Archivio per la categoria ‘Arte & Cultura’

Post

AC Bhaktivedanta Swami Prabhupada predisse:

In ControInformazione, I.S.K.CON, ReMa2007.net on 3 Ottobre 2009 di ReMa2007net.tk

PRABHUPADA
PREDICE

image5

Prabhupada
Predicted 911 & Reptilian Man Eaters

Prabhupada predisse 911 e i rettiliani mangiatori di uomini

Just like in New York, at one time the Empire State Building was the biggest;

Proprio come a New York, una volta l’Empire State Building è stato il più grande;

Now they have built two buildings that are the biggest in the world now.

Adesso loro hanno costruito due edifici che sono ora i più grandi nel mondo.

Prabhupada: Yes. Now someday it will be…..lowest

Prabhupada: Sì. Ora un giorno saranno ….. i più bassi

“Yes. Now someday it will be lowest”

"Sì. Ora un giorno saranno i più bassi"

Srila Prabhupada Morning Walk Conversation January 23, 1974, Hawaii.

Conversazione di Srila Prabhupada durante una passeggiata la mattina del 23 gennaio 1974 alle Hawaii.

By uncovering the secret evils of 911, many people are gradually becoming aware of the true nature of the worlds political leaders and those who control them [the Illuminati].

Con la scoperta del segreto del male del 911, molte persone stanno gradualmente diventando consapevoli della vera natura dei leader politici del mondo e di coloro che li controllano [Illuminati].

The sinister nature of these men has been foretold over 5000 years ago by the ancient Vedic literatures and revealed in the modern age by His Divine Grace A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

La natura sinistra di questi uomini è stata preannunciata da oltre 5000 anni fa dagli antichi testi Veda e rivelata in età moderna da Sua Grazia Divina A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

Raksasa are called man eaters, more than tigers. They, for their self satisfaction, they can eat, I mean to say, even, even their own sons. You see? They are called raksasa. No shame. “My sense gratification should be satisfied. Never mind. You go to hell.” So this is the
age…

Raksasa sono chiamati i mangiatori di uomini, più che le tigri. Essi, per la loro soddisfazione personale, possono mangiare, intendo dire, anche, anche i propri figli. Capisci? Essi sono chiamati raksasa. Nessuna vergogna. "Il mio senso gratificazione deve essere soddisfatto. Non ha importanza. Tu vai all’inferno. "Quindi questa è l’età…

You can know this world is now managed by the raksasa. Raksasa. They don’t mind what is happening. They are prepared to sacrifice everything for fulfilling their whimsical nonsense. They are called raksasa.” [Srila Prabhupada from a Bhagava-gita Lecture 9.11-14, New York, November 27, 1966]

Puoi conoscere questo mondo, ora gestito dai raksasa. Raksasa. A loro non importa ciò che sta accadendo. Sono disposti a sacrificare tutto per soddisfare il loro capriccioso non-senso. Sono chiamati raksasa. "[Srila Prabhupada Bhagava da una gita-lezione 9.11-14, New York, 27 novembre 1966]

TRANSLATION: Government men are always like carnivorous demons called Raksasas [man-eaters]. Sometimes these government men turn against the conditioned soul and take away all his accumulated wealth. Being bereft of his life’s reserved wealth, the conditioned soul loses all enthusiasm. Indeed, it is as though he loses his life.

TRADUZIONE: uomini di governo sono sempre come demoni carnivori chiamati Raksasa [mangiatori di uomini]. A volte questi uomini di governo si rivoltano contro l’anima condizionata e prendono tutta la sua ricchezza/benessere accumulata. Essendo priva della sua ricchezza/benessere intrinseco/riservato di vita, l’anima condizionata perde tutto l’entusiasmo. In effetti, è come se perdesse la propria vita.

PURPORT: The word raja-kula-raksasa is very significant. Srimad-Bhagavatam was compiled about five thousand years ago, yet government men are referred to as Raksasas, or carnivorous demons. If government men are opposed to a person, that person will be bereft of all his riches, which he has accumulated with great care over a long period of time. Srila Prabhupada from Srimad Bhagavatam 5.14.16.

Significato: La parola raja-kula-raksasa è molto significativa. Srimad-Bhagavatam è stato compilato circa cinquemila anni fa, gli uomini di governo sono ancora denominati Raksasas o demoni carnivori. Se gli uomini di governo sono avversi a una persona, questa persona sarà privata di tutte le sue ricchezze, che ha accumulato con grande cura per un lungo periodo di tempo. Srila Prabhupada da Srimad Bhagavatam 5.14.16.

These countries are faced with difficulty but it is nature’s low. They will be without food, water and they will be heavily taxed. There will be revolution. How long can they keep the people terrorized? It will burst. I can’t imagine how people are living in such a rotten state. There is nothing like preasure; all is morose. Only we are benedicting the fallen souls all over the world, so go on with your enthusiastic preaching and try to do good to others with Krsna Consciousness. Hope this meets you in good health. [Srila Prabhupada Letter to: Harikesa, Bhubaneswar, 1 February, 1977)

Questi paesi si trovano di fronte alle difficoltà, ma è uno stato di natura misero. Essi sono senza cibo, acqua e saranno tassati pesantemente. Lì ci sarà una rivoluzione. Come si può mantenere a lungo le persone terrorizzate? Esploderà. Non riesco a immaginare come queste persone stiano vivendo in un tale stato di marcio. Non esiste nulla come il piacere; tutto è cupo. Solo noi stiamo benedicendo le anime cadute su tutto il mondo, così vai avanti con il tuo predicare entusiastico e cerca di fare del bene agli altri con Coscienza di Krsna. Speriamo che questo vi incontri in buona salute.

[Lettera di Srila Prabhupada per: Harikesa, Bhubaneswar, 1 febbraio, 1977)

it.wikipedia.org/wiki/A.C._Bhaktivedanta_Swami_Prabhupada

www.menphis75.com

Post

Adolfo Parmaliana

In Arte & Cultura, Costume & Società, ReMa2007.net on 2 Ottobre 2009 di ReMa2007net.tk

 

Adolfo Parmaliana

Adolfo Parmaliana (Castroreale, 12 marzo 1958Patti, 2 ottobre 2008) è stato un politico e docente italiano.

Docente universitario all’Università di Messina, segretario dei DS nel paese di Terme Vigliatore, Parmaliana fu in prima linea nella lotta contro la mafia: grazie alle sue denunce fu sciolto il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore per associazione mafiosa.

Continua a leggere »

Post

ci siamo trasferiti

In Arte & Cultura, Bologna, Comunicazioni / Servizio, Costume & Società, Helga Schneider, ReMa2007.net, Renzo Samaritani Schneider, Writers on 29 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

il Blog su Helga Schneider si è trasferito su

www.HelgaSchneider.blogspot.com

Post

Il pianeta Terra si fermerà 3 giorni nel 2012

In ControInformazione, Costume & Società, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Renzo Samaritani Schneider, Writers, segni dal cielo on 28 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

di Renzo Samaritani Schneider

BabyRenzo

Sogni incantati

Cassetto vuoto

Profuma di te

Punizione per l’omicidio

Melma nella stanza

Orrore!

Nel mio specchio

Danzano immagini distorte

Mi parlano di incanti

Di mantra mattutini

Di una madre infelice

Ma arcobaleni arrivano

Ecco: già piove

Io nudo

Regine bagnate

Urlano vendetta

Ma era tanto tempo fa

Ora ho 7 cassetti

Nuovo lui

Danza nella mia bocca

E non ho tempo per stare a pensare

 

 

Le leggende che circolano sul 2012 hanno una sola cosa concreta: praticamente uno degli innumerevoli calendari di popoli primitivi, uno di vari calendari Maya, finiva nel 2012 e poi ricominciava. È bastato ciò a far nascere una serie di interminabili leggende sul 2012. Si tratta di una cosa così stupida che generalmente gli studiosi ritengono che non vale neanche la pena di occuparsi di smentire le bufale sul 2012.

Per non parlare delle minchiate su Nibiru o pianeta X, famosa bufala inventata da Sitchin, l’unico al mondo che vedeva le cose che tutti gli altri archeologi del mondo non riuscivano a vedere (per forza, erano nella sua fantasia interpretativa).
Inoltre, l’esistenza di questo fantomatico pianeta scientificamente è impossibile, in quanto le orbite attuali dei pianeti "interni" (Terra compresa) del sistema solare sono troppo stabili e non presentano anomalie (anche minime) in grado di supportare tale ipotesi. Ora per Sitchin & Co. L’ipotetico pianeta dovrebbe avere una massa da 2 a 5 volte quella della Terra ed essere lontano dal Sole da 50 a 100 unità astronomiche. Fino ad oggi nessun corpo celeste si è rivelato oltre l’orbita di Plutone; inoltre, si è dimostrato che le perturbazioni in parte possono essere derivate da errori di calcolo o da margini di imprecisione degli strumenti. Sono solo supposizioni dunque senza il minimo fondamento scientifico. in quasi cinque miliardi di anni (età stimata del Sistema Solare), i pianeti interni avrebbero dovuto avere tutto il tempo necessario per stabilizzare le loro orbite. Oggi le orbite planetarie sono perfettamente conosciute e soprattutto, MOLTO STABILI. Non ci sono anomalie gravitazionali tali da giustificare la possibile presenza di un gigantesco oggetto celeste sconosciuto. Tutte le (piccolissime) anomalie che si registrano sono perfettamente spiegabili con le attuali tecnologie e conoscenze e nulla fa supporre la presenza di altri pianeti (addirittura più grandi di Giove).
Il Sistema solare non è una sorta di "club astrofico" dove si entra o si esce, o a cui si possono aggiungere membri ogni qualvolta qualcuno senza il minimo fondamento scientifico, ma solo in base a proprie considerazioni, propone ciclicamente la "nuova sensazionale scoperta".

 

3276407960_b21bb09121

 

PRIMO:
Intanto cominciamo con il dire che i Maya avevano un concetto ciclico della storia e non lineare come noi occidentali.
Questo vuol dire che i cicli si chiudevano e ricominciavano. Inoltre i cicli avevano una durata completamente diversa e variavano in base alle diverse rivoluzioni planetarie.
Per cui parlare di catastrofe finale o di giudizio universale per i Maya sarebbe assolutamente inutile Così come usare il termine "profezia". I Maya non prevedevano una fine del mondo, ma il concludersi di un ciclo.
La data 21 dicembre 2012 è stata calcolata da noi occidentali. In realtà il tempo per i Maya era calcolato in modo diverso. Per questo motivo c’è chi parla del 21, chi del 25 e chi cita altri giorni. In realtà una vera corrispondenza tra il calendario Maya e il nostro è molto difficile da fare. Per cui non ha senso darsi "una data di scadenza
SECONDO
Non ha alcun senso credere che qualcosa succederà in base alla presunta fine un calendario di un popolo primitivo.
TERZO
Non è vero che le profezie Maya si sono avverate (parlane con persone esperte dei Maya e ti rideranno in faccia per questa bufala).
Le chiamano profezie, ma in realtà sono calcoli matematici basati sul transito dei pianeti… e dopo tutto, ogni cosa è ciclica…
Non è possibile prevedere il futuro.
Le presunte profezie dichiarate avverate, sono sempre tarocche, manipolate e corrette dopo l’evento.
O certe son talmente vaghe che potresti adattarle a qualsiasi evento.
QUARTO
Considerando che sono millenni che sciamani, veggenti, astrologi ed imbroglioni (l’ultima parola racchiude le precedenti) sparlano a vanvera di futuro, ed in maniera volutamente fumosa ed incomprensibile a priori (vedi Nostradamus, caso classico), per semplice calcolo delle probabilità qualche ‘profezia’ la avranno pure beccata….
Il problema è che, facendo previsioni fumose, sfruttano il ‘difetto’ innato nel nostro cervello di ‘adattare’ la previsione ai fatti realmente accaduti, quindi ci sembra che il grado di accuratezza sia molto superiore al reale.
In più, noi tendiamo a ricordare le prove ‘positive’ (quello che ci sembra azzeccato) e non quelle ‘negative’, e quindi…….
QUINTO
Si parlava delle stesse cose del 2012 già per anni passati ma per date diverse…
SESTO
C’è un vastissimo marketing dietro al 2012, che sta facendo guadagnare moltissime persone
SETTIMO
I Maya, come tanti popoli dell’antichità, avevano occhi per guardare e come tutti erano incuriositi dal cielo. Avevano notato che la posizione delle stelle si ripeteva nel corso del tempo e avevano creato i loro calendari: ne avevano uno civile, uno religioso e uno per il conteggio nel lungo periodo. Quest’ultimo, che serviva a misurare il tempo lungo i secoli, misurava cicli di 1.872.000 giorni, cioè circa 5126 anni, la distanza che c’è tra l’11 agosto 3114 a.C. e il 23 dicembre 2012.
Cosa succederà in quella data, quindi? Finirà il mondo? Più prosaicamente la data finale, da cui poi il calendario ricomincia, coincide, non a caso, con un solstizio d’inverno, che i Maya riuscivano a prevedere poiché con ogni probabilità conoscevano il fenomeno della precessione degli equinozi.
Dunque, credo proprio che possiamo dormire sonni tranquilli: non so cosa succederà il 23 dicembre 2012, ma di sicuro non finirà il mondo solo per via di un solstizio d’inverno.
La cosa buffa è che queste previsioni vengono puntualmente disattese (le statistiche parlano chiaro: 100,00% di insuccessi), ma nonostante questo la gente è disposta a crederci ogni volta…

 

apocalypse_080703_mn

 

Voi cosa ne pensate? Leggetevi forum.cosenascoste.com e poi scrivete qui sotto al post un vostro commento.

Renzo

Post

ogni Sabato al Centro Vaikuntha! (e ogni Domenica)

In Agenda, Bologna, Bologna & Ghiotti, Costume & Società, Cucina & Salute, I.S.K.CON, Karma, ReMa2007.net, meditazione on 28 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

festadomenica-thumb

Oltre alla consueta Festa dell Domenica,
ogni sabato ore 17 ci sarà una Festa
con canti di mantra, conferenza e
rinfresco vegetariano
.
Tutte/i sono invitati a partecipare.
Pre-annunciare la propria presenza:
0516569588-3283643539(ancheSms)Centro.Vaikuntha@gmail.com

Post

Episodi in Streaming di Candy Candy

In Costume & Società, Radio & Tv, ReMa2007.net on 27 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk


video streaming di tutti gli episodi della serie

Candy Candy Streaming 

1. Il compleanno di Candy
2. Il pic-nic di Candy e Annie 
3. Addio Annie
4. Una lettera di Annie 
5. Addio amici 
6. Il principe sulla collina 
7. Non sembro una signora? 
8. Un felice invito 
9. Una meravigliosa festa da ballo 
10. Dalle stelle alle stalle 
11. Il regalo di Annie 
12. Dolce Candy 
13. Un nuovo amico 
14. Caro vecchio albero 
15. Una decisione infelice 
16. Viaggio in un paese sconosciuto 
17. Nell’arido selvaggio West 
18. La croce della felicità 
19. Un viaggio difficile 
20. Candy è felice 
21. Ali d’amore 
22. Anthony non mi lasciare 
23. Il primo appuntamento
24. Il mio Anthony 
25. Coraggio Candy
26. Papà albero sa tutto
27. Un dono degli angeli 
28. Il dolore di Candy 
29. Una partenza piena di speranza 
30. Una lunga traversata
31. Candy a Londra
32. Un’altra collina di Pony 
33. Una strana allieva 
34. Una lettera di Pony 
35. Una bellissima domenica
36. Annie torna a sorridere 
37. Un incontro inatteso 
38. Il segreto di Terence 
39. Il tesoro di Patty 
40. È facile uscire di prigione 
41. La festa di maggio ———–> Link megavideo 
42. Un pic-nic a mezzanotte ———–> Link megavideo 
43. Scuola estiva sul lago 
44. I vincoli del sangue 
45. La festa di Iriza ———–> Link megavideo
46. L’estate è finita Link megavideo
47. La diabolica trappola di Iriza Link megavideo
48. Fra quattro gelide pareti 
49. La grande decisione di Terence 
50. Candy lascia il collegio 
51. La lunga strada verso il porto 
52. La famiglia Carson ———–> LINK VEOH 
53. L’alba al monte Rodnay 
54. Il porto di Southanmpton ———–> LINK VEOH 
55. I due clandestini ———–> LINK VEOH 
56. La tempesta ———–> LINK VEOH 
57. Sandra 
58. Candy torna alla casa di Pony 
59. Un’insegnante poco severa 
60. Jimmy se ne va 
61. La grande decisione
62. Verso una nuova vita 
63. Uno strano esame 
64. Un’infermiera sbadatella 
65. Un’allegra infermiera
66. Lo zio William 
67. Chi è Mina? 
68. Quando i fiori appassiscono 
69. Ricordo di una rosa 
70. Il segreto di Tom 
71. Un marinaio in collina 
72. Un paziente speciale 
73. Scoppia la guerra 
74. Una grande città: Chicago 
75. A casa Andrew 
76. La piccola casa sull’albero 
77. Michael 
78. L’armonica di Terence
79. Dietro i riflettori 
80. Un breve incontro 
81. Un incidente 
82. Charlie ———–> LINK VEOH 
83. Un fantasma gioca a carte 
84. Una partenza improvvisa 
85. La famiglia Hamilton 
86. Albert ha perso la memoria 
87. L’esame 
88. Un’infermiera diplomata 
89. La scomparsa di Albert 
90. Una casa a Chicago 
91. Due cuori lontani ———–> LINK VEOH 
92. La decisione di Stear 
93. Un simpatico Cupido 
94. Un viaggio movimentato 
95. La Florida 
96. Preparativi 
97. New York 
98. La sera della prima 
99. Separazione 
100. Ritorno a casa 
101. Una traccia di memoria 
102. Una croce sulla collina di Pony 
103. Un viaggio pericoloso 
104. Grey Town 
105. Arthur 
106. Margot 
107. Due bravi cuochi 
108. Il telegramma 
109. Lacrime di un piccolo cow-boy 
110. Neal 
111. Albert riacquista la memoria ———–> LINK VEOH 
112. Il tranello 
113. Stear 
114. Matrimonio a sorpresa 
115. La verità ———–> LINK VEOH

da www.ludicer.it

Post

il Corriere intervista Renzo

In Arte & Cultura, Bologna, Costume & Società, Diario, Helga Schneider, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Renzo Samaritani Schneider, Writers on 25 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

DA OGGI IL MIO LAVORO CONTINUA ANCHE E SOPRATTUTTO SU

www.ReMa2007net.tk ed in particolare vi invito a cliccare su "blog 2" ("blog 1" è un altro mio & di MaxiBoy blog su WordPress)

Renzo SamaritaniSchneider

Renzo SamaritaniSchneider intervistato dal Corriere della Sera – Agosto 2008

clicca qui

«Mamma, non ti imbarazza?». «Cosa?». «Questa intervista». «No, mi hanno intervistata in moltissimi».

La storia alla fine si ripete sempre. Dalla madre ci sia allontana spesso. E dalla madre si ritorna, a un certo punto. Le si chiede di raccontare il suo passato per capire il proprio presente. La storia che si ripete di generazione in generazione.
In modo ciclico. Ma alcune storie sono più complicate di altre, più dolorose, e allora il ciclo che si ripete si conficca nell’anima come un coltello. Perché non può non fare la differenza che la donna che Renzo Samaritani intervista dopo un lungo periodo di silenzio e di distacco sia la scrittrice Helga Schneider. A sua volta figlia di un passato pesante e di una madre che l’aveva abbandonata all’età di quattro anni per entrare nelle SS e prestare servizio come guardiana nei campi di sterminio nazisti, ultimo dei quali Auschwitz-Birkenau. Così come Helga nel ’71, dopo trent’anni di distacco, parte da Bologna (dove era andata a vivere ventenne con il marito incontrato in Italia), ritrova la madre anziana a Vienna e scopre che la lasciò piccolissima per seguire la (mai rinnegata) fede nazista, anche Renzo ha da poco «ritrovato» le sue radici.
E all’età di 40 anni può dire con serenità: «Adesso ho una madre». Perdonata solo da poco per aver raccontato a tutto il mondo, attraverso i suoi libri, quella storia sconvolgente. Atutto il mondo, ma non a lui. Che solo nel ’95, attraverso l’opera prima della madre, Il rogo di Berlino, viene a conoscenza delle sue radici. Scoprendosi improvvisamente il nipote della guardiana di Auschwitz e il figlio di una dei bimbi ospiti del Führer nel bunker di Berlino. «Ero già fuori casa dall’85 — racconta Renzo — e con mia madre i rapporti erano interrotti da tempo, ma quando scoprii la verità non le perdonai di avermi lasciato fuori dal suo passato. Era anche il mio passato». Poi tre anni fa si è presentato a casa della madre, ha conosciuto prima la scrittrice, poi la donna, infine la mamma. L’avvicinamento lento di «un’artista prussiana severa» con un «mezzo prussiano», dice Renzo, emozionato nel parlare per la prima volta «in qualità di figlio di Helga Schneider».
Adesso che si è riconciliato con il passato della madre, scrittrice fin da ragazzina, ormai un caso letterario, Renzo è diventato il suo più intimo collaboratore. Cura con la scrittrice il nuovo blog (http://helgaschneider.wordpress.com) dedicato a lei. Ma soprattutto a lei e a lui. La loro storia che torna a intrecciarsi tramite la parola letteraria.
Renzo, un lavoro part-time da buttafuori in un locale notturno, gli stessi occhi blu della mamma e la stessa passione per la scrittura, vorrebbe infatti pubblicare qualcosa di suo. Intanto, scrive piccoli racconti sul blog. Dove il «pezzo» forte è l’intervista alla madre aggiornata periodicamente dopo le lunghe chiacchierate notturne. La storia che si ripete (e si ribalta).
L’intervista del figlio Renzo alla madre che arriva 30 anni dopo per riempire il buco nero lasciato alla scrittrice dalle domande che lei, a sua volta, fece alla mamma durante l’incontro raccontato in Lasciami andare, madre. Quell’agghiacciante momento in cui l’anziana ricorderà con atroce precisione la sua facoltà di vita e di morte sulle prigioniere ebree a Birkenau.
Una madre spietata che dice fiera: «Io resto ciò che ero». Da quel momento Helga Schneider si distaccherà per sempre da lei: il suo passato. Aspettando il ritorno del figlio Renzo: il presente che ha riempito quel buco nero.

Daniela Corneo

Post

Intervista a mia madre, Helga Schneider

In Arte & Cultura, Bologna, Costume & Società, Diario, Helga Schneider, Massimiliano Deliso, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Renzo Samaritani Schneider, Writers, in primo piano on 25 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Il seguente testo è l’intervista originale che io feci a mia madre nel 2005.
Renzo Samaritani Schneider

—————————————-

Ciao. Cominciamo dalla foto?
Quale foto?
La foto della casa che mi hai inviato via mail.
Cos’ha quella foto e quella casa?
Non so, una certa atmosfera. Ma forse perché l’avevi descritta nel tuo libro “L’usignolo dei Linke”
Si, è la casa dei miei nonni paterni in Austria sul lago Atter. I nonni materni non li ho mai conosciuti.
Dimmi della casa

Dopo la guerra e il dopoguerra abbiamo lasciato Berlino e la Germania e siamo rimpatriati in Austria perché mio padre era austriaco. Prima siamo stati a lungo in un campo profughi a Lubecca, alla fine siamo arrivati a Salisburgo con un convoglio merci viaggiando in una carrozza che di solito trasportava bestiame. Da Salisburgo abbiamo preso un treno regionale e poi un trenino panoramico che ci ha finalmente lasciati in un paesino che si chiama Attersee, dove ci attendevano i nonni paterni. Ricordo ancora la sera in cui siamo arrivati. Il nonno ci aspettava alla piccola stazione con la bicicletta sulla quale caricava la nostra unica valigia. Era già buio, forse le nove di sera. Abbiamo camminato lungo la strada che costeggia il lago e ad un certo punto c’era una curva e dietro la curva il nonno ha detto: “Guardate là, quella é la nostra casa.” Non scorderò mai quel momento. C’era la luna piena e la facciata dell’edificio spiccava dalla campagna come se fosse fosforescente. Eravamo emozionati.
E poi?
Là ci aspettava la nonna. L’avevamo vista l’ultima volta a Berlino sei anni addietro. Era una nonna fantastica e io piangevo dalla gioia di rivederla. Eravamo affamati e lei aveva preparato una cena come non l’avevamo mai gustata prima. Sai, durante la guerra non c’era quasi niente da mangiare e nel dopoguerra nemmeno. Anche al campo profughi abbiamo sofferto la fame nera.
Cosa vi aveva preparato la nonna?
Coniglio arrosto, purea di patate, un’insalata di cetrioli. Il nonno teneva i conigli nelle gabbie in cortile. C’era anche il latte del contadino accanto. Non avevamo mai prima bevuto del latte. Conoscevamo solo il latte in polvere. Eravamo ingordi di cibo. Eravamo bambini affamati quasi fin dalla nascita.
E poi cosa avete fatto?
La casa in origine era un rifugio per boy scout, poi era rimasta priva di un qualsiasi uso e i nonni erano stati incaricati a fare i custodi. Sopra c’erano ancora le camerate e mio fratello e io abbiamo dormito sui pagliericci, ma era divertente. Dormivamo come sassi. La prima mattina dopo il nostro arrivo mi sono svegliata presto e sono corsa al balcone e ho visto il lago! Sono scesa le scale e c’era profumo di caffelatte e di un dolce che aveva preparato la nonna. La nonna mi ha stretta nelle sue braccia e ha detto: finalmente siamo di nuovo insieme. Poi é entrato il nonno e ha voluto mostrarci l’altalena che aveva preparato per noi molto prima del nostro arrivo, ancorando le corde a un grosso ramo di una vecchia quercia.
E poi?
E’ sceso anche mio padre e la nostra matrigna, mia madre ci aveva abbandonati quando avevo 4 anni. La matrigna non mi voleva bene, ma ormai avevo i nonni e pensavo che non dovessi soffrirne mai più. Siamo andati ad ammirare l’altalena e mio fratello ha fatto subito delle storie, è salito sopra in piedi ed è caduto. Non si é fatto niente, ma la scenata di pianto non finiva più. Dopo la prima colazione sono andata giù al lago, sai, confinava proprio con la casa, e ho fatto il bagno. Non era proprio stagione da fare il bagno, ma l’acqua mi tentava troppo. Era tiepida e si vedeva il fondo sabbioso. Poi è arrivato mio fratello che mi ha preso in giro per le mie mutande bianche. Mentre stavo ancora litigando con lui é arrivato mio padre con la matrigna. Lei mi ha subito sgridata dicendo che ero la solita indisciplinata. Avrei dovuto chiederle il permesso di scendere a riva. Mio padre non ha aggiunto una sola parola, lui era sempre dalla parte della moglie.
Pare che con la tua matrigna non sei mai andata d’accordo…
Mai, fin dal primo momento in cui mio padre l’ha sposata a Berlino. Dopo che mia madre se ne era andata, si occupava di me e mio fratello la nonna paterna che ci amava e che noi adoravamo. Con l’avvento della matrigna abbiamo perso la nonna che se ne era ritornata in Polonia. Mio padre e la seconda moglie si sono sposati nel 1942 in piena guerra. Per l’occasione zia Margarete, la sorella di papà, aveva dato una festicciola nel giardino della sua villa. Lei aveva sposato un uomo ricco. Ricordo la presenza di molti ospiti. C’era un buffet con delle tartine invitanti e mio fratello e io ci siamo riempiti la pancia. Alla fine mio fratello é quasi caduto nella piscina vuota, qualcuno lo ha pescato al volo. Il giorno dopo mio padre é ripartito per il fronte e noi dovevamo stare con la matrigna. Fra me e quell’estranea c’è stata subito una grande ostilità e lei ha fatto presto a scaricarmi in un istituto di rieducazione per bambini difficili. Era una specie di Lager dove ci picchiavano per un nonnulla e dove ci facevano quasi morire di fame. Lì per poco non sono morta.
Cosa ti ha lasciato dentro questa donna, questa matrigna?
Lei nei miei confronti è sempre stata una persona gelida. Anche mio padre, che amavo molto, é sempre stato gelido con me. Entrambi mi hanno lasciato una specie di ipersensibilizzazione alle persone dal carattere o dall’atteggiamento gelido. Mi mettono a disagio.
Tu hai amici con questa caratteristica?
Ho un’amica che è la persona più positiva che tu possa immaginare, ma che mi trasmette un senso di gelo. Anche uno dei miei più cari amici dotato di grandi virtù, a volte mi trasmette un senso di freddezza. E invece sto bene e sono rilassata con persone calorose. Mia nonna paterna era una donna calorosissima. Ti si scioglieva il cuore solo a guardarla.
Come era Attersee?
Idilliaca!

Quanto tempo siete stati al lago con i nonni?
Circa tre anni, e sono stati i più felici di tutta la mia vita. Dopo Berlino, la guerra, le bombe e la terribile fame, e nel dopoguerra ancora la fame e i due mesi nel campo profughi a Lubecca dove si doveva tirare ancora la cinghia, per noi la vita sul lago nella casa dei nonni era come se fossimo arrivati nel paradiso.
Poi sarete andati a scuola?
Si. La scuola si trovava al paese su una lieve altura. Durante la guerra avevo perso più di un anno e ad Attersee mi sono trovata in una classe con bambini più piccoli di me. Ricordo ancora l’edificio della scuola, nel 1998 sono tornata là e ho fotografato la porta. Era sempre la stessa, pesante porta, anche se l’hanno verniciata di un marrone luccicante. Sono riuscita ad andare dentro. Naturalmente non c’era più il gabinetto che ricordavo. A suo tempo era uno di quelli che si usavano in campagna,con il piano di legno e il buco nel mezzo. Insomma, dal quale tutto cascava giù nella fossa del liquame. Dalla finestra del gabinetto si vedeva la chiese che si trovava proprio di fronte…
Mi sembra che siate arrivati ad Attersee in autunno. Cosa ricordi?
Ah, il giardino dei nonni con i peri selvatici dei quali il nonno faceva il mosto. C’era un fitto tappeto di foglie marce e ricordo ancora quello strano odore. Il lago che era bellissimo, calmo e un po’ malinconico. Ma era bello sempre, specialmente quando era in tempesta. A me e a mio fratello il lago agitato piaceva moltissimo e ci mettevamo nel capannotto in fondo al pontile, era una specie di piccolo Blockhaus, e osservavamo le onde che andavano su e giù come cavalli imbizzarriti, e le barche a vela attaccate alle boe che ondeggiavano come se fossero ubriache. Anche d’inverno il lago ci dava tante emozioni.
Gli anni sul lago non ti hanno avvicinato un po’ a tuo padre?
Mio padre per tutta la vita é rimasto per me un estraneo. Io gli volevo molto bene, era una bella persona anche esteticamente. Disegnava da dio ed era un pittore di grande talento. Purtroppo aveva un carattere chiuso, rigido, sembrava sempre lontano con i pensieri. Non mi ha dato mai un bacio, una carezza. Mi ha toccata una sola volta, successe a Berlino in un’occasione speciale. Dopo non é mai più accaduto.
Cosa ricordi delle estati sul lago?
Ricordo molto sole, eravamo abbronzatissimi. Durante la prima estate io volevo subito imparare a nuotare. Il nonno mi allettava con le gomme da masticare. Era una novità che veniva dall’America, le vendevano nell’unica bottega di alimentari che esisteva al paese. Erano grosse gomme rosa dal sapore di fragola. Per ogni dieci metri che osavo nuotare dove non toccavo il nonno mi regalava quattro gomme. Ogni volta che guadagnavo quattro gomme mio fratello pretendeva la metà senza essersele guadagnate. Quando avevo imparato a nuotare dove non toccavo, con una ragazza che viveva nei pressi e con la quale avevo fatto amicizia facevamo gare di nuoto e ci esercitavamo nei tuffi. Avevamo anche una piccola barca a remi ma dovevo remare sempre io perché mio fratello batteva sempre la fiacca. Quando gli faceva comodo era sempre il fratello piccolo. Ma era molto carino, proprio un bel ragazzetto.
Peter
E quando non eravate sul lago, come vi divertivate?
Il nonno ci aveva costruito una capanna sulla vecchia quercia, vi si accedeva da una scala di legno. Aveva il tetto impermeabilizzato. Stavamo là dentro e parlavamo, spesso venivano anche i bambini dei dintorni e capitava che eravamo molto fitti nella capanna. La nonna usava allungarci la merenda, ce n’era sempre per tutti quanti. Preparava certi dolci con le ricette polacche o boeme, lei era nata in Boemia.
Non c’era nemmeno una nuvola su questo idillio che mi stai descrivendo?
Vorrei poter dire di no, ma la nuvola c’era ed erano i miei rapporti con la matrigna.
Di nuovo?
Un problema mai risolto. Appena lei usciva dalla visuale dei nonni cercava di avvilirmi con mille critiche, e palesemente era sempre dalla parte di mio fratello. Come a Berlino, quando facevamo una birbonata, e ne combinavamo delle belle, lei attribuiva la colpa sempre a me insistendo con i nonni che mi punissero. E poi continuava con quella cosa avvilente di dirmi, quando nessuno poteva sentirci, che ero uguale a mia madre. Per me era un’offesa atroce. Si era parlato mai apertamente del motivo per il quale mia madre ci aveva abbandonati, ossia per fare la guardiana in un campo di sterminio, ma intanto io lo sapevo. Forse un giorno a Berlino la nonna mi aveva detto la verità. La nonna non aveva mai nascosto la sua estrema antipatia per la nuora, la definiva una poco di buono e usava espressioni anche peggio che non posso ripetere.
I nonni come si comportavano quando tu e tuo fratello facevate delle marachelle?
Eccoli
Quando Peter e io ne combinavamo una insieme ritenevano giusto che fossimo puniti entrambi. Ma mio fratello tendeva sempre a dare la colpa a me e la matrigna gli credeva. Così la punizione toccava solo a me con le aspre proteste dei nonni. Si creavano situazioni molto tese ed era un gran peccato. Potevamo essere tutti felici in quella casa e invece no. Anche i nonni avevano sofferto, erano stati cacciati via dalla Polonia come cani rognosi e noi – be’ – tu sai cosa abbiamo passato a Berlino durante la guerra. Anche mio padre, di indole pacifista e antimilitarista, era ancora traumatizzato dall’esperienza del servizio militare assolto in Germania per via dell’annessione dell’Austria, sebbene gli era andata abbastanza bene. Poiché la sorella della nostra matrigna lavorava alle dipendenze del ministro Goebbels era riuscita ad evitare che fosse mandato in Russia. Si trovava di stanza in un luogo non troppo lontano da Berlino assegnato al servizio della contraerea.
Quindi il soggiorno sul lago aveva anche i suoi lati negativi?
Come tutte le cose al mondo, nulla é perfetto. Ma io continuo ad essere grata di avere avuto questi pochi anni, tuttora é un ricordo che mi riscalda. Era un posto così bello e dopo la guerra, che ci aveva tolto ogni cosa, ora ci sembrava di avere tutto: i nonni amorevoli, il cibo, il giardino, l’altalena, la capanna sull’albero, la libertà, i divertimenti e questo lago che per me resta il più bello del mondo.
Ma poi tutto finì… come successe?
Mio padre era un artista, l’inizio della sua promettente carriera come pittore era stata distrutta dal nazismo, ad Attersee aveva trovato all’approdo dei vaporetti un lavoro come manovale, ma questa cosa lo rendeva molto infelice. Lo vedevo ritornare a casa con le mani sciupate. Mio padre aveva mani bellissime, da creativo, da persona sensibile, e mi dispiaceva per lui. La mia matrigna però non si rassegnava al fatto che rimanessimo ad Attersee, confinati in un paesino che lei chiamava mortorio, perché era nata e cresciuta in una metropoli, ovvero a Berlino. Fu per lei che alla fine lasciammo la casa dei nonni per trasferirci altrove.
Come ci riuscì?
Un giorno la matrigna lesse su un giornale, che pubblicava offerte di lavoro, l’annuncio di una grossa industria tessile che cercava un designer. Uno che ideasse disegni per tende, tovaglie, fazzoletti eccetera. Ricordo ancora il giorno in cui, tornando da scuola, la nonna ci ricevette con una strana faccia.
Perché?
Aveva saputo che la nuora, ossia la nostra matrigna, aveva risposto all’annuncio.
Al posto di tuo padre?
Esatto. Infatti quelli invitarono mio padre a produrre alcuni disegni di prova e di spedirli alla fabbrica. Allora mio padre e la matrigna andarono col trenino al capoluogo per comprare tutto il necessario, ovvero fogli da disegno, pennelli, tempere eccetera. Papà si mise al lavoro sul grande tavolo in cucina e alla fine spedì il rotolo.

Furono accettati?
Trascorse un po’ di tempo e mio padre pensava che non fossero stati accettati, ma poi arrivò la lettera dall’azienda che gli offriva un impiego fisso compreso un appartamento nell’area della fabbrica. Per fortuna l’appartamento doveva essere ancora terminato per cui il trasloco era stato fissato solo per settembre, così potevamo goderci l’ultima estate sul lago. Avevamo tanti amici, eravamo un bel gruppetto. Peter e io andavamo con la nostra barca a remi lungo la riva per far loro visita. Attaccavamo la barca al loro pontile, tutti avevano un pontile, alcuni erano piccoli, altri più grandi, ma tutti lo avevano, e stavamo lì con i nostri amici a nuotare insieme o a fare tanti giochi diversi. Io ero quella che inventava sempre nuovi giochi.
Eri una specie di leader?
Si, qualcosa del genere. Avevo molta fantasia, un cervello sempre in attività. Un giorno inventai una specie di giochi olimpionici, li organizzammo sul grande prato di una casa di amici, una casa che, come quella dei nonni, confinava con il lago. Eravamo una quindicina di ragazzi, ci divertivamo un mondo con le nostre olimpiadi. Facevamo gare di tuffo, di nuoto normale e in immersione, di canottaggio, di salto in lungo e in alto, di ginnastica e tante altre discipline. C’era un segretario che annotava ogni cosa su un foglio, prendevamo tutto terribilmente sul serio. Ci mettevamo molto impegno e tanto entusiasmo.
Al giorno d’oggi nessun bambino si divertirebbe più in questo modo.
Il fatto é che oggi i bambini hanno ogni genere di giocattoli, spesso anche molto costosi e sofisticati, ma dopo un po’ se ne stancano. Hanno perso il gusto del vero gioco e lo trovo molto triste. Il vero gioco é fantasia, finzione, idea, immaginazione e – perché no – anche sogno.
Avendo letto il tuo libro “L’usignolo dei Linke” mi accorgo che hai saltato il racconto del ragazzo Kurt che ha trascorso con voi un’estate sul lago.
E’ vero, ma dovrei aprire un capitolo a parte perché é una storia molto intensa e non potrei “tirare via”, come si dice in gergo letterario.
D’accordo. Ma peccato. Quindi – la vita sul lago finì. Come ti sentivi?
Ancora una volta sradicata. Guarda, dover lasciare Berlino é stato per me un trauma. Questa città, che avevo vista morire, mi era rimasta nel cuore ed é tuttora così. Ho rivisto Berlino dopo decenni e avrei voluto condividere questa emozione con certe persone, una sei tu. Ma all’epoca non era possibile. Questioni familiari. Oddio, sempre le nostre questioni familiari… non se ne viene fuori. Comunque, ho rivisto Berlino in compagnia di uno staff della Rai, e poi c’era anche mia cugina e suo marito. La seconda volta sono ritornata con una cara amica insieme a una troupe di Mediaset. Infine l’ho visitata di nuovo con gli amici Daniela e Umberto. Mi avevano fatto un regalo. Hanno preso il treno insieme a me perché io non posso viaggiare in aereo.
Prima o poi a Berlino ci porti anche me?
Certo, se lo desideri…
E in Slesia dove sei nata? In quel paesino che si chiama…
Steinberg, Kreis Goldberg… Ora é Polonia. No, lì sarà difficile che possiamo andare. Ma ti faccio vedere una foto del paesaggio dove sono nata. E’ stata scattata proprio nella regione Goldberg.

Bellissima! Un paesaggio molto romantico
Già. Non é poi troppo cambiato da allora.
Torniamo ad Attersee… Allora, partire dal lago ti ha reso triste
Di più. Come ti dissi prima, mi sentivo di nuovo sradicata. E poi dovevo lasciare i nonni che mi volevano bene. Il pensiero di dover di nuovo convivere con la matrigna mi terrorizzava perché non ci sarebbero più stati i nonni a proteggermi. Temevo che mio padre ancora una volta non sarebbe stato dalla mia parte e non mi sbagliavo.
Dove vi siete trasferiti?
(Foto Sankt Johann im Pongau)
A Sankt Johann im Pongau nel lontano salisburghese in una valle circondata da monti e ghiacciai. La fabbrica si trovava in una zona abbandonata da Dio dove non c’era nemmeno un negozio. L’appartamento era bello, al pianterreno in un lungo edificio che ospitava una ventina di famiglie che lavoravano nella fabbrica. Noi avevamo anche un giardinetto, ma io ero terribilmente triste. Dovevamo fare ogni giorno circa quattro chilometri avanti e indietro per poter andare a scuola. E poi, io non volevo la montagna ma il lago. Volevo l’amore dei nonni e non la freddezza di mio padre e l’ostilità di sua moglie. Mi sentivo molto infelice.
Col tempo sei riuscita ad ambientarti?
No, per niente. Ero infelice e basta e con la matrigna non andava affatto bene. Io cominciavo a respirare solo dopo che lei era uscita di casa.
Non ti inventavi più dei giochi?
Ero così triste e addolorata per essermi dovuta dividere dai nonni e dal lago che forse proprio per disperazione inventavo nuovi giochi. Era autunno e nei giardinetti degli altri inquilini c’erano tanti fiori, soprattutto astri, e questo mi allietava un poco, ma per il resto mi sentivo spaesata. Per fortuna là c’erano tanti bambini e cercavo di fare amicizia con tre ragazzine che avevano più o meno la mia età, ricordo ancora i nomi: una si chiamava Helga come me, l’altra Irmi e la terza Heinrike. C’erano altre ragazzine ma erano troppo piccole. Ho cominciato presto a organizzare giochi in riva al fiume Salzach, ancora mi stupisce il fatto che nessuno dei genitori temesse che qualcuno di noi potesse cascare nel fiume e annegare. Era un corso d’acqua piuttosto impetuoso. Poi ho organizzato un teatrino con piccole rappresentazioni, naturalmente tutto era molto buffo e improvvisato, ma tutti i bambini se ne appassionavano. Ricordo anche che costruivamo, con scarti di mattoni ed altro, una casetta nella quale potevano trovare spazio sei o sette ragazzi.
(Il fiume Salzach. Giocavamo sulla sua riva…)
Curiosa la storia della casetta costruita con scarti di mattoni eccetera. Li a cosa giocavate?
Be’, lì dentro era davvero uno spasso. Si giocava a mamma e papà. Quante liti mentre si assegnavano i ruoli! Tutti volevano essere mamma o papà perché potevano comandare. A volte tiravamo a sorte. Si faceva finta di preparare il pranzo con veri pentolini e materiali come sabbia, terra, acqua e certe vernici da muro che avevamo scoperto nel cantiere abbandonato. Quando era brutto tempo ci ritiravamo là dentro ed era ancora più divertente.
Poi venne l’inverno e imparai a sciare. A due passi dal Wohnhaus, é così che si chiamava la casa costruita per gli impiegati della fabbrica, c’erano dei calanchi che ci servivano come pista. Erano piuttosto ripidi ma io mi ci buttavo giù con gli sci con una certa incoscienza.
Costruimmo anche un trampolino e ci esercitavamo nel salto, sempre con gli sci. Facevamo certi salti tremendi da romperci il collo.Una mattina non si poteva aprire la porta di casa perché c’erano due metri di neve. L’intera Wohnhaus era sepolta. Dalla fabbrica chiamarono qualcuno del Comune che ci liberasse. Questi spalarono per ore. Per due giorni non potemmo andare a scuola. In quel frangente sperimentammo un altro gioco. Salivamo su certi pali che orlavano la strada e ci buttavamo nella neve alta a volo d’angelo.
E il rapporto con la tua matrigna?
Pessimo, come sempre. Devi sapere una cosa: subito dopo la guerra i tedeschi potevano autocertificare molte cose perché buona parte della popolazione aveva perso tutto compreso i documenti, e lei aveva colta l’occasione dichiarando che mio fratello era suo figlio naturale. Io restavo naturalmente solo la figliastra. Il fatto é che io sapevo fin da Berlino che lei non era la nostra vera madre. Quando quella vera se ne era andata di casa, io avevo 4 anni e la ricordavo molto bene, mentre mio fratello aveva solo 19 mesi e non rammentava nulla di lei. Tornando al mio rapporto con la matrigna, là in montagna lei mi dimostrava con ogni mezzo che non mi voleva e mi picchiava per ogni nonnulla con una gruccia, un vezzo che aveva già a Berlino. Ma lo faceva di nascosto perché, anche se mio padre non era affettivamente presente nella mia vita, ma certamente non avrebbe voluto che lei mi picchiasse. Mi angosciava terribilmente restare sola con lei. Una volta mio padre dovette assentarsi per due giorni perché l’azienda lo aveva mandato a una Fiera tessile a Vienna, e io ero così terrorizzata del fatto di rimanere alla mercé della matrigna che mi venne una specie di vomito nervoso. Quando vidi ritornare mio padre mi misi a piangere dal sollievo. Si era creata una situazione molto brutta fra me e la moglie di mio padre e ad un certo punto mi inventai una vendetta. Dopo che per l’ennesima volta era riuscita a picchiarmi all’insaputa di mio padre andai da mio fratello e gli spiattellai che lei non era la nostra vera madre. Lei mi aveva minacciata fin da Berlino di non rivelare mai questa cosa a mio fratello.
Lui come reagì a questa notizia?
Io lo feci giurare che non mi avrebbe tradita con lei, ma poco dopo, come succedeva spesso, litigai con mio fratello e allora corse dalla matrigna dicendole che gli avevo detto che lei non era la nostra vera madre. Successe il finimondo. Ricordo che, fu un pomeriggio sul tardi, lei si imbestialì come mai prima urlando che ero una schifosa bugiarda e aggiungendo che ero uguale a mia madre, cattiva, bugiarda e meschina. E me le suonò duro con la solita gruccia. Ma il giorno dopo a scuola durante l’ora di ginnastica la mia insegnante si accorse dei lividi che avevo sulle braccia e sulle cosce e mi chiese come me li ero procurati. Allora mi misi a piangere e mi sfogai con lei. Le raccontai del mio disastroso rapporto con la seconda moglie di mio padre e le dissi anche il fatto che non era la nostra vera madre. La matrigna fu convocata a scuola e da quel momento fra me e lei c’era l’odio puro. Lei decise di allontanarmi una volta per tutte da casa e convinse mio padre di farmi internare in collegio. Lui fu d’accordo e per questo da quel momento in poi ce l’avevo anche con lui.
Quindi ti misero in un collegio?
Già. Si trovava sul lago Waller e, anche se non era il mio amato lago Atter, lì non ero infelice.
(Il mio collego “Seeburg” sul lago Waller. La freccia, sopra a destra, indica la finestra del mio dormitorio)

Chi ti ci portò?
Al collegio? La matrigna. Ad onore della verità, lei si era data da fare con grande entusiasmo a mettere le iniziali su tutte le mie cose, calze, mutande, pullover, vestiti… Si vedeva che era felice di potersi liberare di me.
Tuo fratello non seppe mai che la matrigna non era la vostra vera madre?
Si, lo imparò quando stava preparando i documenti per sposarsi. All’anagrafe gli dissero che il suo certificato di nascita era un’autocertificazione e che doveva richiedere l’originale al Comune dove era nato. Così scrisse a Berlino Pankow e glielo inviarono. Figurava il nome di nostro padre, ma al posto di quello della matrigna si leggeva quello della nostra vera madre.
Mamma mia… lui come reagì?
Fu uno shock. Era stato ingannato per tutta la vita dalla donna che aveva creduto sua madre. Da allora il loro rapporto si raffreddò. Ma anche quello fra mio fratello e nostro padre, perché lui si era reso complice di questo imbroglio.
Incredibile… Ma raccontami del collegio. Come ti trovavi?
All’inizio fu un po’ duro. Ero così giovane e avevo già cambiato tanti luoghi… Il collegio era del genere misto, c’erano ragazzi e ragazze. Il primo giorno, fu l’inizio di un nuovo anno scolastico e anche di una nuova stagione del collegio, il direttore fece un lungo discorso e circa alla metà dovevo andare in bagno, ma non ebbi il coraggio di fiatare perché tutti fissarono in silenzio l’uomo che parlava e per poco non me la feci addosso.
Poi riuscisti ad ambientarti?
Si, abbastanza in fretta. Al mattino facevamo tutti quanti colazione insieme e poi a scuola che si trovava al paese che si chiamava Seekirchen. Infine di nuovo ritorno al collegio, si pranzava in due turni, poi si doveva andare nella sala-studio per fare i compiti. Il direttore era una bravissima persona, se qualcuno aveva difficoltà con lo studio lui era sempre disponibile a dare una mano.
Che personale c’era oltre al direttore e sua moglie?
C’erano due cuoche e due donne per le pulizie. Inoltre c’erano due istitutrici per i maschi e una per tutte le femmine. Naturalmente fra maschi e femmine nascevano delle storie, ma tutto a livello platonico. Ricordo una grande soffitta dove erano sistemati i nostri armadietti. Dopo cena si andava su per scegliere il vestito, le scarpe e la biancheria per il giorno dopo. Là ci scambiavamo i bigliettini con il nostro “amoroso” e viceversa. Funzionava così: ti arrivava un biglietto e un ragazzo ti scriveva: vuoi stare con me? E tu scrivevi si o no. Se era si cominciava un vivace scambio di letterine ed era molto divertente. Capitavano anche dei tradimenti. Un ragazzo si innamorava di un’altra e allora ti comunicava: ora sto con Helene o con Anna e basta. Cambio di guardia.
Avevate del tempo libero?
Si, dopo i compiti potevamo uscire dal collegio e andare giù al lago o dove volevamo. Andavamo anche a spasso per la campagna, i dintorni erano molto belli. Naturalmente si formavano dei branchi. Alla fine di maggio cominciavamo a fare il bagno nel lago. Tutti sapevamo nuotare. Avevamo anche a disposizione delle barche a remi.
D’inverno come vi divertivate?
Si sciava. C’erano dei calanchi meravigliosi. E poi c’era il giornalino del collegio.
Avevate un giornale?
L’avevo fondato io e feci lavorare tutti. Tutti volevano collaborare e abbiamo creato una piccola redazione. Chi scriveva poesie, chi di sport, chi articoli sulla vita al collegio o anche altre storie, qualcuno disegnava. C’era anche un ragazzino che produceva fumetti a puntate. Era un bellissimo passatempo e anche costruttivo. Io ero la direttrice e mi stimavo. Questo piccolo potere mi stimolava. Mi sentivo qualcuno. Mi sentivo una persona dopo che per anni la mia matrigna mi aveva solo considerata la quinta ruota del carro, oppure un insetto molesto che la infastidiva.
Non andavi mai a casa?
Si, per le vacanze natalizie e quelle estive. Ma non mi sentivo a mio agio né con la matrigna né con mio padre né con mio fratello che mi trattava come se fossi un’intrusa nella sua vita di apparente figlio unico. Infatti c’erano subito delle liti con lui. Non voleva che toccassi le sue cose e per poter entrare nella sua stanza dovevo chiedergli il permesso.
Ma poi sarai tornata dal collegio per sempre…
Infatti. Quando tornai definitivamente dal collegio perché avevo raggiunto i limiti d’età, ovvero sedici, mi ritrovai in un ambiente ostile che mi faceva stare male. Intanto, nel frattempo c’era stato un trasloco e ora si abitava in un villaggio a circa sette, otto chilometri da Salisburgo, ma più che mai mi sentivo di troppo e il rapporto con la matrigna, se fosse possibile, era peggiorato. Poi decisi che non l’avrei sopportata oltre.
Cosa volevi fare?
Una sera, la matrigna e mio padre erano andati a fare una passeggiata, rubai dei soldi in casa, buttai la mia roba in un borsone e scappai prendendo l’ultima corriera per Salisburgo.
Là conoscevi qualcuno?
Dopo il ritorno dal collegio mio padre mi aveva chiesto che cosa intendevo fare o studiare, e risposi che desideravo intraprendere studi che in futuro mi permettessero di fare la giornalista o la scrittrice.
Ti assecondò?
No. Ancora una volta decise la matrigna. Mi iscrisse a un istituto commerciale a Salisburgo che odiai subito, andavo avanti e indietro con la corriera. In quella scuola avevo fatto amicizia con una ragazza e raggiungendo Salisburgo la chiamai da una cabina telefonica. Mi invitò di andare a casa sua. Aveva una madre molto comprensiva che mi offrì di restare là per alcuni giorni, ma a patto che mi sarei data da fare per trovare una camera in affitto e possibilmente anche un lavoretto. A quel tempo era relativamente facile, bastava volere.
Lo hai trovato? Intendo camera e lavoro?
Mi sono presentata in una birreria e mi hanno presa mezza giornata per lavare e asciugare i bicchieri e fare un po’ di pulizie. Prima mi trovai un lavoretto in una birreria. Lavavo i bicchieri e facevo un po’ di pulizie. All’epoca tutto era ancora molto semplice e se volevi trovare un lavoro lo trovavi, anche senza tanti permessi. Bastava la carta d’identità. Avevo anche il diritto a due pasti.
Poi trovasti anche una camera?
Si. Ero andata un po’ in giro, poi mi piacque una piccola mansarda in una villetta a due piani a duecento metri dal centro storico. C’era anche un giardino con dei gatti e la padrona ogni tanto mi allungava un pezzo di Pfannkuchen, una specie di grossa frittata.
Tuo padre non ti venne a cercare?
Ci mise un bel po’ prima di presentarsi davanti alla porta della mia camera. Era molto freddo e disse che non sarei dovuta scappare, che ero stata maleducata. Mi chiese cosa volevo fare: tornare a casa o cercare di sbrigarmela da sola? Risposi che volevo sbrigarmela da sola.
Ti lasciò andare?
Si, mi lasciò andare.
Quanti anni avevi
Diciassette.
E come te la cavavi?
Terminai con grande fatica l’istituto commerciale che odiavo, ma mi dissi che, visto che ormai ero l’unica responsabile di me stessa, avere in mano un diploma mi avrebbe dato la possibilità di trovare un impiego decente. Infatti, finiti gli studi fui assunta dalla Siemens-Schuckert-Werke. Ormai avevo rinunciato a intraprendere studi idonei per fare la giornalista, o qualcosa del genere, perché mi sarei dovuta trasferire a Vienna e non me lo potevo permettere. Intanto tirai avanti imparando la stenografia Babelsberg e a battere a macchina dicendomi che, se davvero volevo diventare una scrittrice, forse sarebbe bastato continuare ad allenarmi come avevo sempre fatto. Scrivevo fin dai dodici, tredici anni. Ho dovuto cambiare tante scuole, ma i miei temi erano sempre stati letti in classe.
Non sei andata a cercare i tuoi nonni sul lago Atter?
No, perché il nonno era morto di un tumore e mio padre e suo fratello avevano ricoverato la nonna in una casa di riposo per anziani. Io ho sempre pensato che le atrocità della guerra, la cacciata dalla Polonia, l’esserci tutti ritrovati e infine la nuova disgregazione della famiglia abbiano duramente provato la psiche e la resistenza fisica dei miei nonni finché il corpo del nonno ha ceduto alla malattia e pochi anni dopo anche il cuore della nonna non voleva più reggere.
Ti sei fatta qualche amica a Salisburgo?
Feci amicizia con un collega della Siemens, Richard, che praticava il canottaggio. Durante i fine settimana andava sul lago Waller dove si trovava il suo Ruderclub, un Club di canoisti. Presto cominciò a portarmi con sé sulla sua Lambretta italiana e mi insegnò a tenermi in equilibrio sulla sua barca singola e a non rovesciarla in acqua. Lì si riunivano anche altri giovani di entrambi i sessi che si allenavano su barche a due, a quattro o a otto. Dormivamo nell’edificio del Club, ognuno si portava da casa le provviste. Era una casa di legno. Al pianterreno c’era il deposito delle barche e al piano rialzato si trovava un soggiorno, una cucina e le camerate con i letti a castello. Le ragazze da una parte e i ragazzi dall’altra. I più anziani controllavano che non succedessero cose vietate tra le femmine e i maschi.
Richard era solo un collega o…
Solo un collega. Era fidanzato e frequentava la sua ragazza durante la settimana. Lei detestava tutto ciò che aveva a che vedere con l’acqua, non le piaceva né il nuoto né il canottaggio e nemmeno il lago. Ne aveva una specie di allergia fisica e mentale. Una cosa molto strana.
Lei sapeva che Richard ti portava al suo Club?
No, non l’ha mai saputo.
Cos’altro succedeva nella tua vita in quel periodo?
Mi misi in testa di fare l’attrice.
Davvero?
Si. Feci domanda per avere una borsa di studio che con mia grandissima sorpresa mi fu accordata. Mi licenziai dalla Siemens e cominciai a frequentare il corso di regia e arte drammatica al Mozarteum. I soldi della borsa di studio erano pochi e così tornai a lavare per alcune ore al giorno i bicchieri in una birreria. Feci la comparsa in quasi tutti i film che giravano a Salisburgo e d’estate posavo per Kokoschka durante la sua Sommerakademie che il grande artista aveva fondato nel 1953 sulla fortezza Hohensalzburg, che sovrasta la città ed é il simbolo di Salisburgo.
E l’amore? Non stavi con nessuno?
Dopo che mi fui licenziata dalla Siemens, l’amicizia con Richard si allentò e poi finì. Cercai di inserirmi nel gruppo del corso, ma trovai molte difficoltà. Mi sentivo un po’ come Cenerentola. Quasi tutti i compagni di studio erano figli di papà ed erano mantenuti dalle famiglie. Le ragazze erano vestite all’ultima moda mentre io mi aggiustavo qualche straccetto comprato al mercatino dell’usato. A tale scopo avevo affittato una macchina da cucire Singer, quelle che si mettevano sul tavolo perché non avevano il pedale. Per farla andare si doveva azionare una manovella.
Tra i ragazzi del gruppo non c’era nessuno che si interessasse a te?
Si, c’era uno. Io facevo la preziosa e lui, forse proprio per le mie resistenze, si dette da fare per conquistarmi. Ma dopo gli stupri ai quali avevo assistito da bambina a Berlino, quei russi che nella nostra cantina avevano violentato due adolescenti, io avevo problemi con l’altro sesso. E quando la storia giunse al dunque – insomma, hai capito – mi venne la crisi.
Che tipo di crisi?
Di pianto, di tutto. Mi misi a tremare come una foglia. Ebbi un attacco di panico. Il ragazzo si spaventò e filò via.
Un po’ vigliacco direi…
Diciannove anni, era giovane. Ma la cosa brutta fu che spifferò la mia défaillance ai nostri compagni di studio e da quel momento fui considerata un’handicappata. Intendo sessualmente.
Una cosa… molto triste
Si, molto triste. Ma capivo anche che avevo un problema serio.
Lo superasti?
Ti dico come…Un giorno una ragazza, anche lei aveva affittato una camera nella stessa casa dove abitavo ancora, mi invitò al veglione di San Silvestro dei pompieri. Suo zio era un pompiere e le aveva dato due biglietti d’ingresso. Era una festa mascherata e scelsi di vestirmi da Angelo azzurro. Sai, la Dietrich nel famoso film di Sternberg… Là conobbi un ragazzo che mi fece subito una corte tremenda. Era di Parigi e insegnava inglese e francese alla Berlitz-school. Cominciammo a frequentarci e pian piano con lui riuscii a superare il mio problema. Aveva ventun anni, era un ragazzo fantastico. Si chiamava Pierre.
Finalmente una buona notizia
Fu una gran bella storia. Frequentavamo il Café degli artisti che si trovava di fronte al Mozarteum e a due passi dal teatro stabile di Salisburgo. Era il nostro grande punto di riferimento. Potevamo trattenerci per ore davanti a un coca e rum, un caffè o un bicchiere di Burgunder senza che nessuno ci mandasse via. Il locale era frequentato da pittori, ballerini, attori, studenti… C’era un juke box sempre aggiornato con le canzoni in auge all’epoca, io andavo matta per Elvis Presley. Ad esempio “Its now or never”. Elvis era enormemente famoso in Austria.
Oltre a studiare e a lavorare nella Bierhaus e frequentare i corsi dell’accademia, e Pierre a insegnare alla Berlitz, vi rimaneva tempo per stare insieme e divertirvi?
In realtà io ero molto più occupata di Pierre. Lavoravo, mi aggiustavo gli straccetti, studiavo, mi esercitavo nella scrittura su una macchina per scrivere Remington che avevo preso a noleggio, e poiché gli studenti dell’accademia potevano usufruire di forti riduzioni sul prezzo dei biglietti, almeno tre volte alla settimana andavo a teatro e Pierre mi accompagnava, anche se doveva pagare il prezzo intero.
I tuoi non ti cercavano mai?
No. E io non cercavo loro.
Con Pierre tutto filava liscio?
Finché suo padre non gli ordinò di tornare a Parigi. A causa mia non si era più mosso da Salisburgo e sua madre non ce la faceva più a non vederlo. Allora decise di andare per un po’ a casa. Quindici giorni, venti. Mi assalì subito il terrore che non potesse ritornare. Così gli dissi che sarei andata con lui. Chiese con quale denaro. Avevo appena riscosso i soldi della borsa di studio e decisi che li avrei usati per Parigi. Prima lui si oppose, ma poi la spuntai io e partimmo insieme.
Come andò?
Quando scendemmo al Gare du Nord avevo l’impressione di sognare. Mi accorsi subito dell’eleganza delle parigine in contrasto con le austriache. Temetti di sfigurare, ma Pierre mi tranquillizzò. Per fortuna all’epoca avevo un fisico snello e ben fatto e qualsiasi cosa mi mettessi addosso mi stava bene. Prima di partire avevo comprato un paio di scarpe italiane con il tacco a spillo, e mi sembrava di essere abbastanza presentabile. Fui come ubriaca di entusiasmo e curiosità.
Ti portò a casa sua?
Fin da Salisburgo Pierre aveva telefonato alla sorella pregandola di ospitarmi in un primo momento. Lei abitava al terzo piano di un magnifico palazzo e i genitori occupavano l’attico. Era una famiglia ricca, possedevano tre boutique nel centro di Parigi. Andammo da sua sorella e lei ci promise che avrebbe preparato il terreno con i genitori. Insomma, informandoli che Pierre era venuto a Parigi con la sua ragazza. L’appartamento della sorella era bellissimo, non avevo mai visto nulla di simile. Lei mi offrì la cena e mi preparò il letto nella stanza degli ospiti. Pierre intanto si sistemò nell’attico nella sua vecchia camera da ragazzo. Il giorno dopo però arrivò la delusione.
Che successe?
Quando i genitori seppero che Pierre era venuto a Parigi con me, diedero in escandescenze. Naturalmente avevano immaginato che a Salisburgo frequentasse qualche fanciulla, ma che se la sarebbe portata a Parigi andava al di là della loro comprensione e dei loro piani. Innanzitutto erano decisi a non fare più ripartire il figlio, perché intendevano inserirlo finalmente nelle loro attività; ma il secondo motivo fu più grave. Alcuni loro parenti stretti erano morti in un campo di sterminio nazista e il pensiero che Pierre mi potesse tenere con sé a Parigi fu per i genitori inaccettabile. Mai con un’austriaca o con una tedesca, il che per loro era praticamente la stessa cosa.
Ma tu durante il nazismo eri una bambina e non avevi colpa dei crimini di Hitler…
La sorella aveva tentato di farglielo capire, ma non c’era stato nulla da fare. I genitori proibirono a Pierre di farsi vedere in giro con me.
Lui come reagì?
Cedette. Dovetti trasferirmi in un alberghetto da due soldi. Un posto squallido, orribile. Pierre veniva a trovarmi di nascosto e mi portava un po’ in giro per farmi conoscere Parigi. Ma l’incanto si era rotto.
E poi?
Una mattina mi buttò giù dal letto, saranno state le sette. Fui preoccupata, non fiutai nulla di buono. Mi portò a fare colazione in un bistrò, fuori dalle finestre c’era un cortiletto carino con molti uccellini in grosse gabbie. Facevano un gran concerto… Poi venne la botta: i suoi genitori gli avevano imposto un aut-aut: se ritornava con me a Salisburgo sarebbe stato diseredato e loro avrebbero interrotto ogni rapporto con lui.
Che decisione prese?
Di restare a Parigi. Nel frattempo io cominciai a essere a corto di denaro e dovetti comunque decidere di ripartire. Fu uno dei momenti più tristi della mia vita. Feci il lungo viaggio da sola senza mangiare nulla su un treno non troppo veloce. Ci mise un’eternità. Ero terribilmente triste. Una volta arrivata a Salisburgo mi chiusi nella mia camera e rimasi per diversi giorni sdraiata sul letto digiunando e riflettendo su come avrei potuto ammazzarmi. Ma non trovai alcuna soluzione. Non possedevo un’arma e mi vergognavo di presentarmi in una farmacia e comprare due scatole di sonniferi, il commesso avrebbe subito drizzato le orecchie. Poi venne l’affittacamere a bussare per vedere se non fossi morta. Scoppiai a piangere e lei mi consolò. Mi regalò un uovo di cioccolato dell’anno passato che era anche un po’ rancido, ma era la prima cosa che mangiavo dopo Parigi. Ci misi un bel po’ a riprendermi. L’unica ragazza dell’accademia con la quale avevo fatto amicizia insistette affinché riprendessi gli studi. Nel frattempo però, visto che ero partita senza avvisare la Bierhaus, loro avevano preso un’altra studentessa e per continuare senza borsa di studio dovetti cercarmi un nuovo lavoretto. Lo trovai al Suchdienst della Croce Rossa.
Che cos’era?
Facevano ricerche sui dispersi in Russia. Dovevo tenere aggiornate le cartelle dei richiedenti. Due volte alla settimana arrivavano dei vestiti usati che la Croce Rossa raccoglieva per i poveri, ed ebbi il permesso di scegliere qualcosa che mi piaceva. A casa poi lo adattavo con la solita Singer a manovella.
Trovasti un nuovo ragazzo?
No. Mi legai solo a un compagno di studio dell’accademia, un ragazzo bellissimo: alto, biondo, occhi azzurri, figura atletica. Era gay e gli altri non lo capivano. Era un po’ isolato. Ma una volta confidatosi con me diventammo grandi amici. Fu con lui che ad un certo punto lasciai Salisburgo per trasferirmi a Vienna.
Come mai?
Lui si era diplomato mentre io avevo abbandonato poco prima perché non ce la facevo più a mantenermi su due fronti: frequentare la scuola per diverse ore al giorno, a volte sette, otto, inoltre, se si allestiva un lavoro teatrale (era il lato pratico dello studio), anche nel pomeriggio. Come ti avevo già detto, gli altri erano quasi tutti figli di papà per cui non avevano problemi di denaro, mentre io non avevo alcun sostegno familiare, né materiale né psicologico/affettivo. Il mio amico, ora non ricordo il suo nome, ma chiamiamolo Sigfrido, sperava di ottenere un contratto come attore a Vienna dove le possibilità erano maggiori che nella piccola Salisburgo. Anch’io, malgrado non avessi compiuto gli studi, mi illudevo che, presentandomi alle audizioni, qualcuno si sarebbe convinto del mio talento.
Quindi partisti?
Partimmo con pochissimi soldi in tasca. La madre di Sigfrido piangeva, lei era vedova e lui figlio unico. Io naturalmente non avevo nessuno che piangesse o si preoccupasse per me. Decidemmo di fare l’autostop. Fummo fortunati. Ci diede un passaggio un camionista. Arrivammo a Vienna che era quasi sera.
Poi che successe?
Prima di partire Sigfrido aveva telefonato a una vecchia zia che abitava a Vienna chiedendole se fosse stata disposta a ospitarlo per i primi tempi. Lei aveva acconsentito. Arrivando alla capitale lui la chiamò da una cabina telefonica. Disse che era venuto a Vienna insieme alla sua fidanzata, ovvero io, pregandola di dare ospitalità anche a me. Ma lei disse di no. Se fossimo stati sposati sì – ma solo fidanzati no. Era una che andava tutte le mattine in chiesa.
Allora cosa faceste?
Telefonammo a un nostro ex compagno di studio dell’accademia di Salisburgo che si era diplomato due anni addietro stabilendosi in seguito a Vienna. Era riuscito a inserirsi in un certo giro del cinema, piccole parti ma intanto era un inizio.Volevamo pregarlo di ospitarmi per qualche giorno. Ma rispose il tizio che gli aveva affittato l’appartamento dicendo che il signor Fuchs era fuori Vienna per le riprese di un film e che sarebbe ritornato l’indomani. A quel punto non sapevamo cosa fare.
Sigfrid si sistemò dalla zia?
Si. E io andai alla stazione termini di Vienna presentandomi alla sede dell’Esercito della Salvezza.
Cosa?
Hai sentito bene. Non avevo alcuna intenzione di andare in un albergo intaccando il piccolo gruzzolo di denaro di cui disponevo. Mi accolse una donna molto gentile. Potevo lavarmi, poi mi assegnò un posto letto in una sala piena di brande, ognuno separata dalle altre con tende. Dormii malissimo perché lo stanzone era pieno e tutt’attorno c’era un gran russare, sibilare, sospirare e tossire. Non vedevo l’ora che arrivasse mattino. Poi alla luce del giorno mi accorsi del disastro.
Che era successo?
Ero coperta di macchie rosse e gonfie. Quella branda era *infestata dalle cimici.
Poverina… eri proprio sfortunata. Cosa facesti?
Chiamai Sigfrido che arrivò dopo circa un’ora. Lo attesi seduta su una panchina vicino alla stazione. Ero avvilita, avevo fame e non mi sentivo tanto bene. Sigfrido fu inorridito quando mi vide in quello stato, ma nello stesso tempo mi fece coraggio. Andammo in una farmacia e comprammo una pomata per le macchie. Poi ci sedemmo in un Cafè, andammo in fondo dove c’era poca luce, e facemmo colazione. Eravamo piuttosto demoralizzati. E c’era la preoccupazione per la notte a venire.
Come andò avanti?
Dopo andammo un po’ in giro per Vienna e verso mezzogiorno provammo a chiamare Fuchs. Era appena arrivato. Si dimostrò molto disponibile e ci diede appuntamento in un piccolo ristorante. Voleva invitarci a pranzo, era davvero carino. Ci indicò il posto. Si trovava in una stradina laterale della Kärntnerstrasse. Lo aspettammo davanti per quasi un’ora. Alla fine arrivò e anche lui rimase impressionato dalle mie macchie. Quasi non lo riconoscevamo più. Aveva la barba, diceva per esigenze di copione, ed era molto elegante. Anche lui scelse un tavolo un po’ appartato, probabilmente si vergognava un po’ delle mie macchie. Ci raccontò che dopo il piccolo ruolo che aveva nel film che stava girando, ne avrebbe avuto uno molto più importante per il quale aveva già firmato il contratto. Purtroppo verso sera doveva ripartire per Monaco, ma mi lasciò le chiavi del suo appartamento. Si raccomandò di entrare piano per evitare che il proprietario se ne accorgesse, perché era un tipo un po’ strano.
Quindi per quella notte eri sistemata?
Si e no.
Che successe ancora?
Riuscii a entrare nel portone senza che nessuno mi vedesse, e anche nell’appartamento. Era piccolo ma abbastanza decente. Accesi solo una piccola luce e mi muovevo piano in punta di piedi. Alla fine andai a letto e mi addormentai di colpo. Senonché nel cuore della notte fui svegliata da un tipo che mi scuoteva gridando: chi è lei? Chi é lei? Era il proprietario dell’alloggio. Urlava con gli occhi fuori dalle orbite. Aveva acceso tutte le luci e mi fissava come se fossi una criminale. Insomma, mi cacciò fuori. Mi ero messa a piangere e a pregarlo quasi in ginocchio di lasciarmi lì almeno fino al mattino, ma non ci fu niente da fare. Erano le tre di notte.
Mamma mia… dove andasti?
L’appartamento di Fuchs si trovava vicino alla stazione e, non avendo alternative, tornai alla sede dell’Esercito della Salvezza. Feci presente alla donna che la notte precedente mi avevano massacrata le cimici, allora lei mi assegnò un posto letto in una saletta piccola dicendo che i materassi delle brande erano nuovissimi per cui sicuramente esenti da insetti. E così fu.
Ma il giorno dopo?
L’idea venne a Sigfrido. A Vienna lui aveva anche un cugino più grande di lui di tredici anni che faceva lo scultore. Era molto noto e così bravo che l’Accademia di Belle arti a Vienna gli aveva messo a disposizione uno studio. Si chiamava Roland, ricordo ancora il nome. Insomma, Sigfrido gli telefonò più che altro per chiedergli dei consigli su dove avrei potuto sbattere la testa. Ci invitò ad andarlo a trovare nel suo studio.
Come andò?
Lo studio era grande e pieno di luce. Era ricolmo delle sue opere. La proposta era che gli facessi da modella per una nuova scultura che intendeva realizzare; in cambio potevo dormire su un letto di fortuna sistemato in una stanzetta adiacente allo studio. C’era anche un piccolo bagno con water e lavandino. Lui conviveva con una donna e dopo il lavoro nello studio tornava a casa da lei. Ma anche in questo caso la condizione era che non mi dovevo far scoprire. Lo studio non aveva l’abitabilità. Nel frattempo, diceva, insieme a Sigfrido mi avrebbero cercato una cameretta da qualche parte.
Accettasti?
Non avevo proprio nessun’altra alternativa.
Quella sera dormivi nello studio?
Sì, e se ci ripenso mi vengono ancora i brividi. Poiché non dovevo accendere le luci, lo studio rimase al semibuio ricevendo solo un lieve bagliore esterno dai lampioni che rendeva l’atmosfera sinistro, lugubre. L’ambiente era pieno di opere che assumevano nella semioscurità forme mostruose. La prima notte non chiusi occhio, avevo una paura tremenda. Mi addormentai verso l’alba e quando giunse Roland mi sentii distrutta. Lui mi portò del tè caldo e due paste dolci. Poi subito al lavoro. Verso sera arrivò Sigfrido. Disse che era andato a vedere due stanze per me ma erano brutte e troppo care per le mie povere tasche.
Come procedeva la situazione?
Faticosamente. Di notte ero terrorizzata, di giorno posavo per Roland che era un lavoratore instancabile. Posare poi era durissimo. Tre quarti d’ora difilato restando immobile con un quarto d’ora di pausa. Lui era molto severo e si arrabbiava quando non mantenevo precisamente la posa.
Ma ti pagava?
No, vitto e alloggio. Al mattino arrivava con il tè e le paste e alla sera prima di tornare a casa andava in una vicina rosticceria e mi comprava qualcosa per cena. Poi un giorno arrivò Sigfrido con la notizia che aveva trovato una cameretta per me. Era orribile, ma costava poco. Aveva un’entrata indipendente che dava su un ballatoio che puzzava di gatti.
Ma restavi con Roland?
Lo lasciai perché avevo trovato un lavoretto. Indovina dove?
In una birreria?
Esatto. Lavoravo solo alla sera dalle sette a mezzanotte. Così al mattino potevo battere con Sigfrido le agenzie teatrali. Facemmo diverse audizioni, ma con reciproco insuccesso. Nel frattempo avevo di nuovo noleggiato una macchina da scrivere e ricominciai con la scrittura.
E l’amore niente?
No. Invece successe una cosa: un’agenzia mi offrì di entrare in una compagnia teatrale che recitava nei Kellertheater, nei teatri sperimentali delle cantine, e mi ci buttai a capofitto. Ma c’era un neo: non pagavano. Ma potevo fare esperienza. Si recitava con grande passione in teatri minuscoli. Mi piaceva molto.
Come facevi con la birreria?
Dovetti rinunciare, ma trovai da sostituire una ragazza che aveva accompagnato ogni mattina una signora invalida per fare delle cure. Non mi trovai male. Era una donna anziana, ricca e sola, mi pagava bene. Ritornate a casa dopo le cure pranzavo con lei. Aveva una cameriera che si occupava della casa e della cucina.
E Sigfrido?
Ci eravamo anche iscritti al collocamento dello spettacolo come generici, e fummo chiamati diverse volte per fare le comparse in un film. Poi Sigfrido entrò nelle grazie di un… come lo si può definire? Capo comparsa? Insomma, quei due si fecero una storia e un giorno un regista importante si accorse di Sigfrido. Fu per via delle spinte del Capo comparsa. Ebbe dapprima un piccolo ruolo di caratterista e fu notato da un altro regista che gli offrì una parte da coprotagonista. A quel punto la storia con il Capo comparsa finì e Sigfrido si “fidanzò” con l’ultimo pretendente.
E la vostra amicizia?
Sigfrido cominciò a essere molto impegnato ed era spesso fuori Vienna. A poco a poco ci perdemmo di vista.
E tu?
Avevo il Kellertheater, la signora delle cure, ero riuscita ad affittare una stanza più decente nel centro di Vienna e scrivevo. Scrivevo racconti e anche romanzi. Cominciai a mandarli agli editori ma nessuno voleva saperne niente.
Povera Helga…
Poi la signora delle cure morì all’improvviso di un ictus. Presto rimasi senza denaro. Per poter recitare nella compagnia del Kellertheater avevo bisogno di un lavoro che mi desse da vivere. Fu un brutto momento. Per due mesi non riuscii a pagare l’affitto della stanza e rischiai di essere buttata fuori. In quel periodo Sigfrido ritornò a Vienna dove il fidanzato possedeva un appartamento di lusso. Lo incontrai per caso sulla piazza Graben. Andammo a bere un caffè insieme e lui si accorse che me la passavo male. Mi diede un assegno per aiutarmi. In un primo momento volevo rifiutarlo, ma lui insisteva. Allora lo accettai.
E l’amore?
Si, avevo conosciuto un italiano, proprietario insieme ai genitori di una grande gelateria. Naturalmente gelati italiani. Sarebbe diventata una storia d’amore molto importante, ci eravamo innamorati come due stupidi.
Ma le tue ambizioni?
Il denaro di Sigfrido stava finendo e un giorno incontrai in un’agenzia teatrale un uomo, una specie di agente, che mi offri una cosa curiosa. Un contratto in un night club-cabaret. Si chiamava e si chiama tuttora Moulin Rouge.
E cosa avresti dovuto fare?
Avrei dovuto annunciare in abito da sera il floor-show, avevo una bella voce soft da microfono. Era uno spettacolo di varietà, ma la maggior parte dei numeri erano strip-tease. Un po’ come al Maxim’s di Parigi. Lo spettacolo si svolgeva due volte alla notte: il primo alle undici e il secondo alle due.
Accettasti?
Ero in una miseria nera e il tipo indicò uno stipendio molto alto. Si, accettai. Mi dissi: rotto per rotto, e almeno mi tiro un po’ su di soldi.
E il Kellertheater?
Dovetti lasciare. Mi dolse molto, avevo l’impressione di abbandonare la mia ambizione più bella, ma non smisi mai di scrivere. Scrivevo racconti e romanzi, ma collezionai una serie di rifiuti da parte dell’editoria.
Come andò al Moulin Rouge?
Era terribilmente faticoso, le ore non finivano mai. Dovetti lottare duramente perché il padrone non mi imponesse ad andare ai tavoli.
Per bere con i clienti?
Già. Ma per questo c’erano le entraineuse e io tenevo duro. Non ne avevo alcuna intenzione. Anche alcune strip-tease-girls andavano ai tavoli. Alcune riuscivano a far consumare ai clienti dieci bottiglie di champagne in una notte, che poi non era champagne vero, si capisce. E riuscivano a buttare via la maggior parte del vino usando certi trucchi. Che poi sono gli stessi trucchi in tutti i night-club del mondo. Oltre allo champagne si facevano comprare le sigarette, i peluche, e potevano anche ordinare qualcosa da mangiare. Ad esempio una zuppa di Gulasch o Wiener Schnitzel con patate fritte. C’era una cucina molto organizzata.
Facesti amicizia là dentro?
Si, con una ragazza di Vienna. Faceva l’entraineuse. Non era sposata e aveva un bambino di quattro anni. Doveva mantenere il figlio e i genitori che lo crescevano. suo padre inoltre era invalido. A volte, quando finalmente uscivamo tardi dal Moulin Rouge, attraversavamo Vienna a piedi e andavamo fino giù al Danubio a prendere il sole. Tornavamo a casa circa all’una e poi a letto fino alla sera.
E il tuo amore?
Quello andava a gonfie vele. Una bellissima storia d’amore. Lui mi invitava spesso a pranzo nei ristoranti chic e mi faceva regali costosi che mi imbarazzavano. Oltre questo fra noi c’era un grande dialogo. Lui leggeva tutto ciò che scrivevo e lo commentava. Era una persona istruita che leggeva molto. Ricordo che, quando il Moulin Rouge era di chiusura settimanale, salivamo sulla sua macchina e andavamo fino al confine dell’Ungheria dove, vicino al Lago Neusiedler, che é situato per metà in Austria e per metà su territorio ungherese, si trovava un ristorante gestito da ungheresi. Ci piaceva molto la cucina ungherese dai sapori intensi, ad esempio il classico Gulasch. E’ uno spezzatino di manzo o carni miste che viene cotto per oltre un’ora in un soffritto di cipolla e strutto, condito con paprika, peperoni e pomodoro. Un piatto forte che pizzica moltissimo in gola. Lo si accompagna con un vino chiamato “Sangue di toro”. Un rosso corposo, buonissimo.
Mi sembra un bel ricordo…
Lo è. Rammento ancora nitidamente il paesaggio particolare che si attraversava andando verso quel ristorante. I grandi nidi delle cicogne sui tetti e le sterminate e solitarie superfici della steppa.
Al tuo amico italiano non dava fastidio che tu lavoravi al Moulin Rouge?
Certo, parecchio anche. Ma io rifiutavo la sua offerta di… come dire… mantenermi. Volevo provvedere a me stessa con le mie sole forze.
La tua famiglia?
Assente. Una volta telefonai a Salisburgo perché avevo bisogno di un documento che aveva mio padre, e in quell’occasione appresi che era morta la mia matrigna. Un po’ più in là papà si sarebbe sposato una terza volta con una donna divorziata con la quale pare fosse stato molto felice. Durante quella telefonata, mio padre fu molto freddo e distaccato, domandò cosa facevo a Vienna. Quando gli dissi di lavorare al Moulin Rouge fece un commento che mi ferii.
Come reagì?
Disse che fin dal momento in cui ero scappata di casa aveva temuto che prima o poi mi fossi messa su una cattiva strada.
Non gli spiegasti che annunciavi solo il programma?
No. Ero rimasta come gelata. Lo lasciai nella sua convinzione.
Come andò avanti a Vienna?
Niente teatro, avevo perso di vista Sigfrido, scrivevo, ma gli editori mi rifiutavano ogni cosa. Alla fine mi ero adagiata sul lavoro al Moulin Rouge, anche se non mi entusiasmava. Vedevo ogni notte molta gente, ma ad eccezione di quella ragazza che faceva l’entraineuse non legavo con nessuno. Anche con gli artisti del floor-show non c’era modo di fare amicizia, a parte il fatto che ogni quindici giorni c’era il turn over, ad eccezione di qualche strepitosa strip-tease che attirava molta clientela maschile.
Ma avevi il tuo amore…
Fino ad un certo punto.
Che successe?
In realtà avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava. Ad esempio, quando in ottobre la gelateria chiudeva la stagione, lui tornava con i genitori in Italia.
Ma come? Ti lasciava sola?
Be’… ritornava ogni mese per due o tre giorni, e questo fino ad aprile, alla riapertura della nuova stagione. Diceva che a casa doveva dare una mano al negozio gestito da sua sorella e da suo marito. Ma la sorella aspettava il terzo figlio per cui non poteva più rendersi utile alla bottega.
E invece? Intuisco un inghippo.
Naturalmente io soffrivo molto di tutte queste assenze, ma mi facevo coraggio e lo aspettavo. Una volta venne, mi caricò in macchina e facemmo un viaggetto insieme.
Dove andaste?
In Italia. Udine e dintorni. Fui entusiasta, mi piacque tutto: il paesaggio, la gente, la lingua, il cibo. Mi portò in diversi negozi e mi comprò una quantità di cose: borsa, scarpe, un cappotto color panna di un tessuto leggero e soffice, una vestaglia di seta e altro che non ricordo. Fui molto felice.
Sembra quasi che volesse farsi perdonare un torto che ti aveva fatto.
Qualcosa del genere, ma “torto” é dir poco.
Cosa fece?
Finalmente era tornata la bella stagione e lui era ritornato stabilmente a Vienna. E ricominciò il nostro rapporto come prima: si usciva quando si poteva, certo, il mio lavoro era molto limitante per i nostri incontri… E quando il Moulin Rouge era chiuso andavamo per i fatti nostri e spesso in quel locale vicino al confine ungherese di cui ti ho già raccontato. Insomma, si stava insieme. Ma un giorno successe una cosa sconvolgente.
Che cosa?
Come avevo sempre fatto in passato, feci il numero del mio amico per dirgli… non ricordo più cosa. Rispose sua madre ed era piuttosto scorbutica. Domandò che cosa volessi da suo figlio visto che era un uomo sposato.
Sul serio?
Già. Seppi così che tempo addietro aveva sposato zitto zitto in Italia la ragazza con la quale era fidanzato fin da quando avevano entrambi diciassette anni. L’aveva sposata ma lasciandola in Italia dove svolgeva la professione di pediatra. In un primo momento dopo l’annuncio di sua madre non volli crederci. Poi mi prese una tale disperazione che minacciai di uccidermi se non avessi potuto avere una chiarificazione con suo figlio e subito!
Lo incontrasti?
Si. Andammo con la sua macchina al Prater. Lui confermò tutto. Disse che amava me e non la donna che nel frattempo aveva sposato, ma che la pressione di entrambe le famiglie era diventata così forte che doveva mantenere la promessa di sposarla. Chiesi perché me lo aveva tenuto nascosto, perché non era stato sincero. Rispose che aveva temuto di perdermi. Naturalmente la conversazione non si svolse così come te l’ho raccontato ora, io urlavo, piangevo, ero fuori di me dal dolore e dalla disperazione.
E lui?
Quando mi ebbi un po’ calmata mi fece una proposta: voleva aprirmi un negozio di articoli italiani intestandolo a me.
In sintesi ti propose di essere d’ora in poi la sua amante?
Qualcosa del genere.
E tu?
Rifiutai. Ero troppo orgogliosa per accettare. Mi feci riaccompagnare a casa, andai al lavoro e feci una proposta a quella amica che faceva l’entraineuse.
Quale?
Di fare un viaggio in Italia. Sperando che la distrazione mi avrebbe aiutata a superare il primo shock.
Lei fu d’accordo?
Sì. Dimenticavo: poco prima di quella catastrofe, un piccolo editore aveva finalmente accettato un mio romanzo e mi aveva perfino dato un anticipo. Non era tanto, ma fu la somma che decisi di spendere per il viaggio. Ma il romanzo non fu mai pubblicato perché l’editore fallì. Mamma mia, avevi tutte le disgrazie.
Già. Alla fine partiste?
Sì. Il direttore del Moulin Rouge era arrabbiato, non voleva concedermi il necessario periodo di vacanza, ma me lo presi di prepotenza.
Come andò il viaggio?
Bene. A Verona davanti a un juke box incontrai il mio futuro marito. Disse di essere bolognese e di trovarsi lì in trasferta di lavoro. Andammo a ballare insieme, io con lui e la mia amica con un suo amico. Fui molto infelice per la storia finita con l’italiano, ma cercai di divertirmi. Poi proseguimmo il viaggio e il ragazzo bolognese mi diede il suo numero di telefono pregandomi di chiamarlo sulla via del ritorno. Mi offrì di fermarmi qualche giorno a Bologna ospite a casa sua. Mi raccontò della sua numerosa famiglia, tanti fratelli e sorelle e una mamma-chioccia che era un’ottima cuoca.
Lo facesti? Ti fermasti a Bologna?
Prima io e la mia amica proseguimmo il viaggio per altre città italiane, ma ad un certo punto la persi per strada.
Come sarebbe a dire?
Lei incontrò un tipo ricco di Rapallo che semplicemente la portò con sé.
Così d’ambe?
Si. Mi sentii tradita da lei, ma pare che il loro fosse un colpo di fulmine. Non ho mai saputo come era poi finita quella storia. dopo tutto lei aveva a Vienna i genitori e il bambino. Ma se ne partirono per Rapallo. Il tizio chiese se volevo andare con loro, ma ero troppo arrabbiata e proseguii per Roma. A Roma incontrai dei viennesi che conoscevo per via del Moulin-Rouge. Trascorremmo insieme delle bellissime giornate. Una sera andammo in un locale dove cantava Peppino di Capri. Mi dissero che era un cantante famoso.
Poi sulla via del ritorno ti fermasti a Bologna?
Si. Conobbi la sua numerosa famiglia. Mi sembrò un nido caldo, accogliente. Lui non volle farmi ripartire. Volle fidanzarsi con me.
Vi fidanzasti?
Si.
Ma lo amavi?
Mi piaceva molto, era un bel ragazzo, un cuore d’oro. Si era subito molto innamorato di me. Dal canto mio pensavo che a Vienna non mi aspettava nessuno e che lui mi offriva appunto un nido caldo. Imparai ad amarlo presto, era un ragazzo bello e molto buono. Un giovane uomo a posto. Onesto, affettuoso.
Lui diventò mio padre…
Si. Era orgoglioso di questo bambino mezzo austriaco e mezzo italiano. Ma non erano tempi facili, anzi, tutto si complicò dolorosamente, ma questa è un’altra storia.
Lui morì troppo presto, era ancora giovane.
Grazie di questa intervista, mamma.
Grazie a te.

FINE

Post

Helga Schneider su Vanity Fair

In Arte & Cultura, Bologna, Comunicazioni / Servizio, Costume & Società, Diario, Helga Schneider, Libri, Personaggi, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Renzo Samaritani Schneider, Writers, in primo piano, recensioni on 25 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

clicca qui per il pdf completo

oppure 09-2009-Se-questa-e-una-donna

vanity-fair-2009

clicca qui per il pdf completo

Autore: Helga Schneider
Pagg. 216
Narrativa
In libreria dal: 01/10/2009

Cerca la libreria più vicina a te

 

IL LIBRO

"Stava lì, l’aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l’uniforme impeccabile… Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: «Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d’ora in poi farai la puttana per cani e porci»."
Così racconta l’anziana Frau Kiesel all’ambiziosa scrittrice Sveva, dando voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all’interno stesso dei campi di concentramento, con l’ipocrita e falsa giustificazione di voler limitare l’omosessualità tra i deportati. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi – spesso veri e propri relitti umani – che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall’umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciare quella tragedia fecero di tutto per nasconderla e seppellirla dentro di sé.
In questo nuovo capitolo della memoria storica personale e collettiva, Helga Schneider continua a dare testimonianza di ciò che è accaduto perché non si ripeta mai più, e a rendere un coraggioso omaggio alle donne che in tutti i tempi e in tutti i luoghi subiscono la violenza degli uomini, delle leggi, della Storia.


I GIUDIZI

"In questa estrema e affermata individualità, in questo riconoscersi parte di un destino collettivo e momento di un percorso originale e irripetibile, con un ‘di più’ di sofferenza che apre spazi a una maggiore consapevolezza, Helga ricorda piuttosto – come atteggiamento psicologico, non certo come esperienza né pensieri – Anna Frank."
Marcello Flores, l’Unità


UN BRANO

"La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma nel 2009 avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri.
Ma come si sarebbe potuta arginare questa deriva durante il nazismo, quando si raccomandava alla gioventù la brutalità come dimostrazione di forza e coraggio, e la prostituzione forzata, ovvero una micidiale forma di violenza, faceva addirittura parte delle strategie politiche del governo di Hitler?"
Helga Schneider


L’AUTORE

La biografia di Helga Schneider è ampiamente nota, come i suoi libri: Il rogo di Berlino, Porta di Brandeburgo, Il piccolo Adolf non aveva le ciglia, Lasciami andare, madre, L’usignolo dei Linke, Io, piccola ospite del Führer. Per Salani ha pubblicato Stelle di cannella (Premio Elsa Morante ragazzi 2003), L’albero di Goethe e Heike riprende a respirare.


DELLO STESSO AUTORE

L’ALBERO DI GOETHE
STELLE DI CANNELLA
LA BARACCA DEI TRISTI PIACERI
HEIKE RIPRENDE A RESPIRARE

http://www.salani.it/sal-scheda.asp?idlibro=3229&titolo=LA+BARACCA+DEI+TRISTI+PIACERI

Commenti disabilitati

Post

53.BIENNALE DI VENEZIA 2009 FRAGILE NATURE IN FRAGILE LOCATION PER LA REPUBBLICA DI LETTONIA

In Arte & Cultura, Costume & Società, ReMa2007.net on 24 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

(già postato in www.Italo-Baltica.it)

Del micro padiglione disagiato e disagiante allestito dalla Repubblica di Lettonia a Venezia per la 53. Esposizione Internazionale d’Arte, scrivo con cognizione di causa e per averlo visitato nel giorno della sua inaugurazione, presenziando alla cerimonia della sua presentazione con più oratori microfonati, come è possibile verificare osservando le foto scattate da Corrado Corradi per conto della Associazione Culturale Italo Baltica.
É stato pagato dal Cultur Capital Foundation of Latvia, longa mano del Ministero della Cultura lettone. Procurato dalla agenzia di servizio Arte Communications, la stessa agenzia che ha procurato si-profit le sedi per i padiglioni allestiti a cura di Helena Demakova non ancora Ministro della Cultura, a cominciare dalla Biennale 1999.
Posizionato in una calle stretta 185 cm. e lunga 40 passi transitata prevalentemente dai residenti nei paraggi: un padiglione costituito da tre vani (50 mq. complessivi) inadatti ad ospitare 20-30 visitatori contemporaneamente, inaugurato radunando le poche persone intervenute sulla fondamenta (marciapiede veneziano) più vicina dietro l’angolo.
Assente Paolo De Grandis, l’agente di Arte Communications. Assente la „co-commissioner“ aggiunta Paivi Tirkkonen moglie finlandese del De Grandis. Assente la giornalista lettone accreditata Inga Steimane del Kulturas Forums, presente altrove in altro vernissage. Non rappresentata l’Ambasciata di Lettonia che ha la sede a Roma, nè alcuno dei cittadini italiani Consoli Onorari di Lettonia. Assente anche Gianpiero Mele dell’Associazione Italia-Lettonia.
Presenti complessivamente 30 persone, comprensive di Evelina Deicmane e Miks Mitrevics (artisti espositori), Liga Marcinkevica (curator), Norbert Weber (co-curator), con conoscenti e parenti connazionali al seguito, e una qualificata (e qualificante) delegazione della Italo-Baltica.
Scrivo ciò con cognizione di causa perchè il mio testo sia letto, soprattutto dagli addetti ai lavori culturali in Lettonia, senza pregiudizi, a futura memoria del già fatto e col proposito di far meglio, stabilendo in Venezia rapporti di collaborazione con italiani, addetti ai lavori artistici e culturali, dotati di conoscenza e conoscenze adeguate per un insediamento più prestigioso del padiglione lettone nel 2011.
Diversamente padiglionizzata e convenientemente massmediatizzata, la „Fragilità“ esposta biennalizzata a Venezia dagli artisi lettoni, avrebbe meritato attenzioni meno frettolose e di puro servizio da parte della Giuria incaricata di segnalare e premiare il miglior padiglione straniero.

Post

Cucina Indiana

In Arte & Cultura, Bio & Zen, Cucina & Salute on 23 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk


| View Show | Create Your Own

A Firenze (via Scopeti, 108 San Casciano Val di Pesa) c’è il Centro Culturale Vegetariano "Govinda". Per chi volesse assaggiare la vera cucina indù, è il posto adatto. All’interno della comunità "Villa Vrindavana" (la Villa che fu del Machiavelli), il luogo ed i paesaggi (e l’aria) sono meravigliosi: quindi personalmente consiglio a tutte/i di andare di domenica e passarci una intera delle ormai prossime giornate autunnali.

Per maggiori informazioni contattare Sattvika o Parabrahman ai numeri di telefono: 3204271888 opp 3294151803.

A Bologna esiste da poco il "centro Vaikuntha" che, in qualche modo, funge da ristorantino Govinda (la domenica è possibile partecipare al gratuito indù vegetariano buffet come in ogni centro Hare Krishna del mondo, preceduto da una Conferenza sulla filosofia indiana; in ogni caso per informazioni telefonare al Centro).

Info www.Vaikuntha.wordpress.com

R(&M)

GOVINDA

Un menu’ completamente rinnovato per offrirvi sempre nuove proposte.

OTHERS_70681_6

Post

Autunno2009

In Bologna, Costume & Società, Massimiliano Deliso, Poesia, ReMa2007.net, Renzo Samaritani on 23 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Autumn

Niente reportage sulla Festa dell’Unità quest’anno…
:-(
Avremmo voluto andare anche al SANA, ma nemmeno per quello abbiamo avuto tempo…
Scusateci, i primi due anni questo nostro Blog era più curato ma è un "periodaccio" (in senso positivo) per noi, anche se avremmo tante cose da raccontarvi! Arriverà il momento giusto, prima o poi, per ricominciare a scrivere cose… Ad esempio dovremmo raccontarvi (o almeno postare qualche foto) del nostro viaggio a Berlino di questa estate… pochi "fortunati" qualcosa hanno comunque potuto vedere sul nostro Facebook. In ogni caso abbiamo anche un Blog un po più "informale", che porto avanti più che altro io… andate sul nostro www.ReMa2007net.tk e cliccate su "blog 2" (e NON "blog 1", che è questo sul quale mi state leggendo)… lì qualche foto l’ho messa, e tutti i giorni ripubblico articoli dal mio Google Reader che ritengo interessanti…
Massimiliano porta anche avanti i suoi blog dedicati a musica ed arredamento e qualche sforzo di mettere un post ogni tanto lo fa…
www.MassimilianoDeliso.blogspot.com
www.MiniCasaMaxiDesign.wordpress.com
Io invece sono proprio un disastro, ma potete iscrivervi al mio Twitter per leggere i micro-post che lancio nel corso delle giornate…
www.twitter.com/eeeRenzo
Molto attivo il nostro forum dedicato ad EeePc&dintorni, che trovate su
www.Eee-Pc.ning.com
L’equinozio d’autunno dell’anno 2009 è “caduto” il 22 del mese di Settembre alle 21h18m di T.U.: Auguri! Sereno Autunno a tutte/i.
R(&M)

Red_autumn_leaves

Care, Cari,

scritta questa mattina sul bus.

Cosmico Abbraccio, ZENKAI RAMANANDA SCHNEIDER

di Renzo SamaritaniSchneider

Sogni incantati
Cassetto vuoto
Profuma di te
Punizione per l’omicidio
Melma nella stanza
Orrore!
Nel mio specchio
Danzano immagini distorte
Mi parlano di incanti
Di mantra mattutini
Di una madre infelice
Ma arcobaleni arrivano
Ecco: già piove
Io nudo
Regine bagnate
Urlano vendetta
Ma era tanto tempo fa
Ora ho 7 cassetti
Nuovo lui
Danza nella mia bocca
E non ho tempo per stare a pensare

Post

7even HwNL editions

In Costume & Società, Netbook e notebook, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Windows 7 & Seeeven, tecnologia, internet, pc on 23 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

based on seven rtm ita 32bit

Versione basata su Seven RTM con 2 livelli di modding.

1.0 Lite: non è adatta a chi necessita del mediacenter, gadgets (ex sidebar) e altri componenti verificabili nelle note di versione allegate, in alcuni casi l’assenza di un componente impedisce la compatibilità con altre risorse.
Release note: 
ACCEDI

2.0 Medium: Livello di modding più basso, mantiene mediacenter, gadgets e altri componenti verificabili nelle note di versione allegate.
AddonPack: la Medium edition contiene la cartella "ADDON PACK 7" con tools per il backup dei drivers preformattazione, il ripristino del boot di XP, wlm9 installer, Firefox, movie maker.
Release note: 
ACCEDI

Le impostazioni di avvio sono regolate per il massimo risparmio della memoria, riabilitare alcuni servizi se necessari, la protezione account e avvisi sono disabilitati per default, alcuni componenti eliminati hanno lasciato la loro icona quindi potete cancellarla dai menù.

nb* è necessario effettuare un backup dei drivers in caso di formattazione (solo da vista o seven).
in caso contrario alcune periferiche utilizzano lo stesso driver di vista se sul sito del produttore non è presente l’aggiornamento per seven.

DOWNLOAD v1.0 Lite
MD5: 547ae152bf4a7a28b08bdc2529f6a13a

DOWNLOAD v2.0 Medium
MD5: 70d2fec0325f31733c3eab469ddb09a6

http://hwnl.blogspot.com

Post

HwNL

In Comunicazioni / Servizio, Costume & Società, ReMa2007.net, tecnologia, internet, pc on 23 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Siti di riferimento del gruppo RCP e Partners: 

HwNL O.S. projects http://hwnl.blogspot.com/ 
Blog release HwNL 

ReleaseDownload http://releasedownload.blogspot.com/ 
Download release RCP – tutti i link p2p delle mod – by Fabianator 

MyRelease http://hwnl.blackapplehost.com/hwnl_releasers/index.php 
Pubblicazione release degli utenti – pubblica la tua release 

Help My PC http://ptrc000.blogspot.com/ 
Il blog di ptrc_000 

CorradoSud http://corradosud.altervista.org/ 
Software by CorradoSud 

Partners: 
R&M 
http://www.remanet.tk/

http://hwnl.blogspot.com

 

Ricordo a tutte/i che è nato EeePc&dintorni:

http://www.eee-pc.ning.com

eeeRenzo

Post

Note di Enzo Rossi- Ròiss su Facebook

In Arte & Cultura, Bologna, Costume & Società, ReMa2007.net, Writers on 22 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

 

http://www.facebook.com/profile.php?id=1539771986

RoissLido2009

COS’E’ L’AMICIZIA IN FACEBOOK ?
domenica 20 settembre 2009 9.33
Questa domanda è stata postata dal pittore e scultore autodidatta fiorentino Giampiero Poggiali (nato nel 1936), intestatario di una costituenda (in loco toscano) “Fondazione” ad majorem sua gloriam… in vita.
Considero opportuno antologizzare le risposte webizzate, proponendole come lettura alternativa allo sterile cazzeggio self-buongiornante webizzato frequentemente e vicendevolmente.

MARILENA STREGAVIOLA
..per alcuni un numero…per altri un contatto…per altri ancora, un sentimento….come nella vita di tutti i giorni…
ALFONSO FONTANA
…è un modo come uno altro..
GEORGE RODART
Una comunità di artisti … per conoscere il lavoro di un amico …( il mio italiano tramite Google)
Giampiero Poggiali Berlinghieri
…ottima risposta :-)
ENZO ROSSI-ROISS
L’amicizia in FB non è: perchè i più postano i disagi personali, affetti da sigletudine connaturata o irreversibile.
CRISTIANE FIGUE’
Artisti che ti chiedono amicizia…visitati tuoi opere spariscono…per altri la curiosità visto che te sei amico di tanti dunque qualcuno…per alcuni passatempo : per me niente di questo e quando vedo che il filo non regge ,sono io gentilmente a dire che non "serve più ", perche mai e mai ne voglio fare questione di numeri! Al contrario pochi ma bene!
RANJITA SAMPAOLESI
L’amicizia come nella vita, vive di colpi di fulmine, colpi di scena…delusioni…di amicizie che crescono, e di amicizie che muoiono…insomma,una scuola di vita…
CARLA LUCHI
A volte curiosità, ma spesso si ritrovano persone che per varie cause si erano perse di vista. Personalmente quando vedo che una persona non m’interessa la cancello. Poi vuoi mettere vedere le novità in tempo reale di "qualche" artista? Oppure leggere pillole di saggezza facendosi largo fra le banalità quotidiane?
GIAMPIERO POGGIALI BERLINGHERI
Bella definizione…mi piace.
ANGELA SEPE NOVARA
L’Amicizia VERA è un diamante, anche su FB
FRANCA GREY
Amicizia…sentimento troppo importante … per poter dire "amicizia su FB"…in questo sito si "conoscono" persone con le quali hai… più o meno… affinità! Poi ci sono gli amici… quelli che frequenti spesso od ogni tanto… e che hai ritrovato quì… e con i quali hai degli scambi di idee , a volte serie ed altre scherzose ! Comunque FB è un mezzo per… conoscere… e conoscere è sempre costruttivo! Un abbraccio
GIAMPIERO POGGIALI BERLINGHERI
Giusto… :-)
GIORGIO BASSI
Questa e’ una bella domanda? Spero che tutti siano ancora in grado di riconoscere una vera amicizia. Penso che nessuno possa sentirsi veramente vicino ad un amico tramite l’esperienza facebook. Sicuramente sarebbe più adatto a scambiarsi interessi comuni al fine di migliorare. Ma dato che rispecchia un po’ il mondo comune non sempre è così. Comunque questa si che è una domanda interessante.
ANGELA SEPE NOVARO
….è un diamante anche su FB, perchè puoi trovare persone, che mai avresti incontrato altrimenti….magari a due passi da te…..o geograficamente lontane…..e allora l’amicizia diventa esattamente come quella che apprezzi fuori dalla "realtà" virtuale….da seguire e approfondire…
ENZO ROSSI-ROISS
L’amicizia in FB di un pittore e scultore, sprovvisto di sponsor e promoter noti e influenti oltre i confini territoriali in cui abita e crea, è mirata a dare visibilità alle proprie opere e una location espositiva virtuale, difettando di location reali, in attesa della costituzione di una Fondazione personale.
GABRIELLA FERLITO
Autopromozione… Poco fa ho ricevuto una critica piuttosto offensiva sull’autopromozione della mia pagina fan… che secondo me non va interpretata come divismo, ma come ricerca della condivisione di uno stesso pensiero… Allora mi chiedo, quando normalmente un artista richiede l’amicizia ad una galleria d’arte… non si chiama forse autopromozione????..e sconvolge così tanto il termine "fan"? …quando si richiede l’amicizia ad una persona sconosciuta, non è forse "autopromozione" della nostra persona???. La pittura non merita forse una pagina a parte per la sua grande forza, per la sua capacità di guardare meglio alla vita? …l’amicizia nel suo vero significato è tutta un’altra storia, che certo non si trova su FB!!!
COSA PENSARE PER CONTINUARE A FACEBOOKAMICIZIARE ……???
sabato 19 settembre 2009 19.40
COSA PENSARE PER CONTINUARE A FACEBOOKAMICIZIARE AUSPICANDO LA SVIRTUALIZZAZIONE DI OGNI RAPPORTO FORIERO DI FERTILITA’ E IL NASCONDIMENTO DI OGNI RAPPORTO PORTATORE SANO DI STERILITA’ ?

Cosa pensare  degli over 30 d’ambo i sessi, variamente alfabetizzati, che si autoanalizzano, per quanto riguarda il presente, e si autopredicono il futuro, contrassegnando l’itinerario mentis personale in Facebook aprendo e consultando Biscotti della Fortuna, leggendo i cartigli dei Baci Perugina e consultando la strega disegnata Mystic Meg’s dotata di sfera di cristallo ?
Cosa pensare degli stessi over 30 d’ambo i sessi che privileggiano la poeticità di parole scritte da parolieri per essere canzonettate: karaokizzando Neruda nei momenti in cui vagheggiano innamoramenti adeguati a soddisfare le esigenze del proprio immaginario erotico/sentimentale?
Cosa pensare di chi delinea in Facebook l’identikit personale con ogni artificio postato o quizzato, per caratterializzare ciò che lo/a può rappresentare…di più?
Cosa pensare di tutto ciò, predisponendosi a tradurlo in parole terapeutiche per chi le leggerà condividendole?

CHI XELO ?
venerdì 18 settembre 2009 9.16
In un sonetto del veneziano  Angelo Maria Labia (1709-1775), intitolato „Chi xelo?“, è possibile cogliere delineato l’indekit semantico di un antesignano settecentesco di Silvio Berlusconi. Sia condiviso e diffuso.
Un che no ga nessuna Religion:
Che ‘l publico no stima, nè ‘l privato? 
Un che no ga altra Massima de Stato 
Che ‘l so proprio interesse e l’ambizion;

Un che la so’ propria condizion 
Nol ghe la cederia a un Potentato,
Un che ghe vol imponer al Senato 
Come sel fusse lu solo el Paron. 

Nol nomino; ma mi no so veder 
Che a un omo de sta sorte ghe sia dà 
In Republica ancuo sto gran poder. 

Forse per manco in la latina età, 
Mi credo che za ognun possa saver 
Quel che a Cesare un dì la gh’à costà.

THEAT BEAT OF SEX della lettone Signe Baumane, omaggiata dagli organizzatori di Venice Days 2009 a Venezia
sabato 12 settembre 2009 13.21
15 shorts sull’amore e il sesso della lettone Signe Baumane, sono stati proiettati singolarmente, prima di ogni proiezione, nella Sala Perla al Lido di Venezia durante i giorni della 66 Mostra Internazionale del Cinema (2-12 settembre 2009) e tutti di seguito (durata 40 minuti) dagli organizzatori della 6a edizione dei Venice Days, sullo schermo all’aperto della Villa degli Autori a conclusione delle Giornate degli Autori, presente l’artista autrice.
Il sesso e le donne scritto, disegnato,animato e commentato (vocizzato) sensa se e senza ma da una over 40, memore del proprio vissuto sessuale a Riga e altrove in età over 20 e over 30, diplomata in filosofia all’Università di Mosca nel 1989, cittadina della Repubblica di Lettonia sovietizzata fino al 1991.
15 shorts per argomentare il punto G, la masturbazione, le misure del fallo, la verginità, l’orgasmo vaginale, il sesso anale e quello orale, le mestruazioni, anche le malattie, e molto altro. Protagonista Cynthia, portatrice sana di „guizzi erotici“ penalizzati da una disagiante singletudine malcelata, „ragazza della porta accanto“ fine dicitrice ironica delle sue fantasie sexuali, tema ricorrente dei suoi racconti disegnati con protagonisti d’ambo i sessi provvisti di organi sessuali popstilizzati.
Signe Baumane è nata ad Auce in Lettonia nel 1964, anno dell’ascesa al potere di Leonid Breznev. Vive a New York dal 1995. Il suo cinema d’animazione (costituito prevalentemente da cortometraggi) gode buona fama tra gli intenditori ed è già stato premiato in più occasioni. Attualmente è impegnata nella realizzazione di un lungometraggio animato intitolato Golden Hors. Con alcuni colleghi e colleghe gestisce la produzione e la commercializzazione dei suoi DVD (www.signebaumane.com).

diario di Enzo Rossi Ròiss in: www.iantichi.org
CARNASCIAL ART ESCA 2010 (comunicato n.1)
martedì 8 settembre 2009 15.58
La Compagnia De Calza  „I Antichi“ ha deciso  di organizzare e realizzare a Venezia, per il prossimo Carnevale 2010 (febbraio), una expo con opere d’arte e installazioni artistiche ispirate soprattutto all’immaginario della Compagnia (www.iantichi.org).
Sarà intitolata: CARNASCIAL ART ESCA 2010.
Nelle intenzioni dei Compagni De Calza che l’hanno concepita, tale expo coinvolgerà più luoghi espositivi veneziani, sul percorso- sia pedonale che acquatico – che collega la Stazione Ferroviaria a Piazza San Marco, transitando inevitabilmente a piedi per Campo San Maurizio: storico spazio all’aperto per la espressione delle opinioni e il compimento delle gesta carnascialesche griffate „I Antichi“ a cominciare dal 1981.
Alcuni degli „oggetti materiali“ dotati di pertinenze estetiche per tale expo saranno commissionati a menti creative in rapporto con la Compagnia De Calza „I Antichi“, altri saranno selezionati tra quelli che saranno proposti in tempo utile da operatori culturali o singoli artisti, illustrati con descrizioni e immagini inviate via e-mail al curatore artistico Enzo Rossi-Ròiss (rossiroiss@libero.it -  cell. 339. 6918363 ), al quale è stata affidata anche l’organizzazione e la scelta delle location espositive, con  l’autorizzazione a interlocuire con chiunque a nome e per conto de „I Antichi“.
Campo San Maurizio sarà la location col punto-info nella sede del Circolo Culturale „I Antichi“, una installazione nello spazio all’aperto e una esposizione nella sacrestia della Chiesa San Maurizio rispettosa del luogo.
La sala espositiva del Palazzo Priuli Bon in Campo San Stae, con la sua porta d’acqua  e quattro finestre affacciate sul Canal Grande ospiterà una esposizione interna con installazioni esterne.
Per l’autorizzazione a utilizzare altre location (il Teatro la Fenice… addirittuira!) sono state avviate trattative e programmati i contatti necessari.
Tutte le opere eposte o installate risulteranno illustrate e commentate  in apposita pubblicazione progettata e realizzata da Luca Colferai per IAntichi Editori Venezia (www.iantichieditori.it), con la presentazione di Roberto Bianchin, una introduzione del curatore Enzo Rossi-Roiss e testi di Autori Vari.

DELLA SCONVENIENZA DI UNA ESPOSIZIONE NOMATA "OPEN“ AL LIDO DI VENEZIA IN CONCOMITANZA CON LA MOSTRA DEL CINEMA
domenica 30 agosto 2009 22.34
In concomitanza con la Mostra del Cinema al Lido di Venezia, tra gli alberi sul lato destro del viale che conduce dall’Hotel des Bains al Palazzo del Cinema, risultano esposte ogni anno (da 12 anni) alcune sculture di Autori diversi: arredo urbano effimero e stagionale intitolato „Open“, costituito da opere plastiche polimateriche,  iconiche e aniconiche frammiste, insiemizzate da Paolo De Grandis dell’agenzia Arte Communications: in duo con la moglie finlandese Paivi Tirkkonen.
Il popolo festivaliero le guarda frettolosamente, strada facendo recandosi a piedi, oppure in autobus, là dove hanno sede le sale di proiezione dei film in e fuori concorso.
Le star non le vedono perchè presenziano la promozione e la proiezione dei film da loro interpretati, raggiungendo poco prima e abbandonando subito dopo il Lido a bordo di taxi acquatici. Gli addetti ai lavori della critica d’arte le ignorano, considerandola iniziativa astuta di puro servizio espositivo collaterale e surrettizio, monetizzato da persone che si rapportano all’arte e agli artisti spregiudicatamente per l’utile più immediato che possono trarre pro domo propria. Qualche cronista locale le notizia riassumendo il comunicato stampa degli organizzatori. Gli artisti meno ingenui continuano a giudicarla expo collettiva alla quale partecipare, eventualmente, soltanto una-tantum e il più a buon mercato possibile, possibilmente a costo zero, perchè portatrice di un plus-valore minimo per il CV e seme sterile per quanto riguarda la germinazione di esercizi esegetici virtuosi. Penalizzata dai rifiuti di alcuni Artisti Noti che  hanno declinato l’invito ad esporre loro opere  in alcune edizioni, considerandola, iniziativa di puro servizio mercenario fieristico.
Siccome ho scritto puntualmente di tale expo, a cominciare dal 1997, scrivo della sua dodicesima edizione per  informare i miei lettori che la „Open 2009, impresa organizzativa del solo De Grandis, non più in duo con la Tirkkonen, è stata presa in considerazione da meno artisti, comparata ad alcune expo precedenti. Ridimensionata dalla sempre più inadeguata eco massamediatica suscitata e usurata dal passa parola denigratorio di chi l’ha sperimentata una-tantum senza capitalizzare alcun vantaggio.
Come è accaduto al siculo-americano Emanuele Viscuso domiciliato negli USA a Miami e alla  veneziana Anny Carraro autrice del documentario „Viscuso Twin Towers“.
Come accadrà anche agli ultimi sperimentatori (esposti) che elenco qui di seguito:
León Ferrari, Lee Sun-Don, Zhao Guanghui,Andreas Savva, Hannu Palosuo, Kiba Lumberg,  Bernard Pourrière,  Eteri Chkadua, Gabriele Pöhlmann-Grundig, Bertamaria Reetz And Rainer Bonk, Venia Bechrakis, Aristotelis Deligiannidis, Under Construction, Nataraj Sharma, Cosimo Andrisano, B.Zarro, Enrico Benetta, Cristian Biasci, Stefano Bombardieri, Marilù Cattaneo, Andrea Ciampini, Girolamo Ciulla, Marco Cornini, Margherita Michelazzo, Ercole Pignatelli, Ugo Riva, Federica Silvi,  Heinz Aeschlimann, Daniel Glaser/Magdalena Kunz, Christian Bolt, Jorge Misium, Fulvia Zambon.

(Già postata in: www.iantichi.org / il  mio diario)
DI UN LETTONOFILO  (LATVIAFAN) ROMANO INTRAPRENDENTE A PRESCINDERE…
giovedì 27 agosto 2009 9.27
Ho già scritto per indicare ai Consoli Onorari della Repubblica di Lettonia come raccogliere fondi con l’intenzione di sostenere economicamente la nazione baltica, nel momento in cui è notoriamente sull’orlo della bancarotta,  grati per la nomina che blasona i loro CV.
Scrivo ora per redigere sommariamente la scheda di un lettonofilo di servizio assistito, intraprendente a prescindere dalle difficoltà economiche  che preoccupano i governanti delle Repubbliche Baltiche. Scrivo di Giampiero Mele, un cittadino italiano  faccendiere a Riga in Lettonia, dove è stato compagno di merende di Michele del Prete, altro faccendiere italiano lettonofilo del quale ho più volte scritto e altro scriverò.
Il Mele risulta iperwebizzato e affaccendato in Italia come Presidente di più Associazioni pro Lettonia, tutte generate e insediate a Roma, organizzate per accedere a finanziamenti pubblici istituzionali italiani ed europei. Ha cominciato a manifestare la sua lettonofilia nel 2003 generando e presiedendo l’Associazione Italia-Lettonia, prima di assumere il ruolo di delegato comprensoriale per i Castelli Romani dell’Unione degli Industriali di Roma. Poi ha continuato, nel ruolo di vicepresidente della Baltitalia presieduta e abortita da Michele del Prete, con la pittrice Lolita Timofeeva nel ruolo di testimonial, disponibile per l’assunzione di altre cariche vice in eventuali nuove Associazioni diversamente generate da italiani affaccendati in Lettonia. Recentemente ha generato l’Associazione Amici di Rothko (Mark), pittore aniconico lettone-americano (1903-1970), della quale è Presidente, insediandola presso l’Ass.Italia-Lettonia in Italia e in Daugavspils in Lettonia luogo di nascita dell’artista. Col proposito dissimulato  di acquisire meriti per la disponibilità di risorse finanziarie pubbliche con benefit indotti collaterali privatizzabili. Disposto, eventualmente, a fondare e presiedere anche Associazioni di Amici degli artisti lettoni morti e sepolti in Italia: Elisabeth Kaehlbrandt-Zanelli (1880-1970), Niklavs Strunke (1894-1966), Edita Walterowna-Broglio (1886-1977), documentati e biografati nel mio libro „Mondo lettone made in Italy“.

(già postata in: www.iantichi.org)
PENSANDO AL MIO PROSSIMO COMPLEANNO
giovedì 20 agosto 2009 22.01
Poichè la mia vita (il mio vissuto) ha fatto la differenza nella vita di altre persone, accingendomi a festeggiare il mio 72esimo compleano in splendida forma fisica e intellettuale, affermo che la mia vita ha avuto (e continua ad avere) significato, perchè altri hanno partecipato a ciò che ho vissuto e possono testimoniare ciò che mi è accaduto e continua ad accadermi, partecipando a ciò che ho vissuto e continuo a vivere, incuriositi e intrigati di volta in volta da ciò che mi è accaduto (e continua ad accadermi), timorosi e palpitanti talvolta che all’improssivo potessero (o possano) avere fine gli accadimenti in atto.
(Già postato in: www.iantichi.org – il mio diario)
FACEBOOK: l’illusione di avere mille amici online
mercoledì 12 agosto 2009 18.18
(Sic in „la Repubblica“, pag. 31, data odierna, firmato Riccardo Staglianò)

Su  Facebook se ne trovano un tanto al chilo. „Mario Rossi ti ha aggiunto come amico“ ormai rivaleggia con le offerte di Viagra scontato nelle caselle di elettronica. In entrambi i casi la distanza dall’originale può essere notevole. Si tratta spesso di relazioni annacquate, con poco o punto principio attivo: simpatizzanti, aspiranti corteggiatori, semplici conoscenti. Non costa niente dire si. Anzi, nella peculiare inversione dell’onere della prova nella socializzazione online il contrario è faceslapping, prendere uno/a che vuole essere gentile con te a pesci in faccia. Cafonaggine digitale. Alla fine, però, in questa inflazione di facile cordialità e qualifiche abusive, gli amici veri restano tesori anche ai tempi dei saldi web. E’ la morfologia del nostro stesso cervello a impedirci di legare in profondità con troppe persone. E Fra le legioni di friend virtuali gli scambi veri si fanno veri si e no con un manipolo, i soliti quattro gatti.
(…………………………………………………………)
I  totali gonfiati dei social network si spiegano con un buon numero di conoscenti ai quali ci limitiamo a trasmettere aggiornamenti sulle nostre vite. Altra cosa rispetto alle vere relazioni. Che restano poche come aveva capito, già ai tempi dell’agorà originaria, Omero. „Non è tanto difficile morire per un amico, ma trovare un a’amico per cui valga la pena farlo“. L’apparente moltiplicazione dei  pani  e dei pesci di Facebook non è, da questo punto di vista, ancora un miracolo.

DELL’ITINERARIO MENTIS DI OGNI FACEBOOKAMICIZIATO/A
lunedì 10 agosto 2009 21.08
Considerando impronta caratterializzante ogni Nota, ogni Commento, ogni  Foto, ogni Video, ogni diarizzazione cazzeggiata o chattata autobiografante, ogni Quiz eseguito per sapere e capire di sè oggi e domani, ogni Video simulacro del proprio sentimentalismo, ogni Citazione letteraria portatrice di doppia significanza, mi riesce facile tracciare il percorso dell’’itinerario mentis di ogni facebookamiciziato/a, contrassegnandolo con ciò che  (parole e immagini) ognuno/a „posta“ di volta in volta in Facebook.
Memorizzino ciò i facebookamiciziati e le facebookamiciziate che presuntuosamente hanno pensato di potermi  annoverare tra i loro accompagnatori indulgenti e complici condiscendenti sul  percorso dell’ itinerario mentis tracciato nel loro Profilo…a prescindere dalle caratteristiche e dai contenuti del mio Profilo.
Sapendo che le informazioni anagrafiche e professionali taciute in Facebook mi significano frustrazione e insicurezza; che le foto esibite in Facebook mi illustrano sovente e in ogni caso vanità, infantilismi e narcisismi;  che i rapporti con la creatività documentata in Facebook da riproduzioni di opere autoaccreditate mi connotano velleità in sala d’attesa nell’ambulatorio del Dottor Successo; che l’enfatizzazione in Facebook del proprio status sentimentale, come il migliore degli status possibili, mi dissimula singletudine connaturata disagievole, nei casi in cui non blasona rapporti  contingenti canditati a farsi eleggere abitudinari e doverosi.
Scrivo ciò dopo aver deciso di non incamminarmi sul percorso di altri itinerari mentis facebookpostati, con l’intenzione di esplorarli e sottoporli ad esame semiologico, come già fatto quando ho percorso gli itinerari mentis di alcune facebookamiciziate over 30 „facendo la differenza“ (come suol dirsi) nel loro Profilo (divenuto conseguentemente reticente) e nella loro amicalità facebookpostata (divenuta inequivocabilmente guardinga e sospettosa).

(Testo già postato in www.iantichi.org – il mio diario)

Post

Italo-Baltica news

In Arte & Cultura, Costume & Società, ReMa2007.net on 22 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

DI UNO SFACCENDATO IN ITALIA
FACCENDIERE IN LETTONIA

n573608747_5861

E’ nomato Michele Del Prete un anziano broker velleitario marchigiano nato a Pesaro nel 1945, sfaccendato e derelazionato nel suo luogo di residenza  anagrafica (Ciriè in provincia  di Torino), faccendiere sedicente relazionato a Riga in Lettonia, dove ha abortito ogni iniziativa concepita per darsi attività redditizia e identità di promoter di successo. Come risulta scritto nel mio libro „Mondo lettone made in Italy“ (QuattroVenti Ed. Urbino 2007, pp.139-141).

E’ uno dei tanti italiani all’estero sprovvisto di ruolo professionale redditato in Italia, che si autopropone pro-positivo e vincente a Riga in Lettonia, dove ha già fatto naufragio a cominciare dall’anno 2001. Sedicente esperto in teleformazione, telelavoro, telepromozione, televillaggio commerciale, tele ogni altro possibile business virtuale, con svariate società S.I.A lettoni (equivalenti alle S.r.L. italiane): create per supportare iniziative nomate: Eurameriga, Alma Italia, Centro Servizi Cafii, Es Miilu Es, Baltitalia, Associazione Camera di Commercio in Lettonia (tutte decesse per inconsistenza economica e organizzativa conclamata).

Di suo, tale Michele Del Prete, fornisce nuovi indirizzi personali (sia web che postali), millantando interrelazioni fertili in un contesto nazionale sterile pervaso dal malessere e dal malaffare imprenditoriale: un contesto in cui il Governo nazionale fa i salti mortali quotidianamente per evitarsi la bancarotta, redarguito e guidato dal Fondo Monetario Internazionale per i soldi spesi male in passato e perchè spenda oculatamente i soldi che riceve e riceverà in prestito. In un contesto socio economico e politico rischioso, dove il quotidiano „Diena“ è stato acquistato non si sa da chi con soldi sborsati da ignoti, la ristorazione griffata „Lido“ ha sempre meno consumatori e progetta la chiusura, alcune case editrici hanno interrotto le pubblicazioni di libri, migliaia di insegnanti in esubero sono stati licenziati, gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati dimezzati e le pensioni sono state decurtate, alcuni ospedali sono stati chiusi, il Ministero della Cultura sarà quasi certamente soppresso e accorpato al Ministero dell’Educazione, le Banche soffrono per le insolvenze sempre più numerose e onerose, i giovani emigrano in cerca di fortuna altrove, i pignoramenti giudiziari sono sempre più frequenti e numerosi, l’ingresso della Lettonia nella eurozona è stato rinviato fino 2015, il mercato immobiliare langue, il passivo di Airbaltic si rivela insostenibile, le carceri sono sovraffollate, i 14 Ministeri del governo in carica saranno ridotti a 8, …etc. etc.

Scrivo ciò a futura memoria in Facebook, perchè sia letta e riletta (eventualmente anche commentata) questa NOTA da chi annovera Michele Del Prete tra i propri amici o le proprie conoscenze.

In attesa che io scriva altro e più diffusamente per illustrare  un progetto irrealizzato dal faccendiere italiano a Ventspils, malgrado l’approvazione del Digital Centre locale e dell’Ambasciata d’Italia (acquisita) e la creazione di una marchingegnosa Associazione ArtTecn mirata ad aiutare la Lettonia nel settore delle arti e della tecnologia con illusori finanziamenti europei.

P.S.– L’invio di questo testo via mail a un primo gruppo d’italiani presenti e attivi in Lettonia ha causato l’invio all’indirizzo della Italo-Baltica di alcune mail, come quelle che seguono.

-        Voglio segnalare anch’io un certo Maurizio Rallo, conosciuto ormai da molti
italiani a Riga, che va in giro spacciandosi, oggi per agente immobiliare,
domani per imprenditore del sesso, un altro giorno ancora per istruttore di
karate, ancora per affiliato del clan Bagarella, (è un siciliano)… e
così all’unico scopo di avvicinare suoi connazionali, e chiedere piccoli
anticipi per piccoli affari…. fregando soldi a destra e sinistra .
Cordiali saluti. Michele

(Già postato come NOTA in Facebook)

FONDI PER LA LETTONIA SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA
DONATI E RACCOLTI DAI CONSOLI ONORARI

Ai Governanti della Repubblica di Lettonia impegnati a salvare la loro Nazione dalla bancarotta suggerisco di costituire un Fondo Speciale per l’Assistenza dei più Poveri con donazioni provenienti da tutte le persone che blasonano la propria carta da visita e il proprio studio professionale con la  scritta Console Onorario di Lettonia.

A cominciare dagli otto Consoli Onorari italiani (in ordine alfabetico): Bambina (Palermo), Comelli (Trieste), Gattas (Napoli), Landini (Modena), Nicolussi (Venezia), Rositani (Firenze), Signorini (Milano), Trione (Bari).

A ognuno di questi Consoli Onorari dovrebbe essere indirizzata una lettera personale autografata dal Presidente della Repubblica di Lettonia nella quale risultino invitati a manifestare il proprio sostegno al popolo lettone in difficoltà attivandosi per la raccolta di fondi tra i loro amici più ricchi e tra i loro soci in affari, con  l’obiettivo  di raccogliere ognuno 1.000.000 di euro, compresivi di 200.000 euro personali donati per dare l’esempio.

E’ questo un suggerimento dell’Associazione Culturale Italo-Baltica che non deve essere considerato stravange, perchè è scaturito da una approfondita riflessione sulla opportunità di far partecipare i Consoli Onorari al risanamento delle finanze di una Nazione che li ha onorati con una nomina che ognuno di loro ha chiesto e attenuta, presumendola indiscutibilmente vantaggiosa per il decoro (status) sociale personale e per l’incremento del proprio reddito  di mediatori d’affari o esercenti di libere professioni.

E’ facile calcolare che una raccolta di fondi così concepita, organizzata ed effettuata, potrebbe concretizzarsi in 200.000.000 di euro donati da cittadini della Comunità Europea, in rapporti di amicizia o d’affari con 200 Consoli Onorari di Lettonia (8 per ognuno dei 25 Stati membri). Con altrettanti milioni di euro donati da cittadini di altre nazionalità, in rapporti d’affari o d’amicizia con altri Consoli Onorari di Lettonia.

Altro non scrivo considerando „buon intenditori“ i miei lettori.

DI UN LETTONOFILO  (LATVIAFAN) ROMANO INTRAPRENDENTE
A PRESCINDERE DALLA BANCAROTTA INCOMBENTE
CHE PREOCCUPA I GOVERNANTI DELLE REPUBBLICHE BALTICHE

Ho già scritto per indicare ai Consoli Onorari della Repubblica di Lettonia come raccogliere fondi con l’intenzione di sostenere economicamente la nazione baltica, nel momento in cui è notoriamente sull’orlo della bancarotta,  grati per la nomina che blasona i loro CV.

mele_monaco_1

Scrivo ora per redigere sommariamente la scheda di un lettonofilo di servizio assistito intraprendente, cittadino italiano  faccendiere a Riga in Lettonia, dove è stato compagno di merende di Michele del Prete, altro faccendiere italiano lettonofilo del quale ho più volte scritto e altro scriverò.

Giampiero Mele risulta iperwebizzato e affaccendato in Italia come Presidente di più Associazioni pro Lettonia, tutte generate e insediate a Roma, organizzate per accedere a finanziamenti pubblici istituzionali italiani ed europei. Ha cominciato a manifestare la sua lettonofilia nel 2003 generando e presiedendo l’Associazione Italia-Lettonia, prima di assumere il ruolo di delegato comprensoriale per i Castelli Romani dell’Unione degli Industriali di Roma. Poi ha continuato, nel ruolo di vicepresidente della Baltitalia presieduta e abortita da Michele del Prete, con la pittrice Lolita Timofeeva nel ruolo di testimonial, disponibile per l’assunzione di  altre cariche „vice „ in eventuali nuove Associazioni diversamente generate da italiani affaccendati in Lettonia. Recentemente ha generato l’Associazione Amici di Rothko (Mark), pittore aniconico lettone-americano (1903-1970), della quale è Presidente, insediandola presso l’Ass.Italia-Lettonia in Italia e in Daugavspils in Lettonia luogo di nascita dell’artista. Col proposito dissimulato  di acquisire meriti per la disponibilità di risorse finanziarie pubbliche con benefit indotti collaterali privatizzabili. Disposto, eventualmente, a fondare e presiedere anche Associazioni di Amici degli artisti lettoni morti e sepolti in Italia: Elisabeth Kaehlbrandt-Zanelli (1880-1970), Niklavs Strunke (1894-1966), Edita Walterowna-Broglio (1886-1977), documentati e biografati nel mio libro „Mondo lettone made in Italy“.

(Già postato come NOTA in Facebook)

„THEAT BEAT OF SEX“ DELLA LETTONE SIGNE BAUMANE
omaggiata dagli organizzatori di Venice Days 2009 a Venezia

15 shorts sull’amore e il sesso della lettone Signe Baumane, sono stati proiettati singolarmente, prima di ogni proiezione, nella Sala Perla al Lido di Venezia durante i giorni della 66 Mostra Internazionale del Cinema (2-12 settembre 2009) e tutti di seguito (durata 40 minuti) dagli organizzatori della 6a edizione dei Venice Days, sullo schermo all’aperto della Villa degli Autori a conclusione delle Giornate degli Autori, presente l’artista autrice.

Il sesso e le donne scritto, disegnato,animato e commentato (vocizzato) sensa se e senza ma da una over 40, memore del proprio vissuto sessuale a Riga e altrove in età over 20 e over 30,  diplomata in filosofia all’Università di Mosca nel 1989, cittadina della Repubblica di Lettonia sovietizzata fino al 1991.

15 shorts per argomentare il punto G, la masturbazione, le misure del fallo, la verginità, l’orgasmo vaginale, il sesso anale e quello orale, le mestruazioni, anche le malattie, e molto altro. Protagonista Cynthia, portatrice sana di „guizzi erotici“ penalizzati da una disagiante singletudine malcelata, „ragazza della porta accanto“ fine dicitrice ironica delle sue fantasie sexuali, tema ricorrente dei suoi racconti disegnati con protagonisti d’ambo i sessi provvisti di organi sessuali popstilizzati.

Signe Baumane è nata ad Auce in Lettonia nel 1964, anno dell’ascesa al potere di Leonid Breznev. Vive a New York dal 1995. Il suo cinema d’animazione (costituito prevalentemente da cortometraggi) gode buona fama tra gli intenditori ed è già stato premiato in più occasioni. Attualmente è impegnata nella realizzazione di un lungometraggio animato intitolato Golden Hors. Con alcuni colleghi e colleghe gestisce la produzione e la commercializzazione dei suoi DVD (www.signebaumane.com).

(Già postato in: www.iantichi.org – il mio diario)

Enzo Rossi-Ròiss www.Italo-Baltica.it

Post

dall’1 Ottobre in tutte le librerie

In Agenda, Arte & Cultura, Bologna, Helga Schneider, ReMa2007.net, Renzo Samaritani Schneider, Writers, in primo piano, libri, recensioni on 21 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

ilLibraio

recensione su “il Librario” di Settembre 2009 cliccando qui

e selezionando la pagina 14 della rivista

la-baracca2

Helga Schneider

La baracca dei tristi piaceri

(Salani)

Post

RT @liamgh: – Kubuntu Netbook Remix looks very posh! Not due out until October. => wait for Jolicloud Beta !

In Costume & Società on 13 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Post

In Comunicazioni / Servizio, Costume & Società, Massimiliano Deliso, ReMa2007.net, Renzo Samaritani, Renzo Samaritani Schneider on 12 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Post

RenzoMassimo DelisoSamaritani ti ha invitato a R&M Project

In Costume & Società on 12 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

RenzoMassimo ti invita a unirti a R&M Project. Fai clic qui per accettare l’invito di RenzoMassimo.

Messaggio da RenzoMassimo DelisoSamaritani:

"Mi sono unito a R&M Project e volevo invitarti a partecipare."

Post

Il rogo di Berlino – di Helga Schneider

In Arte & Cultura, Bologna, Costume & Società, Diario, Helga Schneider, Libri, ReMa2007.net, Renzo Samaritani Schneider on 4 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk Messo il tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Se questa è una bambina. Questo pensi leggendo “Il rogo di Berlino”, racconto autobiografico di Helga Schneider sugli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale vissuti al centro del rogo, tra i palazzi di una Berlino assediata e bombardata dai russi.

Il ricordo del libro di Levi, ma anche del diario di Anna Frank, è potente. Tanto più se si tiene presente che la sofferenza della piccola Helga e dei suoi compagni di sventura, con i quale condivide l’angusta cantina, sono in qualche modo speculari rispetto a quelli – causati dai tedeschi – dei campi di concentramento. Ma la loro assoluta identità di dolore li accomuna su un unico piano universale, quello degli esseri umani travolti dalla storia.

Helga vive una situazione familiare frustrante. Abbandonata dalla madre è preda di una matrigna che non la accetta e di un fratello che non ne ricambia l’affetto, lontana dal padre che combatte al fronte una guerra in dirittura di disfatta. Con l’inizio del 1945 si infittiscono i bombardamenti su Berlino e il mondo di Helga si riduce allo spazio buio e affollato della sua cantina, i cui abitanti vivono una quotidianità di fame, rabbia e progressivo disincanto dal nazismo.

Nell’aprile del 1945 Berlino è quasi completamente distrutta – ma non il palazzo di Helga, miracolosamente in piedi – e le truppe russe la attraversano portando con sè la temuta piaga degli stupri a donne e bambine. La guerra finirà e Helga tornerà piano alla normalità, provando a non dimenticare le cose viste nella cantina sulla cui soglia si ferma, un attimo, prima di tornare in superficie.

Oggi Helga Schneider vive in Italia. Nel 1977 ha voluto incontrare di nuovo la madre, che l’aveva abbandonata per seguire l’ideale nazista. Ha trovato una donna che non ha rinnegato la follia che ha vissuto (è stata guardiana a Birkenau e perciò condannata a sei anni d carcere). E l’ha persa per la seconda volta.

http://www.lettidarifare.com/2009/09/04/il-rogo-di-berlino-di-helga-schneider

Post

Tutti i libri sull’ Antroposofia

In Costume & Società on 3 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Inviato da ReMa2007net.tk tramite Google Reader:

tramite Post sul blog di tutti – ShenPlanet Italia di SHENPLANET il 02/09/09


L’Antroposofia è un percorso di conoscenza, che guida lo spirito nell’uomo verso lo spirito dell’universo. Nasce negli individui come un bisogno del cuore e del sentimento e trova giustificazione in quanto tentativo di soddisfare un’esigenza interiore. L’Antroposofia può essere compresa solo da coloro che vi trovano quello che loro stessi sentono il bisogno di scoprire. Per cui, antroposofi sono quelli che sentono un bisogno essenziale di vita, certi interrogativi sulla natura umana e sull’universo, proprio come uno sente la fame e la sete.


La Soglia della Luna e la Soglia del Sole La Soglia della Luna e la Soglia del Sole

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Arte e conoscenza dell’arte Arte e conoscenza dell’arte
Fondamenti di una nuova estetica
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Osservazione Esperimento Matematica Osservazione Esperimento Matematica
I gradi di conoscenza della ricerca spirituale
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Bello di Essere Uomini Il Bello di Essere Uomini
Per una convivenza giusta e libera
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

La Forza della Verità - La Verità vi Farà Liberi La Forza della Verità – La Verità vi Farà Liberi
Convegno di Milano, 10-12 Ottobre 2003
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Creare e Vivere una Nuova Vita Creare e Vivere una Nuova Vita
L’impulso scientifico-spirituale – Convegno di Roma, 22-24 Aprile 2005
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Sull'Origine e il Valore del Pensare Sull’Origine e il Valore del Pensare
Volume 1 del commento a “la filosofia della libertà” di Rudolf Steiner
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Nati per Diventare Liberi Nati per Diventare Liberi
Nuova edizione
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

La Missione di Michele La Missione di Michele
Nuova edizione
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Padre Nostro e il Significato Storico Universale del Sangue Fluito dalla Croce Il Padre Nostro e il Significato Storico Universale del Sangue Fluito dalla Croce
Nuova edizione
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Rudolf Steiner - Il Genio della Scienza dello Spirito Rudolf Steiner – Il Genio della Scienza dello Spirito
Scritti scelti a cura di Alex Burkan
Alex Burkan

Compralo su il Giardino dei Libri

Antropologia Scientifico-Spirituale Volume 1 Antropologia Scientifico-Spirituale Volume 1

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Felicità - Il Tesoro Nascosto Felicità – Il Tesoro Nascosto
I Segreti e la Mappa della Felicità
Samantha Fumagalli

Compralo su il Giardino dei Libri

L'apocalisse di Giovanni - Vol .1 L’apocalisse di Giovanni – Vol .1
Presente e futuro dell’umanità
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

La Meraviglia di Chartres La Meraviglia di Chartres
E altri scritti sulla spiritualità del Medioevo
Karl Heyer

Compralo su il Giardino dei Libri

La Responsabilità dell'Uomo per l'Evoluzione del Mondo - Vol.2 La Responsabilità dell’Uomo per l’Evoluzione del Mondo – Vol.2
Attraverso il suo nesso spirituale con il pianeta terra e il mondo stellare
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Le Correnti di Misteri in Europa e i Nuovi Misteri Le Correnti di Misteri in Europa e i Nuovi Misteri

Bernard Lievegoed

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Rapporto delle Diverse Scienze con l'Astronomia - Volume 1 Il Rapporto delle Diverse Scienze con l’Astronomia – Volume 1

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Vangelo di Giovanni - Fascicolo 8 Il Vangelo di Giovanni – Fascicolo 8
Dal seminario sul Vangelo di Giovanni tenuto da Pietro Archiati a Rimini nel Febbraio 2005
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Vangelo di Giovanni - Fascicolo 9 Il Vangelo di Giovanni – Fascicolo 9
Dal seminario sul Vangelo di Giovanni tenuto da Pietro Archiati a Rocca di Papa (RM) dal 25 al 28 Agosto 2005
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Corso dell'Anno e le Sette Arti Il Corso dell’Anno e le Sette Arti

Sergej Prokofieff

Compralo su il Giardino dei Libri

Goethe e l'Amore Goethe e l’Amore

Karl Julius Schroer

Compralo su il Giardino dei Libri

Francesco d'Assisi Francesco d’Assisi
La fedeltà all’uomo e alla Terra
Paola Forasacco

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Corso dell'Anno e le Sette Arti Il Corso dell’Anno e le Sette Arti

Sergej Prokofieff

Compralo su il Giardino dei Libri

Goethe e l'Amore Goethe e l’Amore

Karl Julius Schroer

Compralo su il Giardino dei Libri

Francesco d'Assisi Francesco d’Assisi
La fedeltà all’uomo e alla Terra
Paola Forasacco

Compralo su il Giardino dei Libri

Cristo e l'Anima Umana Cristo e l’Anima Umana
Il cuore dell’uomo alla ricerca dello spirito
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Anima di Popolo Italiana L’Anima di Popolo Italiana

Claudio Gregorat

Compralo su il Giardino dei Libri

Sulla Psicoanalisi Sulla Psicoanalisi

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Scritti scelti cofanetto Scritti scelti cofanetto
Raccolta commentata dei concetti fondamentali di Rudolf Steiner
Rudolf Steiner – a cura di Alex Burkart

Compralo su il Giardino dei Libri

Dietro le Quinte degli Eventi Esteriori Dietro le Quinte degli Eventi Esteriori

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Considerazioni Esoteriche sui Nessi Karmici - Volume quarto Considerazioni Esoteriche sui Nessi Karmici – Volume quarto

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Le Dipendenze Le Dipendenze
Come riconoscerle e affrontarle
Quaderni di Flensburg

Compralo su il Giardino dei Libri

La Scienza dello Spirito per Tutti - Mp3 La Scienza dello Spirito per Tutti – Mp3
Roma 22-23-24 aprile 2005
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Senso e Meta dell'Evoluzione Umana - Mp3 Senso e Meta dell’Evoluzione Umana – Mp3
Roma 5-6-7 maggio 2006
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Società Multiculturale ad un Bivio - Mp3 Società Multiculturale ad un Bivio – Mp3

Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

I Retroscena del 666 I Retroscena del 666

Quaderni di Flensburg

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Convegno di Natale Il Convegno di Natale
Per la fondazione della Società Antroposofica Universale 1923/1924
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Le Api Le Api

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Contributo Antroposofico alla Psicoterapia Contributo Antroposofico alla Psicoterapia

Quaderni di Flensburg – Autori Vari

Compralo su il Giardino dei Libri

Cristo Ricambia il Bacio - 2° Parte Cristo Ricambia il Bacio – 2° Parte
Al Giuda che vive in ogni uomo
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Che Cosa ne Sarà di Mio Figlio? Che Cosa ne Sarà di Mio Figlio?
Per un’educazione alla libertà e all’amore
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Cosa Vuol Dire Risurrezione Cosa Vuol Dire Risurrezione
Vivere da spirito immortale
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Enigma dell'Uomo L’Enigma dell’Uomo

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Sangue è un Succo molto peculiare Il Sangue è un Succo molto peculiare
Conferenza tenuta a Berlino il 25 ottobre 1906
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Enigmi dell'Essere Umano Enigmi dell’Essere Umano

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Parsifal e Lohengrin Parsifal e Lohengrin

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Pasqua, la Festa dell'Esortazione Pasqua, la Festa dell’Esortazione

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Liberazione dell'Attore Liberazione dell’Attore

Peter Bridgmont

Compralo su il Giardino dei Libri

Le Sorgenti della Cultura Occidentale Le Sorgenti della Cultura Occidentale
Volume 1° – I misteri dell’antichità
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Vangelo di Giovanni Il Vangelo di Giovanni
e i sinottici
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Uomo e la Tecnica L’Uomo e la Tecnica
Il Ruolo della macchina nell’evoluzione dell’uomo
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'uomo tra Potere e Libertà L’uomo tra Potere e Libertà
Nell’era della globalizzazione e dell’individuo
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Iniziazione L’Iniziazione
Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

La Filosofia della Libertà La Filosofia della Libertà

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Introduzione alla Scienza dello Spirito Introduzione alla Scienza dello Spirito
Le grandi sfide all’inizio del millennio
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Cammini dell'Anima Cammini dell’Anima
La realtà dello spirito nella vita di oggi
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Sonno e Morte Sonno e Morte

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Famiglia in trasformazione Famiglia in trasformazione

Quaderni di Flensburg

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Mondo dei Sensi e il Mondo dello Spirito Il Mondo dei Sensi e il Mondo dello Spirito

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Problemi dell'Alimentazione Problemi dell’Alimentazione

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Dieta Contro il Cancro Dieta Contro il Cancro
Come provvedere anche per la prevenzione?
Udo Renzenbrink

Compralo su il Giardino dei Libri

Euritmia Euritmia

Lidia Baratto Gentilli

Compralo su il Giardino dei Libri

La Fiaba di Goethe La Fiaba di Goethe

J.W. Goethe

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Arte di Guarire Scientifico-Spirituale L’Arte di Guarire Scientifico-Spirituale

Otto Wolff

Compralo su il Giardino dei Libri

Crisi Ambientale. Debolezza Immunitaria. Come Nutrirci? Crisi Ambientale. Debolezza Immunitaria. Come Nutrirci?

Udo Renzenbrink

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Alimentazione nella Seconda Metà della Vita L’Alimentazione nella Seconda Metà della Vita

Udo Renzenbrink

Compralo su il Giardino dei Libri

Attraverso la Cruna dell'Ago Attraverso la Cruna dell’Ago
Come rinnovarsi ogni giorno
Bernard Lievegoed

Compralo su il Giardino dei Libri

Pedagogia Curativa Pedagogia Curativa
Aiuti per la cura dei disturbi nello sviluppo
Bernard Lievegoed

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Vangelo di Giovanni in Relazione con gli Altri Tre e Specialmente col Vangelo di Luca Il Vangelo di Giovanni in Relazione con gli Altri Tre e Specialmente col Vangelo di Luca

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Karma e Reincarnazione Karma e Reincarnazione
Quaderni di Flensburg
Quaderni di Flensburg

Compralo su il Giardino dei Libri

L'uomo, Sintesi Armonica delle Attività Creatrici Universali L’uomo, Sintesi Armonica delle Attività Creatrici Universali

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Antroposofia L’Antroposofia
Il messaggio di Steiner
Gabriele Burrini – Alda Gallerano

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Odissea: il cammino di ogni uomo L’Odissea: il cammino di ogni uomo

Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Umanità una sola famiglia L’Umanità una sola famiglia
Una Scienza dello Spirito per superare ogni ostilità
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Prendere in mano la Propria Vita Prendere in mano la Propria Vita
Lavoro sulla biografia personale
Gudrun Burkhard

Compralo su il Giardino dei Libri

Equilibrio interiore Equilibrio interiore
L’arte di mediare fra gli estremi
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Destino dell'uomo Il Destino dell’uomo

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Per una Rinascita del Natale Per una Rinascita del Natale
Come una bimba incontrò Gesù Bambino. Il buon Gherardo – un racconto natalizio
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Capire il Karma, amare la provvidenza Capire il Karma, amare la provvidenza
Il cammino dell’uomo di vita in vita
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Dalla mia vita Dalla mia vita
La mia esperienza con la Chiesa e l’Antroposofia
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Arte dell'Incontro L’Arte dell’Incontro
Ascoltare e capire l’altro
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Uomo e la Terra L’Uomo e la Terra
Un’antica amicizia, un destino comune
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Giuda Ritorna Giuda Ritorna

Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Scena e retroscena Scena e retroscena
Della situazione mondiale
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Il Buon Samaritano Il Buon Samaritano
Quando l’impossibile diventa realtà
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Cristo Ricambia il Bacio - 1a parte Cristo Ricambia il Bacio – 1a parte
al Giuda che vive in ogni uomo. Un piccolo regalo che può infondere coraggio
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Cristianesimo e Libertà Cristianesimo e Libertà
La religione in cerca dell’Uomo. Un piccolo regalo per chi cerca la libertà vera
Pietro Archiati

Compralo su il Giardino dei Libri

Gli uni per gli altri Gli uni per gli altri
Interessarsi al prossimo è possibile. Un piccolo regalo per realisti idealistici
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Da chi ho ereditato la mia anima? Da chi ho ereditato la mia anima?
Il cammino dell’uomo di popolo in popolo
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Angeli Angeli
Quaderni di Flensburg
Autori Vari

Compralo su il Giardino dei Libri

L'Albero di Natale L’Albero di Natale
Un simbolo
Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

La Missione Universale dell'Arte La Missione Universale dell’Arte

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

L'azione del karma L’azione del karma

Rudolf Steiner

Compralo su il Giardino dei Libri

Esercizi per l'autoeducazione

Post

Come modificare i parametri di Grub

In Costume & Società on 3 Settembre 2009 di ReMa2007net.tk

Inviato da ReMa2007net.tk tramite Google Reader:

tramite Linux Feed di Emiliano il 03/09/09


Chi ha installato sul PC sia Linux che Windows, deve all’avvio del PC, selezionare il sistema che desidera utilizzare tramite una interfaccia chiamata Grub.

Fino a qui nessun problema e tutti conosciamo le grandi potenzialità del Grub.

Però se i settaggi di default e l’aspetto del Grub non ci soddisfano, possiamo mettere mani per modificare alcuni parametri, vediamo come.

La procedura è molto semplice perchè interamente grafica.

Basta installare StartUp Manager da questo link, disponibile anche su molti repository sia delle distro basate Debian che Red Hat.

Possiamo seleziona il sistema di defaut, il tempo dell’avvio, i colori di fondo o un immagine di fondo, la risoluzione grafica, il numero di Kernel, impostare una password di sicurezza, ecc.

Tantissime soluzioni per migliorare l’avvio del grub.

Assolutamente consigliato!

]

Operazioni consentite da qui: