Aldo Moro

9 05 2008

 

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Roma, 9 maggio 2008

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deposto una corona in via Caetani, davanti alla lapide che ricorda il sacrificio di Aldo Moro, il presidente della Dc, ucciso dalle Br, il cui corpo fu trovato, in questa strada, nel bagaglio di una Renault-4 rossa, 30 anni fa.
Il presidente Napolitano e’ arrivato in via Caetani alle 9,45 e si e’ soffermato in raccoglimento davanti alla lapide che ricorda quel tragico 9 maggio di trent’anni fa, quando il presidente Moro “fu freddamente ucciso con disumana ferocia da chi tentava inutilmente di impedire un programma coraggioso e lungimirante” queste le parole di Napolitano.  
Nella strada erano gia’ presenti vari esponenti politici tra cui Gerardo Bianco, Franco Pisanu, Gianfranco Rotondi, Mauro Cutrufo, Luigi Zanda, Vannino Chiti e Rosy Bindi. C’erano anche il prefetto di Roma Carlo Mosca e il questore della capitale Marcello Fulvi.
Anche Francesco Cossiga si e’ recato in Via Caetani a deporre una corona di fiori ma non ha partecipato alla commemorazione di Moro e di tutte le vittime del terrorismo al Quirinale dove e’ presente la famiglia dello statista. Cossiga assieme a Giulio Andreotti e Benigno Zaccagnini e’ considerato dalla famiglia di Moro responsabile della morte del leader democristiano e nelle lettere che Moro scrisse dalla sua prigionia accusa  Zaccagnini, Cossiga e Andreotti di non voler fare niente per salvarlo. Per questa ragione, Cossiga, che si era recato al Quirinale, informato della presenza dei Moro, ha deciso di non entrare nella sala dove e’ in corso la cerimonia.

Rai.it

 

« Le forze politiche hanno bisogno di una profonda trasformazione. La loro vita interna è sfibrata dalle mediazioni continue »
(A.Moro[1])
Bandiera italiana
Stemma Presidente della Repubblica

Presidente del
Consiglio dei Ministri

Aldo Moro
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Luogo di nascita Maglie (LE)
Data di nascita 23 settembre 1916
Luogo di morte Roma
Data di morte 9 maggio 1978 (61 anni)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione professore universitario di diritto penale
Partito politico Democrazia Cristiana
Coalizione Centro-Sinistra
Data incarico 4 dicembre 1963 - 24 giugno 1968
23 novembre 1974 - 29 luglio 1976
Predecessore Giovanni Leone
Mariano Rumor
Successore Giovanni Leone
Giulio Andreotti

Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri e presidente del partito della Democrazia Cristiana.

Venne rapito il 16 marzo 1978 ed ucciso il 9 maggio successivo da appartenenti al gruppo terrorista delle Brigate Rosse.

Indice

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Biografia

Moro era considerato un mediatore capace e particolarmente abile nella gestione e nel coordinamento politico delle cosiddette “correnti” all’interno del suo partito. Fu un convinto assertore della necessità di un centrosinistra, da raggiungersi in forma di coalizione politica. Per questa sua scelta politica fu osteggiato da più parti, pure dai conservatori presenti nelle file clericali: il 16 marzo del 1978 alla notizia del rapimento dell’Onorevole Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, il Cardinal Siri a chi gli dava la notizia dirà: “Ha avuto ciò che si meritava”[citazione necessaria] (cfr. Corrado Guerzoni, “Alle otto della sera”, Radiodue RAI marzo aprile 2008 - ora su www.radio.rai.it/radio2/alleottodellasera.cfm)}.

La carriera

Aldo Moro e Amintore Fanfani, definiti i due "cavalli di razza" della Democrazia cristiana.

Aldo Moro e Amintore Fanfani, definiti i due “cavalli di razza” della Democrazia cristiana.

Nacque a Maglie, in provincia di Lecce, da genitori di origine barese. Conseguita la Maturità Classica al Liceo “Archita” di Taranto, si iscrisse presso l’Università degli studi di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza, dove conseguì la laurea con una tesi su “La capacità giuridica penale.

Militò, assieme a Giulio Andreotti, nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana, di cui fu presidente nazionale tra il 1938 e il 1941. Dopo qualche anno di carriera accademica, fondò nel 1943 a Bari, con alcuni amici, il periodico «La Rassegna» che uscì fino al 1945, anno in cui sposò Eleonora Chiavarelli, con la quale ebbe quattro figli.

Nel 1945 diventò inoltre presidente del Movimento Laureati dell’Azione Cattolica e direttore della rivista «Studium».

Tra il 1943 ed il 1945 aveva iniziato ad interessarsi di politica ed in un primo tempo mostrò particolare attenzione alla componente della “destra” socialista, successivamente però il suo forte credo cattolico lo spinse verso il costituendo movimento democristiano. Nella DC fin da subito mostrò la sua tendenza democratico-sociale, aderendo alla componente dossettiana (in pratica la “sinistra DC”).

Nel 1946 fu vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, ove entrò a far parte della Commissione che si occupò di redigere il testo costituzionale. Eletto deputato al parlamento nelle elezioni del 1948, fu nominato sottosegretario agli esteri nel gabinetto De Gasperi.

Divenne professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Bari e nel 1953 fu rieletto alla Camera, ove fu presidente del gruppo parlamentare democristiano. Nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni e l’anno dopo risultò tra i primi eletti nel consiglio nazionale del partito durante il VI congresso nazionale del partito.

Ministro della Pubblica Istruzione nei due anni successivi (governi Zoli e Fanfani), introdusse lo studio dell’educazione civica nelle scuole. Nel 1959 ebbe affidata la segreteria del partito durante il VII congresso nazionale. Nel 1963 ottenne il trasferimento all’Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze Politiche.

Fino al 1968 ricoprì la carica di Presidente del Consiglio alla guida di governi di coalizione con il Partito Socialista Italiano, insieme agli alleati tradizionali della DC: i socialdemocratici ed i repubblicani.

Dal 1969 al 1974, assunse l’incarico di ministro degli Esteri, per divenire nuovamente presidente del consiglio fino al 1976. Nel 1975 il suo governo conclude il Trattato di Osimo, con cui si sanciva l’appartenenza della Zona B del Territorio Libero di Trieste alla Jugoslavia.

Nel 1976 fu eletto Presidente del consiglio nazionale del partito.

No al “Processo in piazza” e “Compromesso storico”

Nel 1975, il 28 agosto, Pier Paolo Pasolini lanciò un appello dalle colonne del Corriere della Sera a processare pubblicamente la DC [2].
Il 10 marzo 1977 Luigi Gui esponente democristiano, venne rinviato all’Alta Corte per lo scandalo Lockheed. La reazione di Aldo Moro fu un lungo discorso al parlamento, con cui difese l’operato della Democrazia Cristiana e dei suoi uomini pronunciando una frase che divenne famosa: “Non ci lasceremo processare in piazza“.

In seguito a questi avvenimenti fu uno dei leader politici che maggiormente prestarono attenzione al progetto del cosiddetto Compromesso storico di Enrico Berlinguer, che nell’anno precedente pubblicamente aveva fatto lo strappo con Mosca, rendendosi quindi accettabile agli occhi democristiani. Il segretario nazionale del Partito Comunista Italiano aveva infatti proposto una innovativa solidarietà politica fra i Comunisti, Socialisti e Cattolici, in un momento di profonda crisi economica, sociale e politica in Italia.

All’inizio del 1978 Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana fu l’esponente politico più importante fra coloro che individuarono una strada percorribile per un governo di “solidarietà nazionale” che includesse anche il PCI, sia pure senza suoi ministri nella prima fase di attuazione.

Questa voce è di parte

Questa voce di politica è ritenuta non neutrale: per contribuire, partecipa alla discussione.
Motivo: dalla frase sembrerebbe che il fine ultimo di Moro fosse quello di arrivare a delle condizioni politiche in cui la DC andasse all’ opposizione. Poco credibile che un presidente di partito voglia estromettere lo stesso dal governo di una nazione Vedi anche: Progetto politica Portale politica Segnalazione di Bramfab Discorriamo 18:42, 31 mar 2008 (CEST)sezione=

A questo proposito, scrive[citazione necessaria], nel 1982, Roberto Ruffilli, che sarà ugualmente vittima delle BR dieci anni dopo Moro: “In definitiva il presidente democristiano viene a far consistere la terza fase in due tempi diversi. Il primo è quello più noto della solidarietà di tutte le forze democratiche nella condizione di una emergenza assai pericolosa per la democrazia repubblicana. Ma nel medio lungo periodo il punto fermo è l’avvento di una democrazia dell’alternanza che consenta a tutte le formazioni popolari del paese di far valere i propri progetti e i propri programmi”. Si trattava, secondo l’ interpretazione di Ruffilli, di “sbloccare” la democrazia italiana ed arrivare infine ad una vera alternanza di governo.

Il sequestro e l’uccisione

Per approfondire, vedi la voce Caso Moro.
La celebre foto del Presidente Moro sequestrato dalle BR

La celebre foto del Presidente Moro sequestrato dalle BR

Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, l’auto che trasportava Moro dall’abitazione alla Camera dei Deputati fu intercettata in via Mario Fani da un commando delle Brigate Rosse. In pochi secondi, i terroristi ne uccisero la scorta e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

Dopo una prigionia di 55 giorni il cadavere di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio nel cofano di una Renault 4 a Roma, in via Caetani, emblematicamente vicina sia [3] a Piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana), sia a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano).

Moro oggi

Dall’anno seguente alla sua uccisione, l’esponente della Democrazia Cristiana viene ogni anno ricordato con messaggi e cerimonie presenziate dalle cariche istituzionali. In questi anni, ad Aldo Moro sono state dedicate diverse trasmissioni televisive. Il 4 maggio 2007, il Parlamento ha votato e approvato una legge con il quale si istituisce il 9 maggio il “Giorno della memoria” in ricordo di Aldo Moro e di tutte le vittime del terrorismo.

Tra aprile e maggio 2007 è stata presentata presso la sede dell’Istituto San Giuseppe delle suore Orsoline a Terracina e presso la sede dell’associazione Forche Caudine a Roma (storico circolo dei Romani d’origine molisana), alla presenza di Agnese Moro, figlia del leader democristiano, una raccolta ragionata degli scritti giornalistici di Aldo Moro, curata dal giornalista Antonello Di Mario ed edita da Tullio Pironti.

Nella notte tra l’ 8 e il 9 giugno 2007, giorni della visita del Presidente degli USA George W. Bush in Italia, la lapide di via Fani che ricorda il rapimento di Aldo Moro e le cinque persone della scorta uccise, è stata profanata con la scritta “Bush uguale a Moro”. Le più alte cariche istituzionali, personalità politiche e rappresentanti della società civile si sono dette indignate per quello che ritengono un atto vile.

Il giorno della domenica delle Palme del 2008, 16 marzo, a trenta anni esatti dal suo rapimento, il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro nell’omelia pasquale ha espressamente chiesto che si avvii un processo di canonizzazione per Aldo Moro: “uomo di infinita misericordia, che perdonò tutti”. La notizia è stata riportata dalla stampa locale: www.ecodicaserta.it, o da quella nazionale come il settimanale L’Espresso.

Opere su Aldo Moro

Filmografia

Teatro

Bibliografia

  • Aldo Moro, La democrazia cristiana per il governo del paese e lo sviluppo democratico nella società italiana, 1962

Uffici Politici

Predecessore: Segretario DC Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Amintore Fanfani 1959 - 1964 Mariano Rumor I
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Uffici di governo

Predecessore: Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Successore: Bandiera italiana
Giovanni Leone dicembre 1963 - giugno 1968 Giovanni Leone I
Mariano Rumor novembre 1974 - luglio 1976 Giulio Andreotti II
Presidenti del Consiglio dei Ministri
Repubblica Italiana

Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D’Alema

Predecessore: Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana Successore:
Luigi Gui 1976 Francesco Cossiga I
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Luigi Gui {{{data}}} Francesco Cossiga  
Predecessore: Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore:
Giuseppe Saragat 1964 - 1965 Amintore Fanfani I
Amintore Fanfani 1965 - 1966 Amintore Fanfani II
Pietro Nenni 1969 - 1972 Giuseppe Medici III
Giuseppe Medici 1973 - 1974 Mariano Rumor IV
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Giuseppe Saragat {{{data}}} Amintore Fanfani  
Predecessore: Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica Italiana Successore:
Michele Di Pietro dal 6 luglio 1955 al 19 maggio 1957 Guido Gonella I
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Michele Di Pietro {{{data}}} Guido Gonella  
Predecessore: Ministro della Pubblica Istruzione Successore:
Paolo Rossi 19 maggio 1957 - 1° luglio 1958 Aldo Moro I
Aldo Moro 1° luglio 1958 - 15 febbraio 1959 Giuseppe Medici II
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Note

  1. ^ Intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari, l’Espresso 24 ottobre 1965
  2. ^ Pasolini.
  3. ^ Erroneamente, forse ad enfasi del fatto, venne riportato dalla stampa che il luogo del ritrovamento fosse esattamente a metà strada fra le sedi dei due partiti

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