Si è chiusa ufficialmente mercoledì la gara per l’assegnazione dei 35 diritti d’uso delle frequenze WiMax i cui risultati sono stati presentati giovedì dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. L’incasso finale dopo 9 giornate di rilancio in 48 tornate ammonta a 136milioni di euro il più elevato fra le gare per il WiMax in Europa. Ad aggiudicarsi le frequenze 3.4- 3.6 GHz, necessarie per la trasmissione del segnale radio internet a banda larga, 11 operatori divisi in tre blocchi che vanno da quello delle 7 macroregioni a quello regionale.
Tra i 4 grandi operatori che si sono aggiudicati le frequenze delle 7 macroregioni: Ariadsl, A.F.T, E-via Retelit e Telecom Italia. Solo quest’ultimo tra i grandi nomi della telefonia. «Fugato così il timore che “i grandi dell’Umts” avrebbero potuto aggiudicarsi le frequenze radio per la banda larga e tenerle inattive per far prevalere la tecnologia mobile», dichiara il ministro delle telecomunicazioni durante la conferenza stampa.
Per quanto riguarda invece il terzo blocco, quello C, cioè il diritto d’uso delle frequenze per le 21 regioni sono sette i “piccoli” operatori che se le sono aggiudicate. La mappa disegnata dalle assegnazioni, dunque, prevede una maggiore presenza di Ariadsl nel Nord Italia, mentre Telecom la fa da padrone al Centro-Sud, con eccezione della Sicilia coperta a livello regionale dalla Tourist Ferry- Boat/ Temix/Medianet comunicazioni.
Insomma il risultato è che in ogni provincia saranno presenti tre operatori. «Questo dimostra l’alto livello di competitività del nuovo servizio» spiega il ministro Gentiloni. Così come - aggiunge - l’incremento del 170 per cento del ricavato della gara rispetto alla base d’asta iniziale (50milioni di euro) dimostra quanta fiducia ci sia intorno a questa nuova tecnologia».
Lo scopo del servizio WiMax, spiegano al ministero delle comunicazioni, resta l’abbattimento del digital divide. E perché la gara vada a buon fine da questo punto di vista il bando prevede una serie di vincoli per gli aggiudicatari, uno dei quali regola il tempo di messa in impiego della tecnologia del WiMax. «Entro 30 mesi, cioè due anni e mezzo dall’acquisto delle frequenze, gli operatori dovranno necessariamente coprire il 60 per cento di ogni provincia, pena il ritiro delle licenze».
Insomma WiMax per tutti entro due anni e mezzo e tre operatori tra i quali scegliere che “gareggeranno” ancora per coprire più comuni possibili entro il termine stabilito. «Le esperienze degli altri Paesi europei dimostrano che le prime sperimentazioni verranno attivate nei prossimo 12 mesi e che poi da queste la tecnologia si espanderà a macchia d’olio in tempi brevi», ha aggiunto il ministro Gentiloni. «Anche perché, conclude il ministro l’esborso di ogni operatore è tale per cui sarebbe immaginabile che chi ha speso tanto per l’acquisto delle frequenze le tenesse inutilizzate senza mettere a disposizione degli utenti il servizio a banda larga in tempi brevi».
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