Eunuchi (segue: Terzo Sesso)
10 03 2008Col termine eunuco (dal greco ἐυνή-ἔχω, “letto”-”custode”) sono indicati quegli esseri umani di sesso maschile che erano sottoposti, in età prepuberale o puberale, a interventi più o meno estesi di mutilazione dell’apparato genitale, tali da condurli all’impotentia generandi o a una più radicale impotentia coeundi.
L’istituto dell’evirazione ha caratterizzato un gran numero di società e di culture umane, in età antica, medievale e moderna, in Europa, Asia e Africa. Ciò era essenzialmente dovuto alla grande richiesta di persone cui poter affidare senza tema delicati compiti di sorveglianza dei ginecei ma anche per impedire l’adozione di pratiche nepotistiche nel caso si fosse deciso di affidar loro importanti e delicate funzioni, civili, militari o religiose o, infine (in caso di evirazione in età prepuberale), per esaltare il registro alto canoro, specialmente ricercato nei cori ecclesiastici o di teatro civile dove, fino all’età moderna, fu impedito il ricorso a rappresentanti del “gentil sesso” (nel Settecento fu celebre il soprano Farinelli).
Il valore sul mercato dell’eunuco dipendeva dall’età e dalle sue doti fisiche e intellettuali. Qualora evirato in età prepuberale, la percentuale dei sopravvissuti all’intervento (comprensibilmente estremamente stressante) era abbastanza alta ma a ciò faceva da contraltare il mancato sviluppo della sessualità secondaria (voce, massa muscolare poco tonica, indole tendenzialmente remissiva e poco intraprendente) che, salvo ciò fosse precisamente richiesto dal compratore, ne faceva abbassare relativamente il valore.
Al contrario chi fosse stato evirato in età post-puberale e fosse sopravvissuto (la frequenza dei morti nel corso dell’intervento, o immediatamente dopo, era infatti elevatissima) manteneva le caratteristiche sessuali secondarie (voce profonda, buon tono muscolare, indole maggiormente volitiva) e tutto ciò consentiva che egli avesse un valore assai più alto di mercato.
Nella cultura islamica gli eunuchi ( khiṣyān, sing. khāṣī ) - distinti dai veri e propri castrati (majābīb, pl. di majbūb) - divennero normale corredo dei potenti: dal Califfo, ai governatori, dai sovrani ai Sultani.
Sovente, oltre alla custodia degli harem, era loro affidata la cura dell’amministrazione e dell’apparato militare mentre non mancarono sovrani di ottime capacità (come fu il caso di Kāfūr nell’Egitto ikhshidide).
Particolarmente esperti nell’operazione erano, in ambiente islamico, gli Ebrei di Pachina e Lucena, come pure i loro correligionari di Verdun (i Radaniti) che, non avevano alcuna remora religiosa ad operare un tale intervento per i musulmani che acquistavano per questo fine schiavi dell’Alto Egitto, del Khorāsān, del Sind, dell’Abissinia e in genere, dei paesi sudanesi (Sūdān significa genericamente “Neri”).
Secondo fonti islamiche coeve o di poco successive, il califfo abbaside al-Muqtadir possedeva 11.000 eunuchi: 4.000 Greci e 7.000 Africani.
http://it.wikipedia.org/wiki/Eunuco
Invio la prima parte del documento originario di Amara. In realta’ mi sono accorta, traducendolo, che ho commesso un errore inviando prima una parte del secondo documento (”Precisamente non saprei…”), come uno che cerca di mettere il tetto di una casa prima di fissare le fondamenta. Purtroppo, a me i pezzi erano arrivati in ordine sparso, e siccome li consideravo interessanti anche per altre considerazioni filosofiche, desideravo farli circolare al piu’ presto, percio’ non ho valutato con sufficiente attenzione la struttura che doveva sostenere nel suo insieme un discorso cosi’ delicato e pieno di ramificazioni.
Cosidero quindi anche mia responsabilita’ lo scatenarsi delle reazioni negative, fanatiche e irrazionali che alcune persone hanno avuto in altra sede (su altri siti intendo), quando hanno letto la prima parte del secondo documento di Amara (Precisamente non saprei..), che in effetti puo’ suscitare delle reazioni sproporzionate se non viene preparato adeguatamente il terreno. Mi scuso per la mia valutazione insufficiente, e vi sottopongo la vera prima parte del discorso di Amara. Riepilogando, la trattazione si svolge in modo organico in questo modo:
1. Tritiya prakti (probabilmente ne verranno molte puntate)
2. “Precisamente non saprei…” in tutto tre puntate, di cui la prima e’ gia’ stata pubblicata
3. lettera di Bhaktitirtha Mj
4. estratto da una sanga di Tripurai Mj relativa a questi argomenti, che ho gia’ sulla scrivania
5. eventuali altri estratti e corrispondenze sull’argomento
6. eventuali altre informazioni su Amara e i devoti che collaborano con la Galva.
Buona lettura.
Paola Mosconi (& Renzo Samaritani)
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Tritiya prakriti: la gente del Terzo Sesso di Amara Das Wilhelm
“Presentazione del terzo sesso secondo la descrizione degli antichi testi vedici (induisti)”
Benvenuti nel sito internet “Tritiya prakrti, la gente del Terzo Sesso”. Questo sito e’ stato prodotto in collaborazione con la GALVA, Gay and Lesbian Vaishnava Association di Honolulu, Hawaii e ha lo scopo di informare gli induisti, i vaisnava e la gente in generale sul “terzo sesso” descritto nelle scritture vediche, cioe’ spiegare la natura dell’omosessualita’ e aiutare a correggere molti degli equivoci diffusi oggi tra la gente a proposito di gay e lesbiche.
Introduzione
Desidero innanzitutto offrire i miei rispettosi omaggi al mio amato gurudeva A C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Conoscendo il suo desiderio di vedere tutte le categorie della societa’ umana incluse nel sistema vedico di progresso spirituale, mi accingo umilmente al tentativo di scrivere questo documento. Il mio desiderio e’ quello di aiutare i lettori ad allontanarsi dalle trappole della discriminazione e dell’odio basate sulle distinzioni corporee, che costituiscono spesso una trappola per coloro che si impegnano nelle religioni materialistiche.
Nel tempi moderni ci sono state molte controversie riguardo alla posizione e ai diritti di gay e altri gruppi transessuali all’interno della societa’. Dovrebbero essere temuti ed eliminati come forze pericolose di corruzione all’interno della societa’? Dovrebbero essere ignorati o nascosti, privati dei diritti e dei privilegi fondamentali di cui godono gli altri cittadini? Oppure dovrebbero essere accolti semplicemente come un altro colore all’interno dell’arcobaleno della varieta’ umana? La risposta a queste domande si puo’ trovare nelle antiche scritture vediche dell’India, che hanno analizzato e registrato accuratamente tutti gli aspetti del comportamento umano fin da tempi immemorabili.
Dopo che i Veda furono emanati da Brahma all’inizio della creazione, Manu compilo’ i versi che riguardano le virtu’ civiche e l’etica, componendo il Dharma Sastra. Similmente, Brhaspati compose dei versi riguardanti la politica, l’economia e la prosperita’ per compilare l’Artha Sastra. Nandi, il compagno del Signore Siva, compose i versi che riguardano il piacere dei sensi e della sessualita’, compilando il Kama Sastra. Il grande saggio Vyasadeva mise per iscritto questo Kama Sastra approssimativamente cinquemila anni fa, insieme a tutte le altre scritture vediche, poi in tempi successivi venne diviso in molte parti e quasi perduto, finche’ venne compilato muovamente dal saggio brahmana Vatsyayana durante il periodo Gupta, circa nel 300 d.C. Il risultato fu il famoso Kama sutra, o “codici del piacere dei sensi”. Benche’ solitamente sia presentato agli occidentali sotto forma di un manuale di sesso esotico, il vero Kama sutra integrale ci offre una rara visione nella concezione sessuale dell’antica India vedica.
Tre categorie di genere
In tutta la letteratura vedica, il sesso o genere dell’essere umano viene chiaramente definito in tre categorie separate a seconda della “prakrti” o natura: “pums prakrti” o maschio, “stri prakrti” o femmina, e “tritiya prakrti” o terzo sesso. Questi tre generi non sono determinati semplicemente dalle caratteristiche fisiche, ma piuttosto da una valutazione dell’essere nel suo insieme, che include il corpo grossolano (fisico), il corpo sottile (psicologico) e una considerazione speciale basata sulle interazioni sociali (la condizione procreativa). Il terzo sesso o la terza natura viene analizzata nel Kama sutra e suddivisa in numerose categorie di persone che sono ancora visibili oggi e in genere sono definite con i termini di maschi gay e lesbiche. Hanno tipicamente un comportamento “transessuale” che spesso si puo’ riconoscere durante l’infanzia, e sono identificate da un orientamento omosessuale inerente che si manifesta nella puberta’. La natura omosessuale del terzo sesso e’ descritta in ampi dettagli nell’ottavo e nono capitolo della seconda parte del Kama sutra. Io trovo che il termine “transessuale” sia quello che si adatta meglio alla descrizione vedica di questa categoria di persone del terzo sesso. Tenete a mente che termini come “transessuale”, “gay” e persino “omosessuale” sono stati coniati di recente per necessita’, derivando da una cultura che e’ stata estremamente riluttante a riconoscere qualsiasi sesso che non sia maschio o femmina. Transessuale implica un miscuglio o una combinazione della natura maschile e di quella femminile al punto che non e’ piu’ possibile classificarla come maschio o femmina nel senso tradizionale della parola. Si puo’ usare l’esempio della miscela di vernice bianca e nera, che da’ come risultato il colore grigio, in tutte le sue diverse sfumature, che non puo’ piu’ essere considerato bianco o nero, anche se e’ semplicemente una combinazione dei due colori. Questo tritiya prakrti, o genere transessuale, viene menzionato in tutte le scritture vediche in modi diversi, poiche’ comprende una varieta’ di manifestazioni. Le persone del terzo sesso appartengono a una categoria piu’ ampia di persone “sessualmente neutre” conosciute come il terzo sesso, o genere neutro, i cui appartenenti sono chiamati “napumsaka”, o “coloro che non si impegnano nella procreazione”. Ci sono cinque tipi differenti di persone napumsaka:
1) i bambini, 2) gli anziani, 3) i neutri, 4) i brahmacari e 5) i transessuali (omosessuali). La definizione vedica comprende tutte queste categorie come sessualmente neutre, che erano protette e considerate fonte di buon augurio, in quanto si credeva che la loro presenza portasse fortuna. Tra queste cinque categorie, soltanto quella del genere transessuale si impegna in attivita’ sessuali, e per questo motivo e’ l’unica descritta dal Kama Sastra, che si riferisce a queste persone chiamandole Tritiya prakrti, la gente del terzo sesso. Voglio dunque chiarire che mi riferiro’ specificamente al gruppo transessuale (omosessuali) come “terzo sesso”, riferendomi ai cinque tipi di persone sessualmente neutre come “terzo genere”.
Cittadini transessuali
La societa’ vedica includeva ogni tipo di persone, e ciascun individuo era considerato come una parte integrale di un tutto piu’ vasto. Cosi’ tutte le categorie di esseri umani erano comprese e impegnate a seconda della loro natura. I cittadini transessuali non erano ne’ perseguitati ne’ privati dei diritti fondamentali. Avevano la possibilita’ di mantenere le loro associazioni o quartieri della citta’, vivere insieme nel matrimonio e impegnarsi in ogni tipo di occupazione lavorativa. Gli uomini gay potevano mescolarsi alla societa’ come i maschi comuni, oppure vestirsi e comportarsi come femmine, vivendo come travestiti. Erano particolarmente famosi come esperti nella danza, nel canto e nella recitazione, come barbieri o parrucchieri, massaggiatori o servitori domestici. Spesso venivano impiegati nelle zone femminili dei palazzi reali, e praticavano anche vari tipi di prostituzione. I travestiti erano invitati ad assitere a tutte le nascite, matrimoni e cerimonie religiose, perche’ la loro presenza era un simbolo di fortuna, e considerata di buon augurio, tradizione che continua in India ancora oggi. Le lesbiche erano conosciute come “svairini” o donne indipendenti, ed avevano la possibilita’ di guadagnarsi da vivere per conto proprio. Non ci si aspettava che prendessero marito.
I cittadini del terzo sesso rappresentavano soltanto una proporzione molto limitata della popolazione totale, secondo la maggior parte delle stime si poteva trattare circa del cinque per cento. Non erano considerati una minaccia in nessun modo, e generalmente erano considerati distaccati dai normali attaccamenti della procreazione e della vita di famiglia. In questo modo, i cittadini transessuali avevano una speciale posizione ed erano accolti come parte della societa’ civile vedica.
Una questione di semantica
Nelle prime traduzioni inglesi della letteratura vedica si trova uno strano essere. Si tratta di creature comiche e mitiche che sembrano aver perso ogni importanza al giorno d’oggi — descritte come ne’ uomini ne’ donne, o qualche volta come uomini e donne contemporaneamente. Sono paragonate ai “gandharva” o alle fate, e si crede che siano asessuati o privi di desiderio sessuale. Persino Arjuna, l’eterno compagno di Sri Krisna ed eroe del Mahabharata, divenne uno di questi esseri mentre si nascondeva durante il suo ultimo anno di esilio, secondo il piano del Signore. La’, vestito da donna, portava i capelli in trecce, si comportava con atteggiamenti femminili, e insegnava danza e canto alle fanciulle senza avere alcuna attrazione nei loro confronti. Benvenuti nel mondo del cosidetto “eunuco vedico”, un termine cosi’ arcaico e goffo da poter essere preso ad esempio per una buona lezione di semantica e negazione sociale. Innanzitutto, non esiste alcuna testimonianza di sistemi di castrazione dei maschi nell’antica India vedica.
Il termine inglese “eunuch”, in italiano “eunuco”, cioe’ maschio castrato, ha origine greca e veniva usato durante il medioevo per indicare gli omosessuali. Quando verso la fine del XIX secolo all’avvento della psichiatria moderna venne coniato il termine “omosessuale”, gli scrittori britannici continuarono a restare attaccati al termine “eunuco”, che era considerato piu’ decente secondo la mentalita’ vittoriana. Per questo usarono il termine per descrivere persone transessuali di tutto il mondo, in regioni che andavano dalla Grecia alla Persia, all’India, alla Cina, alla Polinesia e via dicendo. Durante il XIX secolo, quando la Gran Bretagna era la maggiore potenza mondiale e aveva soggiogato l’India, l’omosessualita’ era considerata un peccato cosi’ orribile da non poter nemmeno essere menzionato, e tantomeno discusso. Di conseguenza venivano usati termini vaghi e inappropriati per descrivere persone transessuali: eunuco, neutro, impotente, asessuato, ermafrodito, eccetera. Questi tipi di persone esistevano effettivamente in una certa misura e sono inclusi nella categoria del terzo genere, ma certamente non costituivano la maggioranza. Anzi, secondo la descrizione del Kama sutra e secondo il loro comportamento, i componenti del tritiya prakrti si impegnano quasi esclusivamente nell’omosessualita’. Evitando questo fatto si e’ arrivati a comprendere in modo incompleto cio’ che erano effettivamente gli eunuchi vedici, e quale continua ad essere il loro ruolo ancora oggi. I termini sanscriti usati per descrivere i cittadini transessuali furono tradotti in modo inaccurato, per scavalcare le questioni omosessuali e imporre l’etica puritana sulle scritture vediche dove altrimenti non sarebbe esistita. Ci sono molti esempi di questo meccanismo: il piu’ comune e’ il termine sanscrito “napumsaka”, letteralmente “non maschio”, che viene usato per riferirsi a un uomo che non ha attrazione per le donne e che quindi non genera figli. La definizione puo’ includere dal punto di vista tecnico anche uomini malati, vecchi o castrati, ma si riferisce piu’ comunemente ai gay o maschi transessuali, ovviamente a seconda del contesto e del comportamento del personaggio che viene descritto. Altri termini sanscriti che si riferiscono al maschio gay sono “sandha”, cioe’ “mezzo uomo, mezzo “donna” e “kliba”, o “maschio effeminato”. E’ molto improbabile che una tale quantita’ di termini fosse stata coniata per descrivere e classificare gli uomini castrati in una societa’ dove non si praticava la castrazione. Un altro esempio classico di traduzione inaccurata si puo’ trovare nel termine sanscrito che si riferisce alle lesbiche come “svairini”. Pur significando letteralmente “donna indipendente”, il termine veniva comunemente tradotto dai primi studiosi britannici come “donna di costumi corrotti”, e quando si parlava di “maithunam pumsi”, o semplicemente di “unione sessuale tra uomini”, i cosiddetti studiosi sceglievano di tradurre come “il crimine innaturale o l’offesa tra uomini”. Traduzioni tendenziose come queste non hanno fatto altro che confondere e coprire il vero conoscimento dei ruoli dei transessuali nelle scritture vediche, che comunque erano chiaramente definiti nel Kama sastra. Speriamo che in futuro studiosi e traduttori saranno piu’ accurati e onesti nel loro lavoro.
Ruoli dei transessuali
Le scritture vediche comprendono migliaia di voluminosi testi sanscriti, e i sacerdoti che li scrissero erano famosi per la loro descrizione dettagliata di tutte le scienze, sia divine che mondane. Per ottenere una chiara comprensione della sessualita’, del comportamento e delle pratiche umane, si consiglia di consultare il Kama Sastra, che tratta in modo esauriente questo argomento. In tali testi si trova la maggiore quantita’ di informazioni che riguardano il terzo sesso, i suoi appartenenti, i loro comportamenti e pratiche e il loro ruolo nella societa’. Ne daremo qui una breve descrizione, tratta soprattutto dai capitoli otto e nove della seconda parte del Kama Sutra.
“Le persone del terzo sesso (tritiya prakrti) sono di due tipi, a seconda del loro aspetto che puo’ essere maschile o femminile”. Innanzitutto i componenti del terzo sesso vengono classificati a seconda delle loro caratteristiche fisiche, come maschi o femmine. Sono conosciuti come “napumsaka” o maschi gay, e “svairini” o lesbiche. Ciascuna di queste categorie si divide ulteriormente in due, a seconda che il loro aspetto generale sia maschile o femminile, e in seguito in molte sotto categorie, che superano la ventina.
Lesbiche (Svairini)
All’interno della categoria della tritiya prakrti, della gente transessuale, la lesbica viene descritta per la prima volta nel capitolo che riguarda il comportamento aggressivo nelle donne (purusayita), e viene definita come una donna indipendente o liberata che ha rifiutato un marito, si guadagna da vivere in modo indipendente e vive da sola o in matrimonio con un’altra donna. Nel capitolo sono descritti vari tipi di comportamento e pratiche omosessuali, in grande dettaglio. Le lesbiche si sposavano e avevano figli piu’ spesso rispetto alle loro controparti maschili, e trovavano posto facilmente sia nella comunita’ transessuale che nella societa’ normale. Le donne del terzo sesso si impegnavano in vari tipi di professioni, tra cui il commercio, il governo, lo spettacolo, oppure diventavano cortigiane o prostitute o cameriere. Talvolta vivevano in modo rinunciato e intraprendevano voti ascetici.
Uomini gay (Napumsaka)
Gli uomini gay sono descritti dettagliatamente nel capitolo che parla del sesso orale (auparistaka). Il sesso orale non e’ raccomandato per gli eterosessuali ed e’ proibito ai brahmana (sacerdoti) ma viene riconosciuto come la pratica naturale tra le persone del terzo sesso che non si impegnano normalmente nel celibato. Sono descritti innanzitutto gli uomini gay con qualita’ femminili. “Quelli che hanno un aspetto femminile lo dimostrano con l’abito, il modo di parlare e di ridere, il comportamento, la dolcezza, la mancanza di coraggio, la vanita’, la pazienza e la modestia”. Gli uomini gay con qualita’ femminili sono i componenti piu’ riconoscibili del terzo sesso, e per questa ragione hanno mantenuto spesso un loro gruppo a parte all’interno di ogni cultura del mondo. In generale portano i capelli lunghi, acconciandoli in trecce o in pettinature femminili. Quelli che si vestono da donne sono conosciuti come travestiti (kliba). Spesso i gay maschi femminili lavoravano per donne aristocratiche e normalmente servivano nei palazzi reali. Sono esperti nelle arti, nello spettacolo e soprattutto nella danza. Come abbiamo gia’ detto, la loro presenza nelle cerimonie di matrimonio e altri riti religiosi era considerata fonte di buona fortuna, e le loro benedizioni erano molto ricercate.
Sono poi descritti i maschi gay maschili.
“Coloro che sono attratti agli uomini ma lo nascondono mantengono un aspetto maschile e si guadagnano da vivere come barbieri o massaggiatori”. Il maschio gay maschile non e’ facilmente riconoscibile e spesso si fonde nella societa’ normale, vivendo in modo indipendente o nel matrimonio con un altro uomo. Alcuni diventavano prostituti maschi di professione, che lavoravano come massaggiatori, le cui tecniche sono descritte in grande dettaglio. Mentre i maschi gay effeminati mantenevano la pelle liscia, applicavano il trucco e a volte seni finti, il maschio gay maschile conservava i peli del corpo, si faceva crescere baffi o una piccola barba e manteneva un fisico muscoloso. Spesso indossava orecchini brillanti. Gli uomini gay avevano numerosi talenti e si impegnavano in ogni professione “spesso servivano come domestici per ricchi vaisya (mercanti) ed erano famosi per la loro lealta’. Qualche volta gli uomini gay vivevano come rinunciati e sviluppavano poteri di chiaroveggenza” coloro che praticavano la castita’ erano spesso impiegati come “pujari”, cioe’ sacerdoti nei templi. I maschi gay si impegnavano normalmente in relazioni d’amore fraterno o casuale, ma qualche volta si sposavano. Ci sono anche cittadini del terzo sesso, talvolta molto attaccati l’uno all’altro, e con completa fiducia reciproca, che si sposano (parigraha) insieme. C’erano otto tipi differenti di matrimonio secondo il sistema vedico, e il matrimonio omosessuale tra maschi gay o lesbiche era classificato come il tipo gandharva o celeste, che non era permesso ai membri della comunita’ brahmana, ma veniva spesso praticato da uomini e donne eterosessuali che appartenevano alle altre classi. Il matrimonio gandharva e’ definito come una unione d’amore e convivenza, riconosciuto secondo la legge comune, che non aveva pero’ bisogno di consenso dei genitori o di cerimonia religiosa.
Neutri
Si tratta di individui impotenti o sterili che sono nati con organi sessuali difettosi, oppure hanno subito dei danni o l’asportazione. Queste persone sono spesso confuse con gli omosessuali negli scritti sanscriti perche’ entrambi sono chiamati “napumsaka”, ma si tratta di due categorie separate del terzo genere, e si astenevano dalla procreazione per motivi completamente diversi. I neutri possono avere una natura eterosessuale, omosessuale o non definita, e il grado di impotenza puo’ variare notevolmente. Generalmente quelli che sono nati neutri hanno una combinazione fisica di caratteristiche maschili e femminili, conosciute come intersessuali, cosa che li rende disfunzionali dal punto di vista sessuale, sterili o dalla conformazione insolita. Secondo i testi vedici, queste persone sono nate in questo modo a causa di attivita’ peccaminose passate. E’ importante comprendere che i neutri sono molto meno comuni in natura rispetto ai gay o alle lesbiche. In media, l’intersessualita’ cronica si manifesta circa una volta su 36.000 nascite. Se paragoniamo questa cifra alla popolazione gay, valutata attorno al 5%, vediamo che c’e’ un intersessuale su 1.830 gay e lesbiche. L’ovvia disparita’ contraddice evidentemente il vecchio mito secondo cui il terzo sesso menzionato nei testi vedici si riferisca soltanto ai neutri e non agli omosessuali. Per di piu’, la percentuale di comportamenti omosessuali tra le persone intersessuali e’ notevolmente piu’ alta rispetto alla popolazione normale.
Possiamo dunque concludere che i cittadini gay e il comportamento omosessuale in genere ha avuto un ruolo dominante per definire la categoria del terzo sesso, rispetto ai neutri e agli intersessuali. Nondimeno, i neutri venivano rispettati per il loro status di napumsaka e trattati con gentilezza dalla societa’ vedica. In generale si inserivano nella comunita’ transessuale in generale, in cui svolgevano un ruolo importante. Alcuni si dedicavano alla prostituzione, mentre altri, abbandonando ogni desiderio mondano, prendevano rifugio in templi e monasteri per vivere in castita’. L’impotenza attribuita alla castrazione era molto probabilmente rara quanto l’intersessualita’, ai tempi vedici. La castrazione non era una pratica accettata nell’India antica, e i testi vedici spiegano che la mutilazione del corpo e’ considerata sotto l’influsso delle tenebre. La sua pratica attuale illegale tra gli “hijra” o categoria degli eunichi e’ stata attribuita ai secoli di governo musulmano, che un tempo la incoraggiava. Nel sud dell’India esiste una categoria di transessuali simili agli hijra, conosciuti come “jogappa”, ma non praticano la castrazione. La classe perseguitata degli hijra nell’India moderna e’ il triste risultato di crudeli politiche sociali dirette contro il terzo sesso per oltre ottocento anni. Rifiutati dai dominatori stranieri che ridicolizzavano e condannavano il comportamento omosessuale come intrinsecamente malvagio e innaturale, i cittadini transessuali erano emarginati come fuoricasta sociale. Gli uomini gay potevano unirsi al gruppo degli hijra facendosi castrare, altrimenti erano costretti a sposare delle donne e fingere di vivere come maschi comuni. Questa soffocante politica sociale rimane tuttora dominante nell’India di oggi, ed e’ stata accettata dalla maggior parte degli induisti moderni.
Bisessuali (kami)
Il Kama Sutra descrive in modo esauriente tutti i tipi di comportamento e pratiche sessuali tra eterosessuali, o uomini e donne del primo e secondo sesso. Tale trattazione costituisce la parte piu’ voluminosa del testo. In questi capitoli viene occasionalmente menzionata la bisessualita’. Sembra che ai tempi vedici la bisessualita’ fosse considerata piu’ una variazione per gli uomini e le donne eterosessuali che avevano tale inclinazione, e non come una caratteristica del terzo sesso. I sentimenti bisessuali non sono particolarmente comuni per eterosessuali o omosessuali, e la maggior parte delle valutazioni li classifica come il 10 o 15% di ciascun gruppo. Tali sentimenti possono andare da un’attrazione molto lieve e facile da ignorare, fino a quelle molto forti che richiedono soddisfazione. La bisessualita’ e’ una natura strana, nel senso che puo’ cambiare, cosa che chiama in causa la questione della scelta, che non si pone invece per eterosessuali o omosessuali. Spesso gli eterosessuali confondono la natura omosessuale con la bisessualita’, considerando falsamente l’omosessualita’ come una questione di “scelta” o “tendenza”, perche’ non sanno che la stragrande maggioranza degli omosessuali, circa il 90%, non ha assolutamente alcuna attrazione, ne’ naturale ne’ procurata, verso i componenti del sesso opposto fisico. In ogni caso, i bisessuali erano normalmente inseriti all’interno della comunita’ eterosessuale, perche’ si impegnavano normalmente nel sesso collegato con la procreazione. Il Kama Sastra ne parla descrivendo i travestiti nell’harem del re, le donne dell’harem che si soddisfano a vicenda in assenza del re, e servitori maschi che praticavano l’omosessualita’ da giovani, ma piu’ tardi sviluppano attrazione per le donne.
Le donne bisessuali (kamini) sono menzionate anche nello Srimad Bhagavatam, nel capitolo che descrive i regni celesti situati sotto la terra. In quelle regioni bellissime, in giardini celestiali e accompagnate da lesbiche e ninfe (pumscali), donne bisessuali attraggono gli uomini con una bevanda a base di cannabis e godono del sesso fino a piena soddisfazione.
Apertura sessuale e puritanesimo
Nel sistema vedico sono prescritti differenti livelli di comportamento e condotta sessuale per diverse categorie di uomini. Per esempio, la classe dei sacerdoti era tenuta a seguire degli standard molto alti di comportamento, seguita dai funzionari del governo. Mercanti e agricoltori ricevevano maggiore tolleranza, mentre gli operai comuni e gli artigiani, che costituivano piu’ di meta’ della popolazione, erano trattati con molta indulgenza. Tale situazione e’ in netto contrasto con la maggior parte dei sistemi moderni, in cui tutti i cittadini devono rispettare le stesse leggi. Il vantaggio del sistema vedico e’ quello di dare spazio a tutti i tipi di esseri umani nella societa’, a seconda della loro diversa natura. Dobbiamo comprendere che i comportamenti sessuali descritti nel Kama Sastra sono intesi per i cittadini vedici che desideravano cercare il piacere del mondo, cosa che generalmente costituisce lo scopo della maggior parte delle persone. Non sono intesi per coloro che si impegnano in voti, austerita’ e altre pratiche spirituali raccomandate nei Veda come mezzo per raggiungere “moksa”, cioe’ la liberazione dai legami materiali. Per questa categoria di uomini (spiritualisti e brahmana) e’ prescritta soltanto la castita’, persino all’interno del matrimonio, condotta considerata il livello piu’ elevato per coloro che hanno una forma di vita umana. La cultura vedica comunque ha posto per tutti, e benche’ in ultima analisi incoraggi la rinuncia, accetta realisticamente altri livelli di comportamento tra gli uomini comuni. Nei tempi moderni vengono create leggi che cercano artificialmente di costringere tutti i cittadini ad adottare livelli di comportamento che sono normalmente assegnati alla classe sacerdotale. Dalla prospettiva vedica, invece, l’astinenza sessuale e’ efficace soltanto quando e’ volontaria. Le leggi venivano usate per regolare il “vizio” stabilendo delle zone designate all’interno della citta’ o del villaggio e mantenendo dei divieti nelle altre zone, come nella zona dei brahmana o nel quartiere del tempio. La vita di famiglia responsabile e la castita’ erano incoraggiate pubblicamente e sostenute dal governo, ma allo stesso tempo venivano riconosciute e organizzate altre forme di comportamento sessuale, tra cui una vasta gamma di attivita’ come la prostituzione, la poligamia, l’arte sessualmente esplicita, le pratiche omosessuali, l’uso di mantenere concubine, cortigiane e cosi’ via. Chiunque conosca la letteratura vedica e’ consapevole che a queste attivita’ veniva assegnato uno spazio limitato all’interno della cultura, e ancora oggi tali attivita’ continuano a fiorire nei tempi moderni, nonostante secoli di proibizioni. Il concetto puritano della totale proibizione del vizio e’ un sistema irrealistico, fallito in partenza, che provoca una vasta diffusione dell’ipocrisia, mancanza di rispetto per la legge e ingiustizia per molti cittadini, creando sofferenze specialmente per le persone del terzo sesso.
Adhorata e la legge delle scritture
Il saggio Vatsyayana riconosce che il comportamento sessuale varia da un paese all’altro. Le persone delle regioni meridionali e occidentali tendono ad essere piu’ rilassate come atteggiamento riguardo alle variazioni sessuali. L’adhorata (rapporto anale) per esempio, e’ particolarmente praticato dalla gente del sud. Pur essendo riconosciuto come pratica occasionale di tutti e tre i sessi, non e’ raccomandata per nessuno di essi, nemmeno per i componenti del terzo sesso, e naturalmente e’ proibita per i brahmana, perche’ si dice che devii le arie vitali verso il basso e provochi malattie. A proposito della legge delle scritture, ci sono soltanto due versi nel Dharma Sastra che riguardano il rapporto tra uomini, ed entrambi si riferiscono ai brahmana e a coloro che appartengono alle classi dei “nati due volte”. Un uomo nato due volte che si impegni in un rapporto sessuale con un maschio o con una femmina in un carro tirato da buoi, o nell’acqua, o durante il giorno, dovra’ fare il bagno con tutti i vestiti addosso. Picchiare un brahmana, odorare cose abominevoli come il liquore, truffare qualcuno e impegnarsi in un rapporto sessuale con un maschio, sono considerate azioni che comportano la perdita della casta. Tale perdita della casta non era permanente poiche’ ci si poteva purificare, ma in generale era considerato giusto che i cittadini del terzo sesso che svolgevano il ruolo di sacerdoti dovessero osservare la castita’. Anche i sacerdoti eterosessuali dovevano osservare la castita’, a meno che si impegnassero specificamente nell’atto della procreazione, dopo essere stati debitamente sposati e secondo il severo processo del “garbhadhana samskara”. Nel Dharma Sastra non ci sono riferimenti che proibiscano atti sessuali tra donne, con eccezione di due leggi che parlano della violazione di ragazze giovani e minorenni. L’Artha Sastra prescrive delle multe relativamente modeste in punizione per atti omosessuali commessi in vista del pubblico o all’interno di aree proibite. Le multe per gli uomini sono approssimativamente quattro volte superiori a quelle per le donne. Bisogna notare inoltre che i crimini eterosessuali, come l’adulterio e la violazione delle donne, erano trattati con una severita’ molto maggiore. In generale, sorprendentemente, gli antichi libri di legge vedici mostrano di preoccuparsi ben poco dell’omossessualita’, cosa che ci porta a concludere che la societa’ vedica non condannava tale pratica ne’ si sentiva minacciata dalla sua esistenza. Qualche volta, in assenza di donne, uomini eterosessuali si impegnavano forzatamente in stupri omosessuali su altri uomini. Secondo i Veda questa pratica e’ proibita. Nello Srimad Bhagavatam e’ raccontato che all’inizio dell’universo il Signore Brahma genero’ la categoria di uomini atei dalle proprie natiche, e che questi lo aggredirono per violentarlo. Per calmarli, Brahma creo’ il crepuscolo nella forma di una donna bellissima che li distrasse completamente, attirando i loro desideri lussuriosi. Questo punto della storia e’ importante da notare perche’ dimostra chiaramente che i demoni non facevano parte del terzo sesso. Questo tipo di comportamento apparentemente omosessuale tra maschi del primo sesso, come si vede ad esempio in prigione dove non ci sono femmine disponibili, viene considerato “demoniaco e non e’ inteso per nessun maschio sano nel corso ordinario della vita”. Non deve essere confuso con l’omosessualita’ naturale descritta nel Kama Sastra e praticata da persone che appartengono al terzo sesso e agiscono a seconda della loro natura e con affetto. In un altro famoso verso del Mahabharata, il Signore Siva spiega alla Dea Parvati come mai alcuni uomini nascono con gravi difetti fisici, come la cecita’, le malattie croniche, oppure come neutri. Nella sua spiegazione riguardo a quest’ultima categoria, il Signore Siva descrive il destino degli uomini eterosessuali che si impegnano senza discriminazioni o limiti in qualsiasi tipo di rapporto sessuale. Questo uomini sciocchi dalla condotta malvagia, che si impegnano in ogni tipo di rapporto sessuale, approfittando di femmine non adatte. Il termine improper wombs, o viyoni, significa “organo genitale femminile proibito”, e si riferisce alla yoni della moglie di un altro uomo, della madre, della sorella, di un animale o di una bambina. Tale termine veniva normalmente tradotto dai primi studiosi britannici in modo scorretto, con l’espressione “qualsiasi cosa che non sia l’organo femminile”, per associare ingiustamente l’omosessualita’ naturale con il comportamento criminale. Le narrazioni delle scritture come quelle sopra menzionate sono state compilate per scoraggiare il comportamento sessuale sfrenato e innaturale nei maschi eterosessuali o bisessuali (pumsaka) e non devono essere tradotte scorrettamente o citate fuori contesto allo scopo di insultare e condannare gli appartenenti al terzo sesso. I maschi gay, che sono definiti specificamente in sanscrito come “napumsaka” o “non maschi”, erano generalmente considerati gentili e non aggressivi per natura. Non erano classificati tra gli uomini eterosessuali del primo sesso, e non dovevano comportarsi come maschi ordinari nel sistema sociale vedico, ne’ per legge ne’ per convenzione sociale.
Moralita’ sociale
E’ detto che una societa’ puo’ essere giudicata dal modo in cui tratta le sue minoranze e le classi piu’ gentili. Nella civilta’ vedica le mucche, i brahmana, le donne e coloro che appartengono al terzo genere dei neutri (bambini, anziani, neutri, brahmacari e transessuali) godevano tutti della protezione della societa’, secondo un importante principio sociale. Nei tempi moderni, invece, tutto e’ sottosopra e sono questi gruppi a venire piu’ spesso ridicolizzati, sfruttati, perseguitati e persino uccisi, spesso con l’approvazione del governo. Nella societa’ vedica, la gente conosceva il terzo sesso e poteva normalmente riconoscere le sue caratteristiche nei propri figli che fossero transessuali. Poiche’ tutti avevano un posto nel sistema vedico, i giovani transessuali trovavano posto nella societa’ a seconda della loro natura, crescendo in modo sano per entrare nell’eta’ adulta. Nella societa’ moderna, invece, le persone hanno paura perfino di discutere le questioni che riguardano il terzo sesso. I genitori non vogliono accettare l’idea che i loro figli siano gay e cercano di costringerli ad essere “normali”, cosa che provoca danni psicologici perche’ e’ contro la natura del ragazzo e crea attrito e paura di deludere i genitori. A scuola, i ragazzi del terzo genere sono ostracizzati dagli altri e insultati e aggrediti. Durante l’adolescenza, quando gli altri ragazzi escono con le ragazze e imparano a formare relazioni, i giovani del terzo genere rimangono isolati, costretti a nascondere la loro natura per paura o vergogna. Alienati e confusi in questo modo, contemplano il suicidio, tanto che e’ stato calcolato che la percentuale di suicidi tra gli adolescenti gay e’ quattro volte maggiore rispetto ai loro compagni eterosessuali. Coloro che arrivano all’eta’ adulta soffrono per le discriminazioni diffuse nel mondo del lavoro, si vedono negare gli alloggi, sono disprezzati e presi in giro quando trovano un compagno e si negano loro le gioie del matrimonio. Emarginati sia dai parenti che dal resto della societa’, gli appartenenti al terzo sesso sono costretti al rifiuto di se’, spesso sotto la minaccia di persecuzione legale. L’aspetto piu’ notevole del grave maltrattamento delle persone del terzo sesso nei tempi moderni, e’ che viene perpetrato ampiamente sotto la bandiera della cosiddetta moralita’ e religione. I cittadini del terzo sesso sono rifiutati come immorali, indegni dei diritti umani, semplicemente sulla base della loro natura sessuale, che molte persone considerano erroneamente una semplice questione di “scelta”. Questo tipo di rifiuto sociale e maltrattamento e’ dovuto all’ignoranza. Poiche’ non comprende la natura del terzo sesso, la gente diventa sospettosa e teme le loro differenze sessuali. La paura dovuta all’ignoranza produce bigottismo, che infettandosi diventa odio e infine violenza. La mancanza di rispetto e le persecuzioni contro i transessuali sono un chiaro segno del Kali yuga, della moderna era di irreligione e ipocrisia descritta nelle opere vediche. Nel sistema vedico, i cittadini transessuali erano simbolo di fortuna, erano protetti e si ricercavano le loro benedizioni per la societa’. ll fatto che attualmente siano maltrattati e oppressi puo’ essere visto come un segno di tempi infausti, e una dimostrazione della nostra scarsa umanita’. Un equivoco abbastanza diffuso afferma che in Kali yuga ci sia un aumento nella percentuale di persone omosessuali. Ho fatto una ricerca specifica molto accurata, ma non ho ancora trovato un verso vedico che sostenga tale affermazione. Ho trovato invece un verso nel Vayu Purana che afferma “nel Kali yuga ci saranno piu’ donne che uomini”. Il sintomo principale del Kali yuga descritto nei Veda e’ il notevole aumento della promiscuita’ tra le persone di vari generi. Nella Bhagavad Gita e’ detto che quando l’ireligione predomina, le donne vengono sfruttate e producono una progenie indesiderata, che allora distrugge la tradizione della famiglia e diventa pericolosa per la societa’ in generale. La promiscuita’ omosessuale puo’ portare alla malattia coloro che vi sono implicati, mentre la promiscuita’ eterosessuale porta malattia, adulterio, figli indesiderati, contraccezione, divorzio, distruzione di famiglie, aborto e molti problemi sociali che influenzano direttamente la vita di altri componenti della societa’. Per questa ragione il Dharma Sastra e altre scritture vediche prescrivono rigidamente l’istituzione del matrimonio tra le coppie eterosessuali, perche’ la struttura sociale venga protetta. L’omosessualita’, d’altra parte, non veniva considerata con altrettanta severita’ dalla legge vedica, e non era considerata una minaccia sociale. Come genere naturale, il terzo sesso ha mantenuto una presenza relativamente costante all’interno della societa’ umana da tempo immemorabile, nonostante i cambiamenti di politiche sociali. Anzi, i suoi appartenenti continueranno ad esistere dovunque si trovino maschi e femmine, a prescindere dalle paure, del rifiuto o dall’odio che noi possiamo proiettare su queste persone, e dalle sofferenze che possiamo provocare loro. Per il nostro stesso bene, dunque, e seguendo l’esempio vedico della moralita’ e dell’accettazione sociale, dovremmo rispettare e trattare con equanimita’ tutti gli esseri viventi, senza considerazioni di genere.
L’esempio di Maharaja Virata
L’esempio perfetto su come vanno trattate appropriatamente le persone del terzo sesso si trova nel comportamento di Maharaja Virata, un grande re che governava la provincia di Matsya durante il periodo di Sri Krsna, poco piu’ di cinquemila anni fa. Quando Arjuna ando’ dal re a chiedergli rifugio, aveva preso la forma e la natura di un maschio transessuale, un appartenente al terzo sesso. Abbigliato con una camicetta da donna e con un sari di seta rossa, indossava numerosi braccialetti di avorio, orecchini d’oro e collane fatte di corallo e perle. Aveva i capelli lunghi e intrecciati, ed entro’ nel palazzo con il passo di una donna dai larghi fianchi. Secondo il Mahabharata, il suo abbigliamento femminile nascondeva la sua gloria e nello stesso tempo non la nascondeva. Appariva proprio come la luna piena eclissata dal pianeta Ketu. Questo ritratto dell’abbigliamento e del comportamento di Arjuna e’ molto interessante perche’ rivela chiaramente la sua condizione di terzo sesso: e’ lo stesso comportamento descritto nel Kama Sastra a proposito dei maschi gay femminili che si vestivano e vivevano come femmine.
La maggior parte delle traduzioni inglesi usa il termine arcaico ed evasivo di “eunuco” per descrivere Arjuna, ma dobbiamo notare che la castrazione degli uomini eterosessuali non li porta ad adottare la natura psicologica delle femmine e a comportarsi in modo cosi’ femminile. Presentandosi come danzatrice professionista e musicista educata dai gandharva, Arjuna spiego’ che aveva una grande esperienza nel cantare, decorare i capelli e “tutte le belle arti che deve conoscere una donna”. Dopo aver dimostrato le proprie capacita’ di fronte alla corte, Arjuna fu messo alla prova dalle bellissime donne del palazzo, per verificare che fosse veramente del terzo sesso, e quindi libero da ogni lussuria verso le femmine. (Se fosse stato semplicemente un eunuco o un neutro, gli uomini del palazzo avrebbero potuto controllare se aveva i testicoli oppure no). Il re rimase sorpreso e soddisfatto del suo modo di parlare, e acconsenti’ a dare alloggio ad Arjuna tra le donne del palazzo, perche’ insegnasse loro a cantare e danzare. Brihannala (Arjuna) ben presto divenne molto apprezzata.
Maharaja Virata diede queste istruzioni a sua figlia Uttara: “Brihannala sembra essere una persona di alta nascita, e non una danzatrice comune. Trattala con il rispetto dovuto a una regina e tienila nei tuoi appartamenti”.
E’ importante notare che il re si riferiva a Brihannala come a una femmina, accettando il suo stato transessuale. Non la metteva in ridicolo e non la sminuiva, e certamente non la fece buttare fuori o arrestare. Inoltre, non suggeri’ che Brihannala dovesse cambiare il suo abbigliamento e comportarsi come un maschio comune, ma accetto’ la sua natura cosi’ com’era e le offri’ alloggio e impiego nel suo palazzo reale. La gentilezza e il rispetto offerti da Maharaja Virata ad Arjuna nella sua forma transessuale di Brihannala sono esemplari e dovrebbero essere imitati da tutti i funzionari di governo e capi della societa’.
Il terzo sesso e l’astrologia vedica
Nell’astrologia vedica, a ciascuno dei nove pianeti viene assegnato uno dei tre generi. Il Sole, Giove e Marte sono considerati di genere maschile, mentre la Luna, Venere e Rahu sono considerati di genere femminile, e Mercurio, Saturno e Ketu sono assegnati al terzo genere, quello neutro. Questi ultimi tre pianeti, definiti “napumsaka” sono considerati per natura “sessualmente neutri”, neutralita’ che si riferisce al fatto che la loro natura e’ distaccata dall’occupazione di procreare la vita, paragonati ai pianeti maschi e femmine. Per esempio, Mercurio governa i bambini, che non sono ancora entrati nella puberta’ e non provano eccitazione sessuale. Saturno governa i neutri e gli anziani, che per natura sono limitati dalla riproduzione sessuale. D’altra parte Ketu si riferisce specificamente a coloro che sono sessualmente adatti, ma non hanno interesse nell’atto della procreazione sessuale, tra cui i brahmacari e i transessuali. Tra tutti i pianeti, Ketu o il nodo sud della Luna, e’ quello che indica maggiormente il terzo genere. Ketu e’ un pianeta sottile che non puo’ essere visto con gli occhi fisici, tranne che indirettamente durante le eclissi solari o lunari. E’ rappresentato dalla coda del serpente o dalla parte inferiore del corpo. Pur essendo considerato misterioso e di cattivo augurio nel senso materiale, e’ un “moksa karaka”, un indicatore di illuminazione. Le persone influenzate da questo pianeta hanno spesso talenti psichici e tendenze spirituali, spesso diventano monaci, suore e rinunciati. Ketu e’ l’unico pianeta che non e’ assegnato a una direzione terrestre, anzi, indica la direzione interiore o “verso il cielo”. Esistono anche ventisette naksatra o stelle, che sono importanti nell’astrologia vedica, tra cui Mrgasira, Mula e Satabisa sono assegnate al terzo genere.
Alcuni testi astrologici affermano che alcuni allineamenti planetari possono causare tendenze bisessuali in uomini e donne altrimenti normali: tra essi, Venere nel segno della Vergine per le donne, oppure Marte o Saturno nella settima casa per gli uomini.
Celibato e vita spirituale
La pratica del celibato o castita’, cioe’ l’astinenza volontaria dall’attivita’ sessuale, e’ un aspetto importante e molto onorato della vita spirituale all’interno della religione vedica. E’ detto che la sua pratica conservi il vigore del corpo, rafforzi la determinazione mentale e diriga le arie vitali verso l’alto. Aiuta anche a ridurre le esigenze del corpo e della materia, per potersi immergere pienamente nell’estasi spirituale. La castita’ e’ prescritta per la classe sacerdotale, per gli anziani e per coloro che si impegnano nello studio. E’ altamente raccomandata per le anime sincere che sono veramente desiderose di progredire nella vita spirituale. Secondo la tradizione vedica, la pratica della castita’ (brahmacarya) non deve durare necessariamente a vita. Puo’ essere praticata anche all’interno di periodi di tempo limitati, come un mese, un anno, due settimane e cosi’ via, a seconda del voto che si e’ fatto, ottenendo comunque molto beneficio. Uno dei vantaggi per le persone del terzo sesso e’ che spesso trovano molto facile la pratica della castita’, poiche’ non sono attratte dal sesso opposto e non hanno l’impulso forte di accoppiarsi, produrre una discendenza e impegnarsi nella vita di famiglia. Si puo’ osservare che la percentuale di persone gay e lesbiche che vivono nei templi e nei monasteri e’ generalmente piu’ alta di quella della popolazione comune. Molte culture del mondo incoraggiano specificamente ed educano i giovani transessuali affinche’ entrino nell’ordine del sacerdozio. Da un punto di vista pratico, comunque, e’ importante notare che la maggior parte delle persone non sara’ interessata o capace di impegnarsi nella castita’ stretta, specialmente durante la giovinezza. Queste persone non dovrebbero essere scoraggiate o rifiutate senza motivo. Coloro che desiderano progredire spiritualmente dovrebbero evitare i rapporti sessuali il piu’ possibile, secondo le loro capacita’. Per gli appartenenti al terzo sesso, la cosa si puo’ ottenere in vari modi, come limitare la condotta sessuale, impegnarsi con un partner singolo o evitare pratiche come l’adhorata. L’istituzione del matrimonio religioso, che unisce coppie eterosessuali per la produzione di figli degni e protegge il tessuto sociale, non era considerata una funzione necessaria o importante per le persone del terzo sesso nella tradizione vedica, perche’ per natura non si impegnavano nella procreazione. E’ dovere dei brahmana incoraggiare e impegnare tutti i componenti della societa’ nelle molte pratiche spirituali raccomandate nei Veda: quindi anche le persone del terzo sesso. Nessuno deve essere escluso o scoraggiato da tali pratiche per ragioni di classe, carattere, posizione sociale, genere, sesso, razza e cosi’ via. Tali pratiche purificano gradualmente il cuore ed eliminano tutte le qualita’ negative e indesiderabili. La loro importanza supera e corregge tutti i difetti personali. Favoriscono il progresso spirituale per la societa’ nel suo insieme e risvegliano il vero amore per Dio nella Sua molteplicita’ di forme come Krsna, Rama, Visnu, Narayana eccetera. Tra queste pratiche, citiamo il canto dei santi nomi di Dio, la lettura di importanti scritture come la Bhagavad gita e lo Srimad Bhagavatam, l’ascolto da anime realizzate, l’accettazione di un maestro spirituale autentico o guru, la contemplazione della Divinita’ nel tempio, l’offerta di doni e servizi alla Divinita’ nel tempio, l’atto di annaffiare la pianta Tulasi, la visita dei luoghi sacri di pellegrinaggio, il bagno nei fiumi sacri come il Gange, la celebrazione delle feste collegate con il Signore, l’offerta di preghiere al Signore, il ricordo costante del Signore e il sentimento in cui si considera il Signore come il proprio migliore amico e la persona piu’ amata.
L’apparizione di Sri Caitanya
Sri Caitanya e’ rivelato nelle scritture vediche come un avatara (manifestazione) di Dio, e apparve in questo mondo a Mayapura, India, nell’anno 1486 dell’era cristiana. La Sua missione era quella di liberare le anime oppresse del Kali yuga introducendo il canto dei santi nomi di Dio, o Hare Krsna. Benche’ apparso in una forma maschile, manifesto’ i piu’ alti sentimenti di amore per Dio accettando l’atteggiamento della Dea suprema, conosciuta come Radhika. Questa divina combinazione del supremo Dio e della suprema Dea nella forma di Sri Caitanya e’ considerata uno tra gli insegnamenti piu’ intimi delle scritture vediche. Mentre appariva in questo mondo, sotto le apparenze di un bambino comune, la luna piena stava sorgendo sopra le pianure del sacro fiume Gange, accompagnata da Ketu sotto forma di una eclisse lunare. Dovunque, i santi nomi di Dio risuonavano ripetutamente. Il giorno successivo, secondo la tradizione, tutti gli abitanti del luogo accorsero per vedere il neonato. I saggi e i rishi erano consapevoli del fatto che si era appena verificato un evento straordinario. Molti portarono doni preziosi, e il padre, Jagannath Misra, distribui’ a sua volta molti doni ai brahmana e ai poveri. Non ultimi tra gli ospiti c’erano le danzatrici della comunita’ dei travestiti, conosciute come “nartaka”, che si esibirono con gioia per il Signore. Queste danzatrici erano impiegate in particolare per le occasioni religiose. Storicamente, le persone transessuali hanno sempre svolto un ruolo importante nelle arti e nello spettacolo, non soltanto in India ma in tutto il mondo. Tutti questi travestiti della comunita’ napumsaka o gay erano devoti del Signore, e pregarono Dio di benedire il bambino e concederGli lunga vita, come era tradizione. Jagannatha Misra dono’ loro dei gioielli preziosi e belle sete, e loro continuarono a danzare e cantare Hare Krsna. Le danzatrici nartaka sono menzionate anche nello Srimad Bhagavatam durante l’episodio in cui Sri Krsna entra a Dvaraka. In quella occasione, insieme agli attori, artisti, poeti e prostitute, queste danzatrici diedero con entusiasmo spettacolo della loro arte come offerta al Signore. In risposta, “il Signore onnipotente saluto’ tutti i presenti chinando la testa, scambiando saluti, abbracciando, stringendo mani, con sguardi e sorrisi, rassicurazioni e benedizioni, fino a quelli di rango piu’ basso”. Queste storie e altre come l’episodio in cui Arjuna trascorre un anno come travestito durante l’esilio, sono significativi perche’ dimostrano che non soltanto le persone transessuali erano presenti centinaia e persino migliaia di anni fa, ma erano presenti anche nei giochi trascendentali del Signore. Dimostra che secondo la prospettiva vedica, Dio non fa discriminazioni contro i gay ma al contrario accoglie con piacere il loro servizio e la loro devozione, proprio come fa con tutti. Un altro punto importante da notare e’ che le persone transessuali erano impiegate per dare benedizioni. Le benedizioni possono essere date soltanto da persone che portano fortuna, eppure i travestiti sono ben noti per il loro comportamento omosessuale e spesso lavoravano come prostitute. La risposta a questa apparente anomalia e’ che poiche’ appartenevano al terzo genere, i travestiti erano considerati sessualmente neutrali. Nelle scritture vediche, il legame piu’ forte in questo mondo materiale e’ definito come l’attrazione tra uomo e donna. Insieme, uomo e donna creano una miriade di altri attaccamenti alla casa, proprieta’, figli, nipoti e via dicendo, che legano sempre piu’ l’essere vivente nel “samsara”, il ciclo di nascite e morti ripetute che si perpetua attraverso il processo della procreazione. Le persone transessuali erano considerate libere da tale attaccamento, specialmente i maschi gay, che tipicamente non si impegnavano nella procreazione o nella vita di famiglia, e questa era la qualita’ speciale che rendeva la loro posizione unica nella cultura vedica civile. I ruoli tradizionali rigidi di maschio e femmina come li conosciamo oggi vengono ripetutamente alterati e spezzati in tutte le scritture vediche da esseri umani, esseri celesti e persino dal Signore Supremo stesso. Il Signore Siva ha una forma molto famosa, meta’ uomo e meta’ donna, conosciuta come Ardhanarisvara… L’uso di vestirsi con abiti caratteristici dell’altro sesso e’ molto comune tra gli amici pastorelli piu’ intimi di Sri Krsna, i “priya narma sakha”, che agiscono come intermediari nella Sua relazione d’amore con Sri Radha… Un importante rituale nel tempio di Jagannath in Orissa include una sequenza in cui un giovane uomo abbigliato con vesti femminili seduce Balarama, il fratello maggiore di Sri Krsna. Queste innumerevoli storie e giochi sono troppo numerosi da elencare qui, ma dobbiamo notare e ammirare il loro atteggiamento sereno e il loro approccio flessibile riguardo al genere e ai ruoli sessuali.
Conclusione
E’ importante per noi apprezzare un mondo ricco di varieta’. Non ci sara’ mai una sola razza, un solo genere, un solo colore, un solo suono o una cosa unica. I Veda descrivono questo mondo materiale come il riflesso di un mondo spirituale infinitamente bello, perfetto ed eterno che possiede una varieta’ maggiore di quella che noi potremmo mai immaginare. Noi tutti siamo parte di questa varieta’, e tutti abbiamo il nostro ruolo unico e speciale da svolgere. Per questo, non ha senso discutere su chi sia piu’ alto, piu’ basso, piu’ importante o meno importante, e cosi’ via. Potete chiedere a una persona “perche’ sei gay?” e quello vi puo’ rispondere “perche’ sei un uomo o una donna?”. Nel mondo materiale, tutti stiamo cercando il piacere in molti modi, e quella puo’ essere una risposta. Dal punto di vista spirituale, pero’, abbiamo tutti una nostra natura individuale e intrinseca, e parte di questa natura e’ che tutti serviamo Dio (Krsna) nel sentimento di un particolare genere. Questo sentimento di amore e’ eterno e pieno di una felicita’ illimitata.
Grazie per aver letto questo documento. Per favore non maltrattate nessuno, in nessun luogo. Siamo tutti fratelli e sorelle.
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