Cinema: SICKO

30 09 2007

sicko.jpgEccomi qua…

Questa volta parliamo di un film che è uscito il 24 agosto 2007 e che, quindi, potreste ancora trovare nelle sale italiane: Sicko.

Questo è il titolo del nuovo film di Michael Moore, Palma d’Oro a Cannes nel 2004 per il suo Farenheit 9/11, film nel quale denuncia un legame tra il clan dei Bush e quello della famiglia Bin Laden nei mesi a ridosso dell’11 settembre 2001.

Questo nuova opera di denuncia è una commedia, a tratti tragica a tratti grottesca, basata su persone e fatti reali, non ci sono attori. Michael Moore in questo film-documentario analizza con un occhio pesantemente critico il sistema di assistenza sanitaria degli USA, introdotto nel 1971 dall’allora presidente Nixon. Sistema partito con la nobile intenzione di garantire le migliori cure sanitarie del mondo, di fatto in mano alle grandi e potenti lobby delle assicurazioni e dei farmaci.

Nel paese più ricco del mondo ci sono 50 milioni di persone che vivono senza servizio sanitario, ma anche tanti americani che hanno un’assicurazione ma che non riescono ugualmente ad ottenere delle cure. Nel corso del film vi sono testimoniate alcune esperienze da parte di individui coinvolti a vario titolo in questo sistema. Cominceranno a parlare persone prive di assicurazione medica, costrette ad evitare le cure, talvolta a costo della vita, a causa dell’importo particolarmente esoso che l’assicurazione gli avrebbe probabilmente coperto.

Parlano anche persone malate di cancro e assicurate con le migliori compagnie le quali, attraverso le scuse più assurde e diverse fino a negare completamente la patologia, si vedono rifiutare il pagamento delle cure: a causa di queste scelte, delle quattro donne intervistate, due sono decedute, un’altra sta attraversando una fase terminale mentre l’ultima ha potuto diagnosticare la propria malattia durante una vacanza in Giappone ed ha fatto causa alla compagnia assicurativa.

Queste drammatiche situazioni verranno confermate dalle testimonianze di persone addette ai lavori all’interno delle assicurazioni, istruite affinché cerchino dapprima di scovare una tra le innumerevoli patologie passate pur di non promuovere la polizza, poi di trovare una scusa possibile pur di non dover pagare le cure necessarie talvolta alla sopravvivenza dell’assicurato, infine di recuperare il denaro cercando un’eventuale imperfezione, anche minima, nei complessi di regole.

Il film-documentario è anche un viaggio in altri paesi e altri sistemi sanitari dalla Francia all’Inghilterra, al Canada, finendo a Cuba. Voi direte: “Cosa c’entra Cuba?”. Vi ringrazio della domanda.

Vi sono alcuni dei soccorritori volontari dell’attentato dell’11 settembre 2001 che, nonostante la campagna pubblicitaria successiva alla tragedia e lo stanziamento di fondi per l’assistenza sanitaria (elargita con lo stesso costume delle compagnie assicurative) non possono curare le patologie derivanti dal loro volontario, e sottolineo volontario, impegno. Moore, considerato che l’assistenza sanitaria è completamente e gratuitamente garantita ai prigionieri della base navale americana nella Baia di Guantanamo a Cuba, li accompagnerà con due barche.

Ignorato dalle vedette della base, si ritroverà così a cercare aiuto nell’isola. In una farmacia avviene un episodio clamoroso: un inalatore, usato per curare malattie polmonari, acquistabile negli Stati Uniti al prezzo di 120 dollari, a Cuba è disponibile, dietro ricetta medica, a soli 5 cent., con un risparmio di circa il 99,96%. I volontari verranno tutti curati gratuitamente, senza alcun bisogno né di denaro né di certificato di assicurazione.

Commosso da questo gesto di fratellanza da un paese da sempre dipinto come nemico e facendo appello al sacrosanto diritto di espressione, Michael Moore donerà in forma anonima un assegno di 12.000 dollari al gestore del maggior sito contro di lui (moorewatch.com) per permettergli di pagare l’onerosa assicurazione della moglie malata senza dover chiudere lo spazio.

Grazie a questa donazione, la salute della donna è molto migliorata e il sito ha potuto continuare la propria opera contro Moore esattamente come prima.

Sicko è ancora nelle sale…

Al prossimo film, ed alla prossima recensione…

Ciao.

roberto2.jpg Pinky


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Informazione

3 risposte a “Cinema: SICKO”

3 10 2007
Isvari (21:04:18) :

Caro Pinky, Hare Krishna.
Scusa se ti scrivo “un fuori tema” ma vorrei farti una domanda che riguarda un’altro film che Sicko.
Ho visto Babel in dvd, qualche giorno fà e ho pensato, alla fine del film, che mi sarei rivolta a te per fare questa domanda da 100 milioni:
-ma cosa c’era scritto nel bigliettino che scrive la ragazza giapponese sorda muta???-…;-)

29 10 2007
pinkymovie (17:33:58) :

ciao Isvari, rispondo volentieri al tuo “fuori tema” riguardante Babel.
Gran film, con varie storie che si intrecciano sullo sfondo del caos, delle coincidenze e della “sfortuna”.
Per rispondere alla tua domanda ti propongo un ventaglio di possibilità:
1.Sul biglietto c’è scritta la confessione che è stata lei ad uccidere la madre ma che vuole proteggere il papà da una brutta storia;
2.Sul biglietto c’è scritto che si è mostrata nuda a lui, il poliziotto, perché frustrata da una vita senza senso, ancora più vuota dopo il suicidio della madre;
3.Sul biglietto c’è scritto che è stato il papà ad uccidere la madre, ma che non vuole perderlo e vuole proteggere quello che resta della sua famiglia;
4.Sul biglietto c’è scritto che, a prima vista, si è perdutamente innamorata di lui e che ha una tremenda voglia di fare l’amore con lui.

Quale di queste è la verità? Mi permetto di rispondere alla domanda facendoti un’altra domanda: è davvero importante sapere cosa contiene quel biglietto, stranamente lungo per lei, abituata a scrivere monosillabi per poter comunicare con il mondo?
Mi spiego ancora meglio con una, diciamo così, similitudine. Hai presente in Pulp Fiction, film di cui andremo a parlare tra qualche tempo, la valigetta che i ragazzi avevano rubato a Marsellus Wallace e che John Travolta e Samuel L. Jackson recuperano e che, aprendola, emana una luce gialla?? Cosa contiene quella ventiquattr’ore? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai, in quanto neanche il regista stesso lo sa. È uno di quei dettagli che, ai fini della storia stessa, non ha molta importanza. Stessa cosa per Babel ed il biglietto della ragazza sordo-muta.
Non è importante, credo, cosa ci sia scritto. Non serve sapere cosa ha pensato la ragazza. Quello che ci rimane è l’immagine di lei che aspetta il padre sul balcone. Nuda. E al suo arrivo si abbracciano. Forse per celare un segreto. Forse in ricordo della madre/moglie perduta suicida. Chissà…
Alcune volte credo che un salutare dubbio sia come una folata di brezza fresca in un afoso pomeriggio estivo: ti fa respirare e ti rigenera.
Adoro i punti interrogativi, mi spaventano gli esclamativi.

Spero con questo di aver risposto al tuo dubbio, cara Isvari
Hare Krishna.

Ciao e alla prossima.
Pinky

4 11 2007
Isvari (23:52:10) :

Grazie tante caro Pinky.
Io a differenza di te non sopporto i punti interrogativi e finchè non si trasfomano in esclamativi non mi fermo, per cui scelgo la due tra le varianti che mi hai dato (visto che ho avuto anche il lusso della possibilità!)….;-))

Un caro saluto.
Haribol!

PS: bella e interessante rubrica

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