PIRATI DEI CARAIBI - STORIA O LEGGENDA?

26 01 2008

 

ODEON TV
  REBUS, Questioni di conoscenza
11 gennaio 2008 - Ore 21:30
  Pirati dei Caraibi
  Storia o leggenda?

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Seconda serie -  11 gennaio 2008

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sommario
prima parte
seconda parte
terza parte
quarta parte

Venerdì  11 gennaio 2008 ore 21:30
Pirati dei Caraibi - Storia o leggenda ?
Da questa puntata “Rebus, questioni di conoscenza” si trasferisce in Honduras. La prima tappa è l’isola di Roatan, grazie alla quale esploreremo la misteriosa storia dei pirati dei Carabi. Quanta storia e quanta leggenda c’è nelle gesta di personaggi come Henry Morgan e Coxen? E’ possibile che la filibusta avesse legami con la massoneria e basi e proprie radici addirittura nella mitologia essenza? Qual è l’origine del Jolly roger simbolo della pirateria?
In studio:


Adriano Forgione
, direttore Hera

Enrico Trevisanato , Swan Tour e Centro American Explorer

Fabio Vaghi – Fantasy Magazine, storico pirateria

“Rebus, questioni di conoscenza” è una trasmissione curata e condotta da Maurizio Decollanz con la regia di Luca Valtorta e la collaborazione autoriale di Carlo Crocchiolo. Maurizio Amodeo è il direttore della fotografia, Roberto De Lucia il montatore, Dario Maggiore il grafico, Monica Marastoni è la delegata di produzione, Luca Gervasoni fidelity cameraman, Davide Bisceglia fidelity RVM.

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R&M Project

26 01 2008

115366

Comunanza di Ideali tra Religioni e Movimenti

Spirituali e New Age, Poteri Paranormali, Ecologia,

Alimentazione e Medicina Naturali, Forum per la Pace e

per la Vita, Diritti Animali, Diritti Umani, Comunita’

(virtuali e non) di Luce e di Pensieri, Pensiero

Positivo, Idee&Persone, Arte&Poesia, Cultura&Cinema

Dottrine della Nuova Era, per

il benessere psico-fisico dell’essere umano,

attraverso lo studio di: Filosofie Orientali,

Discipline Energetiche, Terapie Alternative,

Esoterismo, Wicca, Musica, Natura, Angeli Custodi &

Dintorni

.

- abc dell’esoterismo (geomanzia, grafologia, ecc.)
- astrologia, astrologia vedica, astrologia karmica ecc
- vegetarianesimo
- medicina buddhista e taoista
- psicologia moderna transpersonale
- psicologia delle relazioni
- psicologia della crescita personale e dell’efficienza
- cristalli
- sogni e controllo dei sogni, viaggi fuori dal corpo
- esperienze di premorte, viaggi astrali, dopo la morte
- reincarnazione, integrazione di vite passate
- feng shui e vastu
- numerologia
- ufo, archeologia alternativa
- sviluppo dei poteri psichici, integrazione del subconscio
- yoga applicato alle situazioni piu’ diverse
- tantra
- sciamanesimo siberiano, nativo americano, tolteco, hawaiano
- applicazione dello sciamanesimo alla psicologia transpersonale
- zen
- visualizzazioni creative
- magia naturale
- medicina naturale e yoga, mudra
- prana e pranoterapia

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ZEITGEIST - IL FILM

26 01 2008

Zeitgeist è un film documentario realizzato da Peter Joseph, il cui scopo è, secondo le sue esatte parole, ispirare le persone ad iniziare a guardare il mondo da una prospettiva più critica, e a capire che molto spesso le cose non sono come la maggioranza della popolazione crede.
È un film girato in America e che molto difficilmente lo vedremo proiettato in Italia ed è basato sulle ricerche effettuate dall’autore e dal lavoro della studiosa Acharya S, autrice de “La Cospirazione di Cristo” e di Jordan Maxwell.

Zeitgeist è un termine inglese che significa “lo spirito del tempo” e sta ad indicare il clima culturale che caratterizza una determinata epoca.
Il documentario è diviso in tre parti distinte, ognuna delle quali tenta di far luce su tre temi ben precisi le origini delle religioni, l’11 settembre e l’organizzazione delle banche centrali. Tre temi ben incentrati e strettamente correlati fra loro.
Nella prima parte viene rappresentata l’origine delle religioni, ed in particolar modo il cristianesimo e di come queste siano sin dai tempi più remoti efficenti sistemi di controllo sociale. Dove si scopre in realtà che la Bibbia non è altro che uno scopiazzamento di miti preesistenti e risalenti all’Antico Egitto.
Nella seconda parte vengono affrontati le stragi dell’11 settembre, la creazione del nuovo “mito” moderno del terrorismo e la paura come strumento di controllo delle masse. Vengono evidenziati, inoltre, tutte le incongruenze della versione ufficiale della strage e la montagna di menzogne dell’amministrazione americana.
Nell’ultima e terza parte, infine, si affrontano le attività delle banche centrali e dei grossi finanzieri che controllano i nostri soldi, il nostro futuro, un’elite che promuove guerre e crisi finanziarie, con lo scopo ultimo di creare un governo unico mondiale per il controllo delle masse.
È un film a volte duro, ma che indubbiamente dà un forte scossone a chi lo vede. Le parole del suo creatore sono:
«…è mia speranza che le persone non prendano quello che vedono nel film come verità, ma la trovino per loro stesse, perchè la verità non è parlata, è realizzata.»

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LiberaMenteServo - IL LATO OSCURO DELLA MEDICINA

26 01 2008

 

Fonte: LuogoComune.net
  27.12.2007 ore 7:40:00
  Scritto da Redazione
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Se un inventore si presentasse in un centro di ricerca sul cancro con una specie di “raggio spaziale” fatto in casa, sostenendo che con questo aggeggio riesce a colpire i tumori e ucciderli dovunque essi siano, nella migliore delle ipotesi riceverebbe uno sputo in un occhio. Nella peggiore finirebbe invece sotto processo per tentata frode ai danni dei malati di cancro, poichè il suo metodo “non è scientificamente dimostrato”.

Se invece l’idea viene agli “scienziati” quelli veri, e se la macchina, invece di essere un alambicco fatto con quattro lattine di pelati e due fili del telefono, fosse un “acceleratore di protoni” dell’ultima generazione, allora gli ospedali di mezza America si getterebbero a capofitto per essere i primi a poterne disporre, e del fatto che il metodo “non sia scientificamente dimostrato” se ne batterebbero tutti sonoramente le ali.
Perchè questa differenza? In fondo, nessuno dei due metodi dà la minima garanzia di successo: perchè quindi scartare a priori che l’inventore possa essere il genio del millennio, e non presupporre che quelli dell’acceleratore stiano invece per prendere la millesima cantonata dell’ultimo secolo?
E’ molto semplice: perchè il baracchino artigianale è costato all’inventore ventidue dollari più le tasse, …
… mentre l’acceleratore è costato cento milioni di dollari, e viene pagato con le tasse dei contribuenti. Sono i soldi che fanno la differenza, ma non - come si penserebbe – i soldi “risparmiati”: sono i soldi spesi che contano. Se la cosa non costa non interessa (perchè non ci sono “rimborsi”), mentre il fatto che i malati continuino comunque a crepare diventa un corollario del tutto ininfluente.
Il nuovo acceleratore che fa sbavare i grandi centri antitumore americani pesa la bellezza di 220 tonnellate (due Boeing stracarichi di passeggeri e carburante, per usare parametri a noi più noti), e deve essere installato in un edificio grande quanto un campio di calcio, con pareti spesse circa 6 metri (dieci volte i muri del Pentagono). Però spara protoni “quasi alla velocità della luce”! Vuoi mettere, non-guarire in quel modo, in confronto agli antichi e obsoleti raggi X, che ti lasciavano morire viaggiando praticamente al rallentatore?
A proposito di raggi X, infatti, fino ieri ci hanno detto che “chemio e radioterapia non risolvono tutti i problemi, ma restano sempre la cura migliore contro il cancro”, giusto?
Ebbene, sentiamo cosa dice oggi il Dott. Jerry Slater, capo del Dipartimento di Radiologia del Loma Linda University Medical Center in California, il quale evidentemente non vede l’ora di mettersi a giocare a Packman nell’intestino dei suoi pazienti con il nuovo acceleratore ai protoni: “Tutti i raggi X che uso sparano la maggior parte della dose dove non voglio. Ora invece i raggi ai protoni sparano la maggior parte della dose nel tumore.”
Chi lo va a dire adesso alle centinaia di migliaia di gente morta di cancro, che si era affidata alla “migliore delle soluzioni possibili”, che invece gli oncologi sparavano nel buio, ben sapendo di non fare quasi mai centro?
Ora però c’è il super-acceleratore, per cui cambierà la bugia, mentre la vittima sarà sempre la stessa: il malato. Anzi, al suo fianco ora se ne aggiungerà pure un’altra: il contribuente.
Quanto sia perverso il meccanismo della corsa alla spesa lo riconoscono persino gli stessi medici. Ecco cosa dice il Dott. Anthony Zietman, radio-oncologo all’Harvard and Massachusetts General Hospital di Boston, che già dispone di un prezioso acceleratore: “Siamo di fronte al lato oscuro della medicina americana. Una volta che un ospedale avrà fatto un investimento di tali dimensioni, i dottori saranno sottoposti a una tremenda pressione per consigliare ai pazienti il trattamento ai protoni, anche se ci fossero alternative molto più semplici e meno costose”.
Rischi di andare a farti vedere un dente, e uscire con la prostata fosforescente, perchè nel frattempo te l’hanno bombardata di protoni super-veloci.
Lo stesso Zeitman riconosce che i protoni potrebbero essere utili per curare alcuni tumori molto rari, ma per tutti gli altri casi l’unica differenza con le normali macchine a raggi X sta nel prezzo: l’assicurazione medica rimborsa circa 50,000 dollari per un ciclo di trattamento ai protoni, quasi il doppio di un normale ciclo di radioterapia. (Nuovamente, ricordiamolo, i soldi che contano non sono quelli “risparmiati”, ma quelli spesi).
Di fronte a queste cifre, il fatto che “non ci siano risultati validi per affermare che il protone sia meglio” – come ha detto il Dott. Theodore Lawrence, dell’Università del Michigan – non ha nessuna importanza. Il ragionamento di chi sostiene l’acceleratore a protoni è il seguente: ”Più di 800.000 americani, che rappresentano quasi due terzi di tutti i nuovi casi di cancro, si sottopongono annualmente alla radioterapia. Se solo 250.000 di loro potessero beneficiare della terapia coi protoni, si potrebbero riempire più di cento nuovi centri.”
Cento volte cento milioni di dollari, quindi, cento edifici larghi quasi come un campo di calcio, cento nuove macchine da 220 tonnellate l’una.
Di guarire un solo paziente in più però non parla nessuno.
E se per caso questo atteggiamento in perfetto “stile Rumsfeld” - nel quale il tumore è un bersaglio mobile, il paziente il suo sfortunato portatore, e il medico fa l’Hemingway della situazione – dovesse preoccupare qualcuno, sappia costui che ci sono anche delle buone notizie: già si profila all’orizzonte una nuova terapia a base di ioni di carbonio, che paiono essere ancora più potenti dei protoni nel colpire il tumore. La Touro University ne sta progettando uno nelle vicinanze di S. Francisco, che sarà pronto nel 2011. Ma il vantaggio della nuova tecnologia non starà tanto nella accresciuta capacità di uccidere il tumore, quanto nel costo: invece di cento milioni di dollari, ciascuna di queste macchine ne costerà addirittura trecento.
Questo sì che è progresso.
Massimo Mazzucco

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LiberaMenteServo - L’EVASIONE NUOCE AGLI ONESTI, MA LE TASSE GIOVANO AI LADRI

26 01 2008
Fonte: truciolisavonesi.it
L’EVASIONE NUOCE AGLI ONESTI, MA LE TASSE GIOVANO AI LADRI.
Risposta alla Guardia di Finanza

di Marco Della Luna : 23 luglio 2007


Il Col. Dino Pagliari, Comandante provinciale delle Fiamme Oro, nella sua intervista pubblicata su La Cronaca di Mantova del 6 Luglio 2007, denuncia innanzitutto la natura culturale del problema dell’evasione fiscale: un circolo vizioso di furbizia e sfiducia, tipico della mentalità italiana.

In un paese in cui si sa che tutti o quasi, di fatto, violano le regole (evadono le tasse), a cominciare da chi è alla guida delle istituzioni, come mostra il celebre libro La Casta di Stella e Rizzi, è semplicemente logico violarle per non restare svantaggiati e pagare anche per gli altri. Tanto più che, essendo un po’ tutti a violarle, è improbabile essere puniti. Una logica insuperabile. Come sottolinea giustamente il Col. Pagliari, è un circolo vizioso, anzi un vortice vizioso: chi la fa, l’aspetta; ma chi l’aspetta, cerca di farla per primo!
Da queste corrette premesse deriva una prognosi di sfascio irreversibile.
Primo punto: quel circolo vizioso non riguarda solo gli obblighi fiscali, ma tutte le regole, giuridiche e organizzative. Ossia, la popolazione e la Casta che la governa non credono nelle norme in generale, non si aspettano che vengano rispettate, e non le rispettano. Dato che il rispetto delle norme è l’essenza di ogni organizzazione, gli Italiani non riescono a organizzarsi, a costruire un sistema-paese efficiente, perché ciascuno o ciascun gruppetto si fa gli affari suoi e cerca di fregare gli altri approfittando del potere o delle risorse che si ritrova. Mordi e fuggi. Di fatto, il sistema-paese non funziona o funziona molto male. Così, un corpo in cui le singole cellule si mettessero a comportarsi in modo non coordinato, ciascuna a suo talento: sarebbe non un organismo vitale e competitivo, ma un organismo malato di cancro. Gli italiani non riescono a creare forme organizzative complesse ed efficienti, in grado di reggere la concorrenza globale, perchè vivono (quasi tutti) secondo quella mentalità e la legge del Menga. Questo significa che il sistema paese Italia è, e sempre più sarà, perdente, in un mondo che richiede sempre più alte forme di organizzazione e specializzazione, organismi con un numero sempre crescente di “cellule” sempre più specializzate. Gli italiani riescono ad organizzarsi efficacemente solo a livello rudimentale, in organismi centrati su scopi elementari e mai di lungo termine: le società commerciali, le corporazioni, le cosche mafiose, i comitati d’affari, i vertici dei partiti politici. Forme equivalenti, in termini biologici, a quelle di vermi composti da poche centinaia di cellule. Si può uscire da questa situazione? Si è mai visto nella storia un popolo, che dopo aver perso la fiducia nelle regole e nei valori, sia riuscito a recuperarla? No.
Secondo punto: premesso che tasse e contributi per i dipendenti costituiscono per le imprese un fattore di costo di produzione (ossia, quanto più l’imprenditore deve pagare di tasse e contributi per produrre, tanto più aumenta il costo che deve sostenere per produrre), per molte imprese evadere il fisco è la condizione oggettiva per restare competitive con la concorrenza (soprattutto di paesi con tasse e contributi minimi), per poter restare sul mercato, per non chiudere, per non licenziare. Se venissero costrette a pagare tutte le tasse e i contributi, dovrebbero o cessare l’attività (e magari trasferirsi all’estero) oppure (potendo) scaricare sui loro prodotti il maggior costo di produzione, aumentando i prezzi.
Entrambe le soluzioni sono dannose per la collettività. Quindi è semplicistico, demagogico e illusorio dire che sia desiderabile costringere tutti a pagare le tasse. È uno slogan che non tiene conto delle conseguenze. E che dire di quei milioni di italiani che hanno un primo o secondo lavoro in nero? Se il loro lavoro fosse costretto a emergere, costerebbe di più, quindi probabilmente finirebbe. E per quale ragione logica o etica o economica un giovane lavoratore dovrebbe pagare i contributi pensionistici, dato che, per ben che vada, quando andrà in pensione potrà recuperarne solo la metà, poiché che la Casta, per ragioni clientelari, ha concesso pensioni a milioni di persone che non avevano versato o avevano versato poco, per non dire dei falsi invalidi?
Terzo punto: affermare che la popolazione avrebbe vantaggio se non ci fosse evasione, presuppone che i soldi delle tasse siano usati meglio, per gli interessi della collettività, dallo Stato italiano che dai contribuenti. Ma, per gli interessi della collettività, chi usa meglio i soldi: il piccolo imprenditore che li usa per far andare avanti la sua azienda, per mantenere i posti di lavoro, per competere con la concorrenza cinese, rumena, marocchina; oppure la Casta (lo Stato, la Pubblica Amministrazione)? In mano a chi, dei due, i soldi sono più produttivi? La Casta li usa perlopiù per la spesa corrente dell’apparato amministrativo più costoso e inefficiente d’Europa, per aumentarsi gli stipendi, per le sue auto blu (18 euromiliardi l’anno), etc.: il libro di Stella e Rizzo non lascia dubbi. La piccola e piccolissima imprenditoria e il lavoro autonomo sono, al contrario, la struttura portante dell’economia nazionale e del lavoro reale, quella che finora ha salvato il paese. Perché ha potuto evadere.
Quarto punto: non è vero che se pagassero tutti le tasse, la pressione fiscale scenderebbe. Sarebbe vero, se il fabbisogno dello Stato fosse determinato oggettivamente e onestamente. Ma non è così: esso è in buona parte creato ad arte, per scopi precisi. La Casta tende a prelevare in tasse il massimo possibile, e sempre di più, perché usa i soldi delle tasse per arricchire se stessa e per comperarsi il consenso elettorale; gran parte della spesa pubblica è inutile o sprecata. Le tasse che noi paghiamo, in buona parte, sono usate per fini illegittimi. A cominciare da quei circa 90 miliardi l’anno che lo Stato regala agli azionisti privati (in buona parte stranieri) della Banca d’Italia per quei pezzi di carta stampata che sono le banconote e per i relativi interessi sul debito pubblico. Basterebbe una bella revisione dei bilanci della Banca d’Italia e dello Stato, che riflettesse la realtà economica togliendo di mezzo i criteri contabili fasulli che lo Stato concede alle banche, per raddrizzare finanziariamente le cose.
Quinto punto: la Casta aumenta quanto può la pressione fiscale, indipendentemente dai bisogni oggettivi, anche perché quanto più toglie alla gente e alle imprese, tanto più rende la gente e le imprese dipendenti dalla redistribuzione (incentivi, sussidi, assistenza, etc.), cioè dalla benevolenza della Casta stessa. Quindi rende l’una e le altre più obbedienti e sottomesse a sé stessa. Meno capaci di ribellarsi. La Casta riesce a mantenersi al potere nonostante sia tanto palesemente e notoriamente inefficiente e corrotta, proprio perché ha grandi quantità di soldi dei contribuenti da usare per comperarsi voti e supporti anche mediatici. Grazie a questi soldi, quindi, riesce a vanificare i meccanismi (teorici) della democrazia rappresentativa e a restare fissa al potere. È questa l’implicazione principale del libro di Stella e Rizzi: la Casta è il fallimento della democrazia rappresentativa perché legifera e governa in rappresentanza dei suoi propri interessi e a spese del popolo, anziché legiferare e governare per il popolo elettore.
Sesto punto: se la Casta che impone e raccoglie le tasse non rappresenta il popolo e non è possibile sostituirla perché essa si compera i sostegni grazie ai soldi delle tasse di cui dispone e alle leggi elettorali che essa vota a proprio beneficio, allora, in base al principio fondamentale “niente rappresentanza, niente tassazione”, le tasse sono illegittime. Anzi, poiché la Casta ha vanificato il principio della rappresentanza democratica, che è alla base della legittimazione del potere politico, in Italia il potere politico stesso, in base ai principi della nostra Costituzione, è delegittimato.

Si potrebbe continuare, ma è ora di trarre le conclusioni: i mezzi elettorali e i mezzi giudiziari hanno fallito, la Casta rimane dov’è, a rubare e distruggere risorse prodotte dal lavoro dei cittadini. I Francesi avevano una Casta, nota come Ancien Régime, la quale, come la nostra, divorava e distruggeva risorse, gonfiando il debito pubblico e opprimendo la nazione. L’aveva portata alla bancarotta, allo sfascio, all’inefficienza. E i Francesi se la sono tolta dalle spese con la Rivoluzione. Sono insorti, e il colonnello delle guardie regie, al momento giusto, alle Tuileries, non ha fatto sparare sul popolo, ma contro il Palazzo delle tasse e dei debiti. Però gli Italiani non sono i Francesi. Non ne hanno il coraggio, il senso di dignità, di libertà. Non hanno la fiducia nelle regole e la capacità di organizzarsi, necessarie per mettere insieme una rivoluzione. Non sono nemmeno una nazione unica. L’unica via d’uscita da questa situazione, che sia a loro disposizione, e che del resto stanno tornando a praticare, è l’emigrazione verso sistemi-paese più efficienti e più sani.
Non stupiamoci che, in questa fase di declino, la “grande” politica della Casta consista, a parte dalla tassazione, nel privatizzare monopoli di servizi e beni pubblici essenziali (per estorcerci con le tariffe monopolistiche quanto non ci sottraggono col fisco), e nel privatizzare e vendere al capitale straniero le imprese e i mercati strategici (chimica, cantieristica, grande distribuzione, autostrade…). E grandi pezzi della Banca d’Italia. Non stupiamoci che l’azienda Italia segua le sorti delle grandi aziende in crisi che non riescono a risanarsi da sé, e che vengono quindi rilevate, a pezzi, dalla concorrenza.
Non perdiamo tempo a stupirci o in altre cose inutili Perché gli ultimi ad andarsene saranno quelli che alloggeranno peggio. Già 120 miliardi di Euro sono scappati dall’Italia, nel primo anno del Governo Prodi.

Euroschiavi - Terza Edizione Aggiornata e Riveduta - giugno 2007
La grande frode del debito pubblico - I segreti del signoraggio - Chi si arricchisce davvero con le nostre tasse?

Marco Della Luna
Antonio Miclavez
Editore: Arianna Editrice
Prezzo: Euro 12,32 (invece di Euro 14,50)

L’Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un’elevata pressione fiscale.
Il debito pubblico è un’invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.
In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale.
Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti.
Euroschiavi svela i segreti e i meccanismi di questo sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti, e indica come porre fine legalmente a questo saccheggio.
Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. Euroschiavi offre un’impressionante documentazione delle modalità con cui il moderno “Signore” (le Banche Centrali) ha costruito un sistema di potere e di leggi che pone al suo servizio lo Stato, il fisco, la Pubblica Amministrazione e tutti noi.
La Costituzione italiana, quella europea, i trattati, le leggi, sono manipolati o disattesi per occultare i traffici e gli interessi dei grandi banchieri proprietari delle Banche Centrali che si arrichiscono sulla pelle dei popoli.

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OMOSESSUALITA’ E BISESSUALITA’: ANDIAMOCI PIANO CON LE ETICHETTE !!!

26 01 2008

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Di Leonella Cardarelli
Oggi l’omosessualità e la bisessualità sono argomenti molto discussi ma chi ne discute spesso lo fa con superficialità senza sapere di cosa realmente si tratti, senza sapere quando vanno realmente usati i termini “omosessuale” e “bisessuale” e cosa può spingere una persona a provare determinate esperienze.


Altro errore è il giudizio negativo che si attribuisce a questa categoria di persone.


L’entrata in politica dell’onorevole Luxuria ha suscitato grande scalpore perché si ritiene che una persona “che va contro natura” non possa essere in politica. Ecco… gli omosessuali, i transessuali e i bisessuali sono considerati persone che vanno contro natura.


Ma siamo sicuri che vanno contro natura? Più che contro natura io direi che vanno semplicemente contro le convenzioni morali e sociali.

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