PER AVERE PACE

4 04 2008

di Renzo Samaritani

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Certamente possiamo cercare di opporci alla marea, ma non possiamo
aspettarci di annullarla. Il problema e’ a monte.
Quando hai la casa allagata a causa di una falla nell’impianto idraulico,
asciugare l’acqua per terra e’ futile.
Le basi sulle quali si sostiene la guerra, qualunque guerra, sono
l’ignoranza, il sospetto, l’egoismo, la mancanza di comunicazione positiva,
la frustrazione, l’illusione.
Nella societa’ queste falle continuano a perdurare, a livello collettivo e a
livello individuale.
Dobbiamo chiudere queste falle cambiando a monte: come viviamo, cosa
compriamo, come ci relazioniamo con i “diversi”, con gli immigrati, con le
altre culture e con le altre religioni.

Molti stanno ripetendo che le guerre non hanno niente a che vedere con la
religione. In un certo senso e’ vero. Dipendono infatti dall’ignoranza e dal
materialismo. Ma una grossa fetta dell’ignoranza e del materialismo si
fondano su miti culturali, patriottici, “religiosi”, dei quali non possiamo
e non dobbiamo ignorare l’esistenza. Specialmente quando l’identificazione
religiosa e’ un’identificazione territoriale o etnica o culturale (”i
musulmani”, “i cristiani”, “gli ebrei”).
A che serve parlare di interessi petroliferi e di politica internazionale a
un ignorante accecato e confuso convinto di andare a combattere per Allah,
per la patria americana, per “difendere la civilta’”, per mettere fine
all’oppressione, per ristabilire le leggi divine? Non ci crederebbe mai. Ci
ammazzerebbe prima. Infatti continuiamo a dircele tra di noi, queste cose.
Per darci la sensazione di essere intelligenti, saggi, evoluti. Ci troviamo
tra noi, alle manifestazioni, al bar, sulle mailing list di internet.
Ma la percentuale di gente che fa parte del “noi” e’ ancora troppo piccola.
Bisogna uscire dal gruppo, bisogna parlare con i mattoni del muro. I Pink
Floyd parlavano con i mattoni del muro, attraverso la musica, attraverso la
comunicazione di massa.

La massa non capisce i discorsi pratici, reali, terra terra, intelligenti e
costruttivi. Essendo un’entita’ astratta, la massa capisce solo gli
argomenti astratti.
Le parole civilta’, liberta’, fedelta’ alla religione, progresso, sono armi
psicologiche di cui non percepiamo la potenza. Le guerre le fanno le masse,
le elezioni le decidono le masse. La demagogia funziona sulle masse. E alle
masse bisogna versare quintali di “ideali”, perche’ e’ di quello che si
nutrono. Cose che nessuno capisce perche’ sono cosi’ vaghe da poter essere
sovrapposte a qualsiasi idea abbia l’individuo ignorante sull’argomento. E
civilta’ e liberta’ diventano impunita’ nei confronti di inquinamento e
sfruttamento di ogni genere. Fedelta’ alla religione diventa fanatismo e
distruzione dei valori diversi e delle persone diverse, estremizzazione ed
etichettamento. Sta tutto nell’interpretazione di chi viene nutrito di
demagogia. E i demagoghi stanno sempre bene attenti a non precisare niente,
altrimenti il gioco si scopre e non riescono piu’ a catturare le greggi e le
mandrie. Senno’ il gioco non funziona piu’, la rete non tiene.

Se la folla viene scissa in individui, la folla impara a vedere
l’individualita’ delle persone - e il “nemico” impersonale diventa un essere
umano come te e come me, un individuo, con i suoi problemi, le sue
aspirazioni, le sue debolezze, i suoi sogni, i suoi amori, le sue
meschinita’ e le sue grandezze. Una persona, ne’ piu’ ne’ meno.
E allora la guerra non funziona piu’. Si “cade” nell’amicizia, nelle
relazioni personali, si vede che siamo davvero tutti uguali e tutti diversi.
Tutte le guerre devono instillare diffidenza, odio e incomunicabilita’
attraverso la propaganda, senno’ non stanno in piedi.
Cosi’ la propaganda di Al Jezeera non e’ diversa dalla propaganda del tiggi’
italiano o delle reti tv a stelle e strisce. Gioca sulle emozioni,
sull’adrenalina, sulle identificazioni di parte. Propina a flusso continuo
motivazioni astratte, ideologiche nel senso peggiore del termine, prive di
qualsiasi contatto con la realta’, ma la propaganda (in tutti i campi)
illude la gente che un’azione cosi’ stupida e distruttiva come la guerra sia
“santa” e “buona”. E naturalmente, che “Dio e’ con noi”, e “percio’
sicuramente vinceremo noi e distruggeremo tutti i nemici della vera
civilta’”.
Non c’e’ differenza tra le decine di migliaia di volontari della jihad,
sprovvisti di armi e di addestramento, arrivati a piedi e in autobus, che si
sono ammassati in Pakistan alla frontiera con l’Afghanistan chiedendo a gran
voce di essere lasciati andare a “combattere la jihad per Allah”, e i poveri
Rambo scaricati dagli aerei americani che dopo un’adeguata dose di
“hollywood movies”, hamburger e propaganda imperialista sono pronti a farsi
ammazzare pur di “difendere i valori della civilta’, la liberta’ eccetera
eccetera”.
Le manifestazioni in piazza non li impressioneranno. Gli articoli sui
giornali non li leggeranno nemmeno. Le proteste, le lettere ai politici non
li sfioreranno minimamente.
Come non saranno impressionati o sfiorati i politici dei nostri governi.
Perche’ sanno che lo stesso fanatismo, la stessa ignoranza, lo stesso
egoismo, la stessa mancanza di comunicazione e collaborazione sui quali
giocano i mass media, i partiti e i modellatori dell’opinione pubblica sono
le leve sulle quali possono facilmente giocare per vincere le prossime
elezioni.

La democrazia e’ uno strumento che funziona solo se serve per aiutare le
masse a superare ignoranza, odio, incomprensione, egoismo, sospetto,
ristrettezza mentale. Altrimenti e’ solo un amplificatore per l’ignoranza e
un canale per demagogie di qualsiasi colore. La vera democrazia non si fa in
parlamento o in piazza. Si fa nei centri sociali, si fa negli scambi
culturali e religiosi che non stanno avvenendo a sufficienza. Si fa con la
solidarieta’ tangibile tra gruppi, tra classi sociali, tra etnie, tra
comunita’ religiose, tra nazionalita’.
Se non siamo disposti a tendere una mano agli “stranieri” che hanno cercato
rifugio nel nostro paese per non appoggiare i fondamentalisti, e per vivere
nella liberta’ e nella democrazia, se continuiamo a trattarli come nemici e
come intrusi, non potremo avere pace.
Se non siamo disposti al dialogo inter-religioso e inter-culturale per
appianare le differenze e trovare dei punti di contatto, spirituali e
pratici, non potremo avere pace.
Se non siamo disposti a rivedere le nostre scelte consumiste quotidiane, le
nostre logiche di investimento, le nostre pretese sul lavoro, i nostri
“diritti” affermati con scioperi e sprechi, non potremo avere pace.
Se non siamo disposti a pagare di persona, a tirarci su’ le maniche, a
spalare via i rifiuti dell’intolleranza e della stupidita’, non potremo
avere pace.
Se non siamo disposti a metterci nei panni di quelli che soffrono - per
qualsiasi motivo - e a lavorare con compassione, amore e rispetto per
mettere fine alla sofferenza - in qualsiasi luogo - non potremo avere pace.

Renzo Samaritani e Paola Mosconi

8 luglio 2003

—-Messaggio originale—-
Da: poetyca.it
Data: 30-mar-2008 18.28
Costruire la pace.

Quando punti il dito per condannare, tre dita restano puntate contro di te” [Proverbio cinese]

Amicizia e riflessione

Credo sia importante un’analisi relativa alle proprie responsabilità, alle aspettative e se e in che modo abbiamo trasmesso amicizia o altro.
Sicuramente, se è amicizia che offriamo (e non pretendiamo), dobbiamo essere in grado di scacciare da noi stessi sentimenti di possesso, cogliere in noi se dietro la parola amicizia si cela altro.

Prima di puntare il dito su quanto altri non avrebbero fatto per noi sarebbe opportuno chiedersi se, in fondo, ci attendevamo qualcosa.
Se riusciamo a non fuggire le nostre responsabilità, se siamo capaci di vedere cosa abbiamo sbagliato, se siamo capaci di manifestare dove si sia colto un malinteso (facile interpretare diversamente ed il dialogo leale serve a questo) allora si è capaci di portare avanti un rapporto maturo.
Troppo facile dare ad altri responsabilità e non vedere la trave che ci rende ciechi.
Dialogo, condivisione, senza nulla pretendere, è la migliore base per mettere le radici a rapporti destinati a durare nel tempo.
Quando muore in fretta era solo illusione.
Luglio 2007 Poetyca

http://www.poetyca.it/lampi_improvvisi/lampi_improvvisi.htm

Grandi e piccoli. Gli adulti per primi e i bambini per spirito d’emulazione imparano a tenere stretta un’opinione. A voler dimostrare a tutti i costi di avere ragione, dimenticando spesso come la realtà che si potrebbe cogliere, quando non si è liberi dall’attaccamemto è sempre distorta.
Pestare i piedi, urlare l’altrui torto, dimenticando di leggere in profondità cosa possa avere mosso in noi delle eccessive reazioni, è solo alimentare il nostro ego che non ci permette di distaccarci dall’attaccamento alle proprie opinioni, si diventa ” territoriali”, come se la difesa ad oltranza di quello che possa essere uno spazio che ci rappresenti sia capace di tenere in equilibrio una già precaria opinione di sè.
Si cercano alleanze, attenzioni e altre persone che ci possano appoggiare.
Ma, riflettendo, è meglio avere accanto il ” paladino a spada tratta” che inconsciamente alimenta la nostra dipendenza o chi, pur sapendo di rischiare la profonda incomprensione, sia capace di farci capire che, in fondo, è necessario mettere in atto una profonda analisi sull’eccessiva reazione legata a questa insicurezza?
Naturalmente si è liberi nelle personali scelte, esse saranno rispettate, ma non ha senso entrare in nuovi “loop” (percorsi senza uscita con la ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti mentali) e non fare nulla per venirne fuori. Essere capaci di maturità è tra le nostre opportunità.
Siamo sempre tutti pronti a puntare il dito contro gli altri. Gli altri sbagliano, gli altri si comportano male, gli altri mentono, gli altri sono incapaci e diversi da quanto vorremmo.
Gli altri, e noi?
E’comune il puntare l’indice contro qualcuno dicendo che ha fatto un errore, ma se osserviamo la nostra mano è facile notare che nel fare questo gesto ci sono altre tre dita che sono puntate contro di noi.
Il ruolo di queste tre dita è la chiave di volta per imparare che:

1) Non si deve essere sempre sicuri di avere ragione.
2) Anche se avessimo ricevuto un torto, è anche vero che non siamo infallibili.
3) La frustrazione ed il disagio provati ora ed altre volte precedenti devono indurre e non ripetere il nostro autoinganno.

Non è mai stato facile crescere, superare dei modelli che sono autoindotti ma avere modo di sperimentare l’ascolto interiore, di mettere una nuova procedura che spezzi la coazione a ripetere è la via che ci insegni a non giudicare e a “lasciare andare” la presa. Un modo maturo per non essere fonte di energie quali la rabbia ed il rancore che sono distanti dalla pace interiore e pongono in atto un percorso legato all’ignoranza e all’illusione.
Tre dita, non uno soltanto, sono la necessità di alimentare la pace interiore.

Un sorriso
Poe

LiberaMenteServo - COSTRUIRE LA PACE


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