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9 05 2008

 

Il male di vivere spiegato via e-mail

di Stefano Giovanardi

Èuna raccolta di e-mail, quella che il trentenne esordiente Francesco Ceccamea consegna alle stampe in Silenzi vietati: e-mail senza risposta, lunghe o lunghissime, tutte con uno stesso destinatario, che è poi Massimo Onofri, noto critico militante nonché professore all’Università di Sassari. Prima di divenire tale, però, Onofri aveva insegnato italiano in un istituto tecnico commerciale di Vetralla, in provincia di Viterbo, dove aveva avuto fra i suoi alunni proprio Ceccamea. Il quale ora gli riversa addosso uno stralunato monologo sul suo provinciale male di vivere, tanto logorroico quanto spesso esilarante, tanto in apparenza svagato quanto pronto a vivisezionare con estrema lucidità pulsioni, complessi e stati d’animo.

Il Moloch dello scrivente è la sua astinenza sessuale, dovuta a una patologica timidezza nei confronti dell’altro sesso e a una diabolica capacità di procurare alibi razionali alla sua inscalfibile inazione. A niente vale la frequentazione di un improbabile psicologo molto più a suo agio nei panni di un segretario galante (e dettagliatissimi resoconti delle sedute vengono ammanniti all’incolpevole Onofri), a niente il tentativo tragicomico di penetrare nei recessi dei nodi psichici indotti dalla famiglia e dall’ambiente.

Il romanzo epistolare si apre e si chiude sulla stessa desolata situazione, senza alcun progresso o evento anche minimo che possa almeno in parte mutarla. Ma la propagazione secondo cerchi concentrici sempre più ampi dei monologhi di Ceccamea svela a poco a poco un’infinità di rivoli narrativi, sostenuti da un’implacabile autoironia e da un risentito sarcasmo nei confronti di una provincia tanto miope e incosciente e insopportabile, quanto in definitiva impossibile da abbandonare. Un esordio molto promettente, al di là di qualche lungaggine e qualche battuta troppo facile, soprattutto per la freschezza e la duttilità della scrittura.

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