Donald e l’ultimo capitolo della vita
di Antonio Monda
Jim Harrison ha conquistato una discreta popolarità in Italia grazie all’adattamento cinematografico dei suoi best seller Revenge e Legends of the fall (per il film era stato scelto un titolo da soap opera: Vento di passioni), ma negli Stati Uniti è giustamente considerato da molti anni un autore di tutto rispetto e dal sicuro talento da narratore, grazie alla capacità di alternare romanzi destinati al grande pubblico popolare ad altri decisamente più raffinati, libri per l’infanzia a saggi appassionati sul suo Michigan, raccolte di poesie a preziosi racconti pubblicati sul New Yorker. Ritorno sulla terra, che esce in Italia per Rizzoli, appartiene ai risultati migliori di questo scrittore settantunenne, il quale ambienta ancora una volta la vicenda raccontata nei grandi spazi del Nord.
Ma sin dalle prime righe («Sto qui disteso a parlare con Cynthia visto che con la mia malattia praticamente non riesco a far altro»), Harrison sceglie un tono intimista, per raccontare la storia di un uomo colpito dal morbo di Gehrig, il quale, consapevole di aver poco da vivere, affida il suo futuro alla parola e alla memoria.
La felice intuizione di Harrison è proprio nel contrasto tra il tono confidenziale e segnato dalla fragilità umana, e l’esaltazione della potenza maestosa della natura, espresso anche nel precedente True North.
Il protagonista Donald parla affinché i figli sappiano da dove provengono e celebrino la propria vita come un rito nel quale ogni dettaglio è parte di un dono misterioso di cui dobbiamo essere grati. Harrison riesce ad evitare la facile mitizzazione di luoghi e personaggi, ma nel celebrare la dignità di fronte ad ogni momento fondamentale della vita, ed in particolare della morte, ricorda con malinconia scenari, uomini e sentimenti «come non ce ne saranno più».











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