Cinema: AMERICAN HISTORY X
17 05 2008Eccomi qua…
In questo nuovo appuntamento parleremo di un film datato 1999: American History X.
L’assoluto protagonista di questa pellicola diretta da Tony Kaye è Edward Norton nei panni di Derek Vinyard, neo-nazista di Los Angeles.
American History X è la storia di Derek, e di suo fratello Danny (Edward Furlong). Il film ha inizio il giorno della scarcerazione di Derek, e del suo ritorno a casa. Derek è stato in prigione per tre anni dopo aver aperto il fuoco su due ragazzi di colore che nottetempo stavano tentando di rubargli la macchina. Derek è un Nazi Skinhead (non credo che ci sia bisogno di spiegare cosa vuol dire), ha una svastica tatuata sul petto e la camera arredata con cimeli nazisti, si dà da fare in atti di violenza e vandalismo, fa parte di una locale organizzazione di giovani neonazisti che viene finanziata da Cameron Alexander (Stacy Keach), proprietario di una casa editrice che pubblica libri propagandistici e dischi di gruppi musicali che inneggiano alla supremazia bianca.
Il giorno stesso della scarcerazione, a scuola, il fratello Danny consegna come compito per casa, un saggio sul Mein Kampf (la paranoica opera letteraria di un giovane Adolf Hitler, pubblicata attorno al 1925, di cui sono state vendute oltre 10 milioni di copie, e che divenne una vera e propria Bibbia dell’antisemitismo), pensando di seguire al meglio l’esempio del fratello in questo modo. Ma in carcere il fratello è cambiato. Non fraternizzando con ragazzi di colore, ma subendo violenze e soprusi da parte degli stessi suoi “fratelli” naziskin. Il suo ex-professore del liceo, Sweenie (Avery Brooks), un nero, lo ha inoltre aiutato nel recupero, attraverso l’ascolto e la lettura, e gli ha parlato con preoccupazione di suo fratello Danny, di cui è a sua volta professore, che sembra prendere la sua stessa strada.
Così, il professor Sweenie assegna a Danny, il compito di riscrivere la sua tesina intitolandola American History X, e incentrandola sulla figura di suo fratello e su come questa abbia influito sulla sua vita, e Derek, a sua volta, cerca di far si che Danny rompa ogni rapporto con i gruppi skinhead ed il loro leader, finanziatore e mentore.
Lì per lì, Danny si rifiuta di accettare il cambiamento, e il gruppo di neonazisti, continua a vedere Derek come un esempio, finché non è Derek di persona ad affrontarli per tentare di chiarire la sua nuova posizione, e tentare di tagliare tutti i ponti. La cosa non va bene, e Derek deve darsi alla fuga. Raggiunto dal fratello, che lo assale per il modo in cui si sta comportando con gli skinhead, dopo averlo calmato, gli racconta la sua storia, la sua esperienza personale in carcere e l’ammissione del suo errore.
Il ragazzo, alla fine sembra convinto dal fratello e i due tornano a casa, dove Danny finisce di scrivere il suo saggio chiudendolo con una citazione di Abraham Lincoln che dice testualmente:
« Noi non siamo nemici, ma amici. Noi non dobbiamo essere nemici. Possiamo essere stati tesi dalle nostre passioni, ma ciò non deve rompere i nostri legami d’affetto. Le corde mistiche della memoria suoneranno se toccate ancora, come sicuramente saranno, dai migliori angeli della nostra natura ».
Ma è troppo tardi. L’odio genera odio, e così come le classi povere bianche, emarginate hanno cercato nell’odio la risposta, così avviene per le classi povere nere. Mentre nella notte alcuni gruppi armati mandano in ospedale alcuni degli skinhead, un ragazzo di colore, che con Danny aveva avuto un diverbio qualche giorno prima, suo coetaneo, gli spara nei bagni della scuola, uccidendolo. Alcune fonti non ufficiali affermano che il vero finale non sia quello che tutti conosciamo, con il mare e spiaggia e con sfondo il tramonto, bensì che il film termini con Derek che mosso dall’odio si rade a zero di nuovo la testa, finale però di cui non esistono tracce, se non voci poco credibili e comunque mai provate.
Un film di quelli “pesanti”. Un film da guardare. Un film che deve far riflettere, e che lascia un sensazione quasi di disgusto, combinato a tristezza per l’ennesima sconfitta. Chi sia sconfitto in questo film, lo lascio giudicare a voi, le chiavi di lettura finali possono essere innumerevoli.
Un grande, come al solito, Edward Norton con il corpo tatuato di svastiche e il volto sempre cupo e spesso violento, reso ancora più duro dalla testa rasata. Ed è infatti lui a reggere il maggior peso del film meritandosi anche una citazione per l’Oscar anche se il tema eccessivamente violento del film ne ha comunque raffreddato la sua candidatura.
Al prossimo film, ed alla prossima recensione…
Ciao………







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Ottima recensione. Tra l’altro ottimo film che io ho già visto due volte.