Ratti – Vivere vicino all’uomo
“Due ratti correvano attraverso il cortile. Uno di loro è stato ucciso. Il secondo ratto è rimasto seduto senza muoversi per ore, si è poi scoperto che era cieco. Accanto al ratto morto è stato trovato uno stelo di grano, grazie al quale esso aveva condotto il suo cieco compagno attraverso il cortile.”
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Questo breve racconto di una storia vera ci fa capire il loro modo di sentire, di provare, di pensare e di vivere.
Loro, così piccoli ma con un cuore e un sapere enorme. L‘intelligenza, la dolcezza e la sensibilità che nemmeno gli uomini hanno.
Il mondo tutto loro che solo pochi riescono a capire, i loro sentimenti così evoluti che solo pochi riescono a immaginare.
Alcuni vivono nel loro piccolo mondo delle fogne, perseguitati, odiati e temuti, e con la loro intelligenza e l’istinto cercano di resistere alle esche e ai veleni più elaborati, altri nascono e muoiono nei laboratori per la ricerca, altri ancora sono usati come cibo vivo per i rettili … solo pochi sono considerati amici dell’uomo, da chi vede dentro alle loro anime e sa che non nascono per morire ma per vivere.
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Dicono che i ratti sono il flagello dell’umanità, che portano malattie, che distruggono tutto, la realtà è diversa – topi e ratti, da sempre ritenuti un problema sociale, hanno assunto nella storia dell’uomo un ruolo di primaria importanza. Ratti, capaci di prevedere i terremoti e le alluvioni e di portare al sicuro i loro piccoli in tempo, capaci di sopravvivere e adattarsi alla stragrande maggioranza dei veleni, dissetarsi anche con acqua inquinata o acqua di mare, intrufolarsi in un’apertura poco più grande di una moneta, camminare verticalmente, rodere anche i materiali durissimi come il piombo o il ferro, nuotare per quasi un chilometro senza doversi fermare, sopravvivere restando in acqua fino a tre giorni, resistere alle radiazioni, curare i cuccioli di altre femmine, prendersi cura dei compagni malati ed assisterli fino alla fine … Cose che uomo non imparerà mai, e forse mai capirà che la sua battaglia per sterminare una specie animale indistruggibile e molto più evoluta della sua, è una battaglia persa.
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A parte le loro innumerevoli sottospecie, le tre varietà più rappresentate nelle città sono i ratti (principalmente Rattus norvegicus e Rattus rattus) ed i topi (Mus musculus) insieme alle due razze più comuni di topi di campagna (Apodemus sylvaticus e Arvicola terrestris) contano in Italia oltre 300 milioni di esemplari. Ratti e topi sono molto prolifici, hanno gestazioni brevi e danno alla luce anche 10-15 piccoli per volta, nel giro di un anno da una coppia iniziale hanno origine migliaia di individui. Il ratto è un animale onnivoro, pesa da 300 a 600 grammi e raggiunge una lunghezza di 25 cm, esclusa la coda che a sua volta misura fino a 22 cm, essa è composta da quasi 190 scaglie, serve per equilibrare il corpo, la sua temperatura e funge da barometro dell’umore. Gli occhi sono sviluppati per riconoscere il movimento, ma i ratti sono miopi. Il gusto è molto sensibile, odiano l’amaro e amano il dolce. Percepiscono ultrasuoni e quindi tra di loro comunicano in frequenze a noi non udibili, le indispensabili vibrisse servono a individuare la strada anche nel buio più totale, sono animali molto socievoli e creano colonie che possono contenere da venti fino a centinaia di individui, vivono solo sei mesi al massimo un anno, invece quelli tenuti a casa come animali da compagnia, vivono anche due anni.
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Vivisezione
406 000 ratti e 435 600 topi sperimentati ogni anno, sono gli animali più usati. La maggior parte di essi viene utilizzata per la ricerca contro il cancro e questo avviene inducendo di proposito questa malattia su di loro, il cancro così indotto non si sviluppa nello stesso modo come invece avverrebbe su di un uomo naturalmente, per questa ragione le cure mediche provate che risultano a volte valide su di un ratto, non lo sono affatto sull’uomo. Ancora oggi dopo 50 anni di ricerche non è stato tratto alcun risultato valido per curare il cancro. Animali e uomini reagiscono in maniera assolutamente diversa ad ogni tipo di malattia, in altre parole la ricerca della cura del cancro e quindi la guarigione va osservata sull’uomo stesso o comunque sulle cellule umane. A causa della sperimentazione, ratti e topi hanno la predisposizione a morire di cancro dall’età di un anno e mezzo in su (nell’80% dei casi la morte avviene per tumore).
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Derattizzazione
sono tanti i ‘metodi’ usati: i vari veleni anticoagulanti che uccidono con un effetto ritardato, fanno venire una sete insaziabile e dopo giorni di agonia atroce il ratto muore a causa delle emorragie interne, le colle topicide che immobilizzano l’animale finchè moure e le trappole varie il quale meccanismo tenderà a rompere il collo o il midollo spinale del roditore, o a schiacciarne le costole. Come alternative sono in commercio i scacciaroditori ad ultrasuoni che fanno allontanare i roditori senza ucciderli oppure ci sono anche le trappole che permettono poi di rilasciare l’animale vivo in un altro ambiente, in casi del genere bisogna considerare che il topo andrebbe liberato ad una certa distanza, per via del suo forte istinto a tornare nel proprio territorio, e in breve tempo, dato che potrebbe morire di stress. C’è da considerare accanto alle alternative contro i metodi violenti della derattizzazione anche la pacifica e innocua convivenza con i roditori.
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Mangime ‘vivo’
milioni di topi e ratti morti ogni giorno in tutto il mondo – queste sono le conseguenze della vendita degli animali esotici come i rettili, trasportati dalla natura o allevati e rinchiusi nel terrario delle dimensioni spesso non adatte, così ratti e topi vengono venduti come cibo vivo per i serpenti, e muoiono crudelmente e innaturalmente in uno spazio piccolo dove non c’è possibilità di nascondersi o scappare, come avviene nel loro habitat naturale.Nonostante tutto, ratti e topi abitano questa terra da secoli, e ci saranno per sempre. Qual è il loro segreto?
Perché sono così resistenti, intelligenti ed invincibili?
Il segreto è nell’adattamento. L’uomo ha sempre rifiutato di adattarsi, ha sempre preferito cercare di piegare la natura a se stesso per i propri interessi personali, se invece si fosse adattato alle circostanze ed avesse imparato una volta tanto a convivere con gli altri abitanti non umani di questo pianeta, a quest’ora sarebbe immune da peste, tifo e leptospirosi.
Ma continua a seminare veleni e con l’idea fissa di sterminare topi e ratti causa ancora più danni di quanti non ne possono fare i roditori stessi.
L’umanità dai topi e dai ratti ha ancora molto da imparare …Alena Cerna
vicepresidente di Bloccoanimalista
















Posted by Marco on 29 Febbraio 2008 at 20:11
Grande Alena!!!
Avanti così!!!!!!!!!!
ps ho visto il sito: dei grandi!!!!!!!!