BANCHE, GUERRA AL CONTANTE : ARTICOLO E DELUCIDAZIONI IMPORTANTI

8 04 2008

 

Fonte: LaRepubblica.it
Affari&Finanza
Banche, guerra al contante
punti premio a chi non lo usa


28 novembre 2006
Articolo di Barbara Ardù

Abi: sconti a chi paga con moneta di plastica anche per piccole spese. Il 70% degli italiani possiede il bancomat ma il 90% delle transazioni è in banconote.

GUBBIO - Guerra al contante. La dichiarano le banche italiane che vogliono far piazza pulita delle banconote, sfatare l’illusione che diano più sicurezza. Chiarire una volta per tutte che pagare con il bancomat non costa nulla. Perché così va il mondo e indietro non si può tornare: tra qualche anno nella Ue ci sarà un unico mercato dei pagamenti, dove il contante avrà vita dura.

Al fianco hanno parecchi alleati: il fisco, (il vice ministro Visco sogna un Paese dove le transazioni economiche siano tutte tracciabili); gli stessi italiani (7 su 10 hanno un bancomat, 4 su 10 una carta di credito) e infine il governo, che sull’idea di installare i Pos (la macchinetta dove si passa il bancomat) negli uffici pubblici è pronto a collaborare. Qualche nemico sulla strada dell’innovazione c’è.
La guerra al contante trascina nel baratro tutti quei lavori che garantiscono la circolazione delle banconote, un po’ come accadde ai cambiavalute con l’avvio dell’euro. Perché movimentare i soldi (dal trasporto alla sicurezza), ha un costo elevatissimo: circa 10 miliardi l’anno. “La guerra è appena iniziata - ha dichiarato Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Abi - il primo passo sarà incentivare l’uso del bancomat attraverso l’accumulo di punti per spese sotto i 50 euro. E perché non prevedere una detraibilità fiscale per i pagamenti effettuati senza contante”? È la proposta azzardata che Zadra lancia al governo. Ma forse sarebbe già qualcosa la detraibilità dei costi della carta di credito.
Eliminare il cash d’altra parte è propedeutico alla guerra all’evasione. In Francia i pagamenti ai professionisti non possono essere fatti in contante se superano i 100 euro. In Italia il limite è di 1000, fino al giugno 2007, che scenderanno a 500 l’anno dopo. I 100 euro inizialmente previsti per ora sono accantonati. Scoglio duro quello degli autonomi. Perché se i negozianti si sono arresi i professionisti nicchiano. “Sono pochissimi quelli che hanno un Pos”, spiega Domenico Santececca, direttore centrale Abi. E convincerli non sarà facile. “Riteniamo di avere vita più facile con i commercianti - aggiunge Zadra - perché un negozio si sceglie per la convenienza, un medico per la fiducia”.
Con la pubblica amministrazione i problemi sono altri perché si tratta di un moloc composto da 8mila comuni, migliaia di enti, ospedali, tribunali, ognuno con centinaia di sportelli e un proprio tesoriere. Quella che si annuncia è una guerra di trincea, che l’Abi ha tutta l’intenzione di vincere, anche perché il confronto con il resto del mondo è desolante (vedi tabelle). “Il punto - spiega Zadra - è chiarire agli italiani che pagare con il Pos è gratuito, sia che si spendano 50 euro o cinque”.
E la sicurezza? “Nel 99% dei casi vengono restituite al cliente le somme sottratte con fa frode”, assicura Domenico Santececca. L’oblio delle banconote è dunque vicino? Sembra proprio di sì. Le banche d’altra parte ne hanno tutto l’interesse: un cassiere fermo allo sportello a contar soldi costa un euro al minuto.

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POTERI OSCURI ALL’ATTACCO DELL’AMBIENTALISMO ITALIANO

8 04 2008

 

Fonte: ilternario.it
Una visione spirituale dei fatti politici
di Fausto Carotenuto
Poteri oscuri all’attacco dell’ambientalismo italiano.
  Chi sono e perché. Una posta in gioco altissima.
  Come uscirne bene. Una grande opportunità…

Alla vigilia delle elezioni, e nei mesi precedenti, una serie di forze dai contorni apparentemente poco chiari ha scatenato una campagna tendente a spegnere la voce degli ambientalisti in Italia.
Ultimo capro espiatorio, anche per la funzione svolta, il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Ma tramite lui l’intento è di colpire tutto il movimento “verde” italiano, e non solo quello che fa capo al suo partito.

Accuse risibili, forzature mediatiche del giornalismo schiavo dei poteri forti, per togliere credibilità ad un intero movimento. Certo l’ambientalismo italiano non è privo di pecche, di inesperienze, di leggerezze… In un difficile percorso di crescita che dai movimenti di base ha portato quelli che una volta erano giovani ed entusiasti idealisti a contatto con le melmose strutture di antichi ed oscuri poteri… Dagli atteggiamenti vischiosi e mai chiari, in percorsi pieni di trappole, di liturgie, di bizantinismi e di giochi di specchi di difficilissima interpretazione…
Con il rischio di ritrovarsi impigliati, anche con le migliori intenzioni, in situazioni strane e poco chiare. Magari in trappole appositamente tese proprio da chi mal digeriva i giovani entusiasti: quei nuovi rompiscatole dell’ambientalismo del “no” . Del no alle loro vecchie e nuove trame.
Certamente il movimento ambientalista italiano ha delle debolezze… e se vuole sopravvivere deve trovare strade nuove e percorsi più limpidi, scegliendo meglio le strategie ed i compagni di strada. Ma certamente non fa parte di quelle strutture di potere trasformiste e trasversali che da sempre vivono succhiando il sangue - energetico, psichico ed economico - degli italiani. E che ora sono dietro alla campagna per ridurre al silenzio le poche voci indipendenti rimaste in circolazione.
In effetti la posta in gioco è altissima, forse ben più alta di quanto non ritengano gli stessi attori di queste vicende.

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[ Isvara Giornale IT ] - domanda per tutti - Gli ‘Harinama’ -

8 04 2008

 di Renzo Samaritani

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La verità è che ho conosciuto gli Hare Krishna a cavallo tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80, trovando “per caso” in giro per casa (e scusate il gioco di parole) una copia della Sri Isopanisad. Domandai ai miei genitori ma nessuno ne sapeva nulla. A tutt’oggi non si sà da dove sbucò quel libro. Fatta sta che all’inizio della pubblicazione c’è una Conferenza di Prabhupada che io lessi tutta d’un fiato e mi sembrava tutto così ovvio! Finalmente qualcuno che parlava la lingua che avrei voluto parlare, che esprimeva i concetti che fin da bambino mi appartenevano. Comunque poi il libro finì in un cassetto. Dovete sapere che fin da ragazzino avevo la passione per le radio private e mia madre, allora giornalista locale ed ora famosa scrittrice internazionale, conduceva una trasmissione nella prima radio di Bologna quando ero ancora un bimbo e già avevo un microfono davanti alla bocca. Ad inizio anni ‘80 avevo appena chiuso una mia personale radio privata in città che si chiamava Antenna Verde ed un giorno smanettando su di un apparecchio radiofonico mi imbattei in una Radio Krishna Centrale appena sbarcata a Bologna: Parama Karuna devi dasi stava dando delle ricette di cucina. Io ero completamente affascinato dai discorsi strani di questa strana radio che parlava di un certo Krishna e che dava ricette vegetariane, rispondeva a telefonate in diretta e ogni tanto partiva una canzone che diceva “Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare”. Ripeto: ero totalmente affascinato! Presi subito il telefono in mano e feci lo 055820161: mi rispose Claudio Rocchi (Krishna Caitanya das) che subito mi arruolò per produrre delle trasmissioni da un, per ora solo virtuale, “studio RKC di Bologna”. E così spedii a Firenze una prova di un mio “Radio Italia” (la versione evoluta di “Speciale Italia”, con inserti dalle varie Redazioni italiane di RKC). Fu approvata e trasmessa e da lì continuai. E andai anche al tempio Hare Krishna di CastelMaggiore, ad una festa della domenica. Andai ad una, due, tre feste e già un certo Dayanidhi das mi aveva convinto a trasferirmi nel tempio. Per due anni ho vissuto lì e mi sono occupato della RKC-Bologna che trasmetteva da una stanzetta nella quale montai tutto il necessario e da sopra il tetto partiva il segnale che poi andava al ripetitore, che diffondeva poi il segnale in quasi tutta l’Emilia. La maggior parte delle ore ci si collegava allo studio centrale (Villa Vrindavana). Dopo quei due anni ho lasciato il movimento. Ho poi frequentato Ananda Marga, Osho e chi più ne ha più ne metta. Ho avuto da Osho l’iniziazione con il nome di Swami Veet Renzo, dagli Ananda con il nome di Vaikuntha, mi sono auto-chiamato con altri nomi vari ed ho preso altre iniziazioni che non starò qui a spiegare perché ormai non hanno nessuna importanza e non voglio annoiarvi. Fatto sta che poi torno sempre a Krishna ed ai Suoi Devoti, perché è impossibile starne lontani. Ho bevuto litri di gin in discoteche fino a mattina, per intere notti, ma Krishna era sempre lì. Non mi lasciava mai! Dell’iniziazione Vaishnava che ho preso con il nome di Ramananda das non parlerò stavolta perché è un capitolo a parte, ma se per alcuni anni avevo abbandonato tale nome è solo perché, come dice Isvari Priya devi dasi ho avuto e ho usato talmente tanti nomi che la mia mente era “nel pallone” e avevo bisogno di staccare un attimo (alcuni anni, appunto) la spina e di schiarirmi le idee.
RamanandaDas (RenzoSamaritani)

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