Uma Thurman

10 02 2008

Il simpatico spot di Uma Thurman per Premium Gallery.

R




Il ciclo dei rifiuti si può chiudere

10 02 2008

Rifiuti

Certe volte il destino riserva delle belle sorprese: a dicembre, mentre a Napoli (e in Italia) scoppiava l’ennesima emergenza rifiuti, io ero in Africa, in Burkina Faso, che spiegavo ai ragazzi del Centro Ghélawé come gestire la spazzatura senza trasformare il Centro in una discarica.
In Burkina Faso non esiste la raccolta differenziata dei rifiuti, non esiste nemmeno la raccolta. La spazzatura viene in parte bruciata e in parte gettata per strada.
Quello che una volta era il fiume che attraversava la citta’ di Bobodiulasso, oggi e’ una discarica a cielo aperto che spacca in due la citta’, provocando morti e malattie.
Li’, per il momento, non ci sono altre possibilita’ e vedere che in Italia abbiamo una situazione simile, se non peggiore in alcune strade, e’ scandaloso.
Non fare la raccolta differenziata e non riciclare i rifiuti e’ un crimine! Contro noi stessi e i nostri figli, e contro la nostra terra.
In Burkina Faso sarebbe possibile dividere la spazzatura trasformando l’organico in compost per l’agricoltura, riutilizzando le latte in alluminio per farne tubi, contenitori, semenzai, raccogliendo e riutilizzando la plastica.
Al Centro Ghélawé dividiamo i rifiuti in carta, plastica, alluminio e organico e “promuoviamo” una continuativa campagna per la loro riduzione.
Il rifiuto “latta del concentrato di pomodoro” si puo’ eliminare facendo la salsa con i pomodori freschi.
In Campania si deve fare lo stesso!!!
Possiamo riciclare tutto, anche cio’ che non sarebbe riciclabile, ed e’ pure estremamente conveniente: i Comuni che attuano la raccolta differenziata porta a porta hanno incrementato le entrate, oltre ad aver assunto nuovo personale.
Abbiamo a disposizione tecnologie di riciclaggio straordinarie.
Un esempio ne e’ il Centro riciclo di Vedelago, che oltre alla differenziazione dei rifiuti, ha messo a punto una tecnica per riutilizzare il materiale plastico nell’edilizia.
Vi invitiamo a leggere la lettera che pubblichiamo di seguito (grazie a Nino della segnalazione!) e a visitare il sito internet dell’azienda.
“Il ciclo dei rifiuti si puo’ chiudere al 100%, recuperando tutta la materia, senza portare nulla ne’ in discarica ne’, tanto meno riducendolo… in fumo.
Domenica 20 gennaio ero a Pianura, invitata a fare un incontro con la popolazione nella scuola elementare, insieme alla imprenditrice Carla Poli del Centro Riciclo di Vedelago (http://www.centroriciclo.com) che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio peregrinare: davanti ai cumuli di spazzatura che in noi suscitano tanto orrore, lei si fermava incantata dicendo: “ma guarda quanta bela roba che ghe s’e’, me ne porteria via un pocheto”.
Questa ingegnosa signora, oltre a recuperare in modo ottimale carta, lattine, vetro ecc., ha brevettato un metodo per il 20% del “secco non riciclabile” (i pannolini ad es.). Tramite un processo di estrusione, ottiene da questo residuo (che io per prima non immaginavo potesse avere alcun riutilizzo), una sabbia sintetica grandemente utilizzata in edilizia, che esporta all’estero e che non arriva a produrre stante la grande richiesta che ha!
Nell’azienda sono in 64, gli operai ricevono 1.500 euro al mese con tredicesima e quattordicesima e tutto questo senza camini, senza filtri, senza veleni, ma dando lavoro, occupazione, serenita’ a tante famiglie.
Gli impianti non sono complessi, ne’ da costruire, ne’ da gestire, possono essere pronti in pochi mesi, relativamente basso il capitale di partenza.
Ma possibile che in questo paese e soprattutto in questa Romagna, dove ci si vanta di essere industriosi, attivi e pieni di iniziativa a nessun imprenditore venga anche solo la voglia di verificare di persona?
Possibile che sappiamo solo bruciare mandando in fumo preziose risorse e soprattutto la nostra salute?
Sono sempre piu’ convinta che il problema dei rifiuti non e’ affatto una grave malattia come vorrebbero farci credere, che la medicina che vorrebbero darci (inceneritori) e’ molto peggiore del male e che la cura semplice, immediata, economica, senza controindicazioni esiste ed e’: raccolta domiciliare porta a porta e riciclo totale.
Credo che sarebbe ora di smettere di fidarsi dei tanti esperti (televisivi e non) che fino ad ora hanno dimostrato di non avere a cuore ne’ l’ ambiente ne’ la salute e cominciare piuttosto a fidarsi del buon senso delle donne.
Sia ben chiaro a tutti: non ho alcun interesse personale in questa “promozione” del Centro di Vedelago e il biglietto per Napoli non me lo ha rimborsato nessuno.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Patrizia Gentilini
Oncoematologo
Associazione Medici per l’ Ambiente
ISDE Italia”

[CACAO ELEFANTE] Il ciclo dei rifiuti si può chiudere




Decongestionante per occhi - Vegan Blog

10 02 2008

 

eufrasia.jpgCome spesso capita lo smog ma anche la polvere se ci mettiamo a spolverare a fondo, irritano gli occhi.

Inoltre chi come me porta occhiali o lenti a contatto, é spesso soggetto ad arrossamenti e a volte congiuntiviti.

Questo decongestionante non cura la congiuntivite, ma può aiutare a prevenirla, ed in ogni caso se usato affiancato ad una cura prescritta dal nostro medico ne accelera la guarigione.

In compenso, a fine serata dopo aver magari passato parecchie ore davanti allo schermo del pc, un bell’ impacco di quest’ infuso sarà di gradimento ai nostri occhioni stanchi!

Cautela in gravidanza ed allattamento , e non somministrare a bambini in eta’ inferiore ai 3 anni.

Preparazione:

In 1/4 di  litro di acqua bollente versate 1 cucchiaio di miscela di eufrasia, piantaggine e camomilla.

Spegnete il fuoco e lasciate riposare per 20 minuti, poi filtrate.

Utilizzate l’ infuso quando é tiepido, e preparatelo solo al momento di usarlo: deve essere sempre fresco, mai riutilizzare quello preparato la volta precedente.

piantaggine.jpg

Ingredienti:

20 gr di Eufrasia pianta

10 gr di Piantaggine foglie

20 gr di Camomilla fiori

camomilla.jpg

Decongestionante per occhi - Vegan Blog




San Valentino indù

10 02 2008

sanvalentino

menù vegetariano
MIX PAKORA
Verdure miste fritte in pastella di farina di ceci
NAN
Pane di farina bianca cotto nel forno Tandoori
SABZI PRATHA
Pane ripieno di verdure e spezie
SABZI BIRYANI
Riso basmati con verdure miste
ALLO GOBI
Cavolfiori, patate, pomodori e spezie
PALIK PANIR
Spinaci con formaggio indiano
KHEER (2 porz.)
Dolce con latte, riso macinato e pistacchio
ACQUA 75 cl.
Menù per due persone compreso coperto € 34,00

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India” via Nazario Sauro, 14/a, Bologna 051271095

L’India che si incontra in questo ristorante è suggestiva, ricercata, golosa, affascinante. Eravamo io, mia madre e Massimo.
L’ingresso del locale è maestoso e personale di sala, e di cucina, tutto indiano.

I cuochi armeggiano con il forno tandoor, strumento essenziale della cucina Tandoori, una delle due servite nel locale. Il forno tandoor è un cilindro di argilla dove il carbone brucia sul fondo. Alle pareti il cuoco appiccica i Nan, pani non levitati, semplici, croccanti, aromatizzati alla menta, ripieni di verdure. Tavoli nudi, di formica, originali, senza tovaglie che ricordano tanto qualche ambientazione del film Gandhi di Richard Attemborough. Preparazioni di grande equilibrio, speziate e freschissime insieme. Gettatevi a capofitto sul riso basmati con i gamberi o con le verdure, sul pollo in salsa di cipolle e methi (un’erba simile alla menta), sui gamberoni usciti dal forno tandoor, sulle lenticchie, le melanzane affumicate e cucinate in umido, sui cavoli con patate. Piatti che sembrano in realtà molto uguali a vedersi, con colori un po’ spenti tendenti sempre al giallo e al marrone, ma incredibilmente diversi, ricchi, complessi, quasi inafferrabili per il nostro palato. Si può concludere con il freschissimo gelato di pistacchi e frutta secca o con il budino di riso e latte. Alla fine non cercate un caffè. Non lo troverete. Al suo posto c’è un tè speziato con il latte.
Conto intorno ai 25/30 euro a persona.

Taj Mahal” via San Felice 92/d, Bologna 051524894

Qui siamo andati ieri sera (le foto si riferiscono al Taj Mahal). Abbiamo prenotato via internet (30 euro anziché 35) un Menù vegetariano. Tappeti sulla vetrina all’ingresso, due sale e televisori sintonizzati su programmi kitsch di musica indiana moderna. Per i neofiti ci sono diversi menù degustazione (India del Nord a base di pollo e verdure, Sud con agnello e verdure, Est pesce e verdure miste).
Locale meno imponente ma pulito, sereno&rilassante e servizio cortese; conti da 20/25 euro. Al termine ci hanno offerto un ottimo amaro indiano allo zenzero. Torneremo!

P.S.: in via Capo di Lucca, 2 (051244517, con anche consegne a domicilio) il Taj Mahal è anche indian fast-food & take-away, con i Kebabh più (a nostro avviso) buoni di Bologna

R&M




VATICANO ED ENTI ECCLESIASTICI TOLGONO LA CASA A 200 FAMIGLIE

10 02 2008

 

Fonte: terrelibere.org
15 novembre 2007
Categoria: notizie

Roma, sacri sfratti
Vaticano ed enti ecclesiastici tolgono la casa a 200 famiglie
Luca Kocci


  A Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano. E dalla metà di ottobre, il proprietario ha iniziato a sfrattare gli inquilini e le famiglie che non sono più in grado di pagare i canoni di affitto che, in molti casi, sono anche raddoppiati. Sfratti in arrivo per duecento famiglie.

ADISTA. A Roma il più grande proprietario di immobili è il Vaticano: almeno un quinto delle case della capitale, la maggior parte delle quali nel centro storico della città, appartiene direttamente alla Santa Sede (cioè all’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio apostolico della Sede Apostolica guidata dal card. Attilio Nicora) e allo Ior (la banca vaticana), ma anche alla diocesi e a circa 2mila fra enti ecclesiastici controllati dalla Conferenza episcopale italiana, istituti e congregazioni religiose, confraternite (v. anche Adista n. 39/07). E dalla metà di ottobre, il proprietario ha iniziato a sfrattare gli inquilini e le famiglie che non sono più in grado di pagare i canoni di affitto che, in molti casi, sono anche raddoppiati.

È infatti scaduta lo scorso 14 ottobre la proroga prevista dalla legge approvata dal Parlamento nel dicembre 2006 che ‘congelava’ gli sfratti per i nuclei familiari ‘deboli’, cioè con un reddito medio-basso e in cui siano presenti figli a carico, anziani, malati terminali o disabili. Se per chi vive nelle case appartenenti ai cosiddetti “grandi proprietari” – come casse professionali e previdenziali, compagnie di assicurazione e banche – la sospensione dura fino al giugno 2008, per gli inquilini delle abitazioni di proprietà ecclesiastica, invece, il tempo è scaduto, in quanto, come spiega il consigliere del Municipio Centro Storico di Roma Mario Staderini, nel testo di legge è stata cancellata una riga che considerava “grandi proprietari” anche i “soggetti fisici o giuridici detentori di oltre 100 unità immobiliari ad uso abitativo”. Una omissione che, aggiunge l’esponente radicale della Rosa nel Pugno, “sembra fatta su misura per gli enti ecclesiastici i quali, fra l’altro, godono dell’esenzione Ici (appena confermata in Finanziaria con il voto unanime del Senato, eccezione fatta per i senatori della “Costituente Socialista” di Gavino Angius, ndr), e della riduzione del 50% dell’Ires, ovvero dell’imposta sul reddito cui vanno ricondotti i redditi fondiari derivanti da affitto di immobili”.

Sfratti in arrivo per duecento famiglie

E così, per oltre 200 famiglie che abitano in case del Vaticano o di enti ecclesiastici, dallo scorso 15 ottobre gli sfratti sono diventati esecutivi (a Roma in totale i ‘nuovi’ sfratti sono circa 2mila, in Italia 4mila). “Quasi tutti vengono sfrattati non per morosità – dice ad Adista Luigi Cerini, fondatore dell’associazione “Diritti in Movimento” che sta sostenendo la lotta degli inquilini che rischiano di perdere la casa e di ritrovarsi in mezzo ad una strada – ma per fine locazione”. E anche perché i nuovi canoni di affitto fissati dal proprietario sono insostenibili, come nel caso di Nadia Evangelisti, che si è vista proporre dall’Ordine dei Maroniti della Beata Vergine Maria un aumento dell’affitto del 300% che, ovviamente, non può pagare (v. notizia successiva).

Eppure, come ricorda l’associazione “Diritti in Movimento” in un “Appello alle donne ed agli uomini di buona volontà”, Giovanni Paolo II, nell’Angelus del 16 giugno 1996, aveva chiesto a “quanti si richiamano al Vangelo di Cristo” di mostrare “una più grande sensibilità anche sul terreno concreto e urgente del diritto alla casa” e aveva affermato che “ad ogni persona deve essere garantito un alloggio che sia non solo un riparo fisico, ma un luogo adatto a soddisfare le proprie esigenze sociali, culturali e spirituali”. Nonostante queste parole, continua l’associazione, “la Santa Sede, Propaganda Fide, vari collegi e confraternite, attraverso le loro amministrazioni, ci stanno sfrattando per finita locazione, per aprire negli appartamenti in cui abbiamo sempre vissuto bed and breakfast o per affittarli in modo clientelare. Il tutto in nome del profitto e del denaro, in contrasto con i dettami della solidarietà a cui si rifanno non solo le sacre scritture”. Prosegue il documento: “Siamo donne, uomini, anziani, bambini, giovani, famiglie che a causa dello sfratto provano sulla propria pelle l’impossibilità di continuare a vivere, di sperare in un domani. Ma siamo determinati ad ostacolare con tutte le nostre forze il progetto di allontanarci dalla città o dal quartiere in cui siamo cresciuti” (un programma – la sostituzione dei vecchi abitanti poveri con nuovi benestanti e la bonifica fisica dei quartieri degradati – che la letteratura urbanistica chiama gentrification, ndr).

I mercanti sono di nuovo nel tempio?

Scrivono direttamente al presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, gli “sfrattati dal Vaticano” riuniti nel “Comitato lotta per la casa centro storico”. “Siamo un gruppo di famiglie in affitto nelle case di proprietà dell’Apsa, dello Ior e di altri importanti enti religiosi. Da anni oramai ci troviamo quotidianamente a convivere con l’incubo di finire in mezzo alla strada, espulsi dai contesti sociali in cui abbiamo vissuto per decenni: la procedura di sfratto è in fase esecutiva. Secondo le statistiche, il nostro reddito è al limite della soglia di povertà, ed avendo al nostro interno anziani, figli e disabili, sino al 15 ottobre abbiamo potuto bloccare lo sfratto. Nei prossimi giorni molti di noi attendono la visita dell’ufficiale giudiziario e della forza pubblica. Al di là delle questioni legali, non riusciamo a capire il perché di questo calvario. Siamo stati dei bravi inquilini: abbiamo sempre pagato l’affitto e avuto cura dell’appartamento. Se, come spesso accadeva, non avevano bagno né riscaldamento, i lavori erano a nostre spese. Eppure veniamo sbattuti fuori. Sappiamo che la crescita del mercato immobiliare rende le nostre case molto appetibili”, proseguono, “ma è possibile che la nostra storia, la nostra realtà, non valga più nulla? Quando nelle settimane passate l’abbiamo sentita invocare ‘uno slancio collettivo’ per risolvere l’emergenza abitativa, una piccola speranza è nata dentro di noi: che il massimo esponente della Chiesa cattolica italiana, nominato per volere del pontefice, potesse fermare la frenesia speculativa che si è impossessata della Chiesa. Nessuno però ci ha proposto di rinnovare il contratto, né tanto meno gli sfratti si sono fermati. Siamo noi in torto, perché ci sono persone più bisognose a cui dare le nostre case, oppure i mercanti sono di nuovo nel tempio?”.

Condivide in parte le ragioni degli sfrattati mons. Gaetano Bonicelli, membro della Commissione della Cei per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace, intervistato dalla Stampa il 29/10: gli sfrattati “fanno bene a chiedere uno stimolo più forte da parte della Chiesa”, dice il vescovo, e noi dobbiamo fare “un’autocritica perché è inutile parlare di sostegno alle famiglie e poi mancare sull’essenziale”. “Nella gestione delle case degli enti ecclesiastici deve essere prioritario l’elemento di assistenza e di servizio pubblico. Meglio ricevere affitti più bassi di quelli di mercato piuttosto che negare una mano a chi non riesce a trovare una sistemazione alternativa”. Esattamente il contrario di quello che sta avvenendo. E non è l’unica contraddizione, come nota Staderini: “La scorsa settimana il prefetto di Roma Carlo Mosca ha incontrato il card. Camillo Ruini, vicario del papa per la città, chiedendogli un aiuto per trovare una sistemazione abitativa per i cittadini romeni e i rom sgomberati dalle baraccopoli della Capitale in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani, riconoscendo quindi il ‘peso’ della Chiesa dal punto di vista immobiliare. Proprio mentre, nelle stesse ore, diversi enti ecclesiastici stavano sfrattando molte famiglie”.
terrelibere.org

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