato
mentre Eros e Gesù, distratti, litigavano
e l’uomo, immemore creatore di parole,
fissava sulla carta i codici del cuore.
E’ morto! Noi che siamo uguali a lui
lo piangiamo.
Ci manca.
Lo spingiamo in cielo
con il nostro repiro.
Qui sulla terra si apre una ferita
che non si chiuderà.
In che mondo viviamo
se vivere diventa, per chi è puro, infinito dolore
e la morte un riparo?
“Sono stanco, lasciami riposare”.
Hanno ucciso l’amore.










Commenti Recenti