Notizie :: Sarkò mette fuorilegge l’happy hour

20 05 2008

 

Sarkò mette fuorilegge l'happy hour


GUIDO FURBESCO
MILANO
Addio daiquiri alla fragola e birre medie a metà prezzo, addio al rito dell’aperitivo e del bicchiere economico, in quel limbo carico di aspettative e di incipiente divertimento che ti prende appena esci dall’ufficio e di andare a casa non se ne parla. La notizia riguarda i francesi e speriamo che lì rimanga confinata. Da quelle parti sembra che l’happy hour, quella geniale intuizione per cui cocktail e drink vengono serviti a metà prezzo, abbia le ore contate.
Le cifre sono spietate, la lotta all’alcolismo non vuol sentire ragioni e così il pacchetto normativo messo a punto dalla Commissione interministeriale di lotta contro la droga e la tossicodipendenza sancisce pure «il divieto della promozione di bevande alcoliche con tariffe favorevoli, nei luoghi di vendita e di consumo». Caro happy hour, adieu: «Sopprimerli è ridicolo, sono dei momenti per stare assieme che permettono ai bar di attirare la clientela», ha commentato Patrick Malvaes, presidente del Sindacato nazionale delle discoteche e dei luoghi di svago: «non si capisce come queste misure potranno risolvere i problemi di alcolismo». E in effetti il buon Malvaes un po’ di ragione ce l’ha: sicuri che i giovani in cerca di una sbronza facile si arrendano davanti a un divieto del genere? Ma soprattutto, lasciando ai francesi quello che è dei francesi: e se una cosa del genere capitasse in Italia, come reagirebbe il popolo degli aperitivi, tra i più ferrati sul tema?
«L’happy hour da noi non esiste più», spiega Seba, che a Milano gestisce alcuni dei locali più frequentati alle ore del tramonto come il Living e l’Exploit: «Non c’è il “prendi due paghi uno”, ma soltanto un piccolo sconto sulle consumazioni. In più c’è il tavolo delle tartine e del cibo, che a volte può anche funzionare da sostituto della cena vera e propria».
Come dire: paese che vai, usanze serali che trovi. Se all’estero pensano più ad «ammazzarsi» d’alcol, qui il rito dell’aperitivo è più articolato: c’è il daiquiri, l’oliva ascolana e i tentativi di chiacchiera con la vicina di divanetto. «E’ un rito sociale che ha cambiato le abitudini di molti giovani», continua Seba. «C’è qualcuno che esagera, ma sono una percentuale molto bassa. E poi la gente è diventata più esperta: ora riconoscono la differenza tra un drink fatto a regola d’arte e tra una buona vodka e una di scarsa qualità».
Siamo diventati grandi, insomma. E sull’arte del bicchiere serale diamo un po’ di punti anche ai cugini francesi. Lì, intanto, la guerra all’ora felice è già iniziata: gli aperitivi a metà prezzo sono vietati a Nantes dal novembre scorso mentre a Rennes non è più possibile consumare bevande alcoliche nelle strade né venderle dopo le 20.

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