Aryani
22 06 2007Rama, il grande Profeta e ideale degli Indù, fu allo stesso tempo un esempio di divinità. Si dice che il carattere di Rama sia stato predetto da Valmiki; allo stesso tempo l’educazione che fu data a Rama da un grande Rishi di nome Vashishta, fu un’educazione per portare
alla luce quel Regno di Dio che è nascosto nel cuore dell’uomo. Rispetto a questo Rama non fu soltanto un ideale per gli Indù di quell’epoca particolare, ma fu un modello per formare il carattere di coloro che camminano sul sentiero spirituale di qualsiasi epoca.
Rama fu un principe di nascita, ma venne dato ad un saggio per essere educato, e visse la vita in solitudine, una vita di studio e gioco insieme. Non gli fu soltanto insegnato a leggere ed a scrivere, ma fu anche allenato in esercizi atletici, negli sport ed in ogni genere di combattimento. Ciò dimostra quale educazione aveva la gente antica, un’educazione in tutte le direzioni della vita. Ed essendo stato allenato in tal modo, Rama completò il suo corso di studi nel rigoglio della sua giovinezza.
La storia di Rama è sempre stata considerata come la scrittura più sacra per gli Indù. Viene chiamata Ramâyana. Il Brahman recita questa storia in una forma poetica che i devoti del Maestro ascoltano per ore senza stancarsene. Poiché lo accettano come un training religioso.
La parte più interessante nella vita di Rama è il suo matrimonio. Nei tempi antichi c’era l’usanza che il marito veniva scelto. Questa usanza derivò dalla tendenza al combattimento. Ad ogni piccolo disaccordo i principi del momento prendevano le armi perfino in occasioni come un matrimonio. Per evitare la guerra, il padre di Sîta invitò tutti i principi e i potenti del suo paese e diede il diritto di scelta alla figlia. Fu scelto un momento in cui tutti si riunirono nella galleria reale, addobbati con i loro ornamenti e decorazioni regali.
Rama visse una vita semplice; non aveva ancora conosciuto cosa significasse una vita principesca, perché era stato preparato presso un Santo, dove mangiava lo stesso cibo del Saggio. Si vestiva con gli stessi vestiti semplici come faceva il Saggio e viveva nella foresta in solitudine. Tuttavia la luminosità dell’anima si irradia perfino senza ornamenti. Quando Sîta entrò in questa assemblea con una ghirlanda di fiori nelle mani, il suo primo sguardo cadde su Rama, e non poté spostare il suo sguardo da questo ideale della sua anima verso nessun altro, poiché la sua anima riconobbe la perla nel suo cuore. Sîta, senza un momento di pausa, andò immediatamente da lui e mise la ghirlanda al collo di questo giovane così semplice e modesto, che stava con un’espressione innocente dietro tutti gli ospiti splendenti. Tanti si meravigliarono di questa scelta, ma tanti di più diventarono come un fuoco ardente con il pensiero d’invidia e gelosia. Fra di loro il più turbato era il Re di Lanka, Râvana. Perché Sîta non era soltanto conosciuta come la principessa più bella di quel tempo, ma era anche chiamata Patmãni, la Vergine Ideale.Come Rama fu un esempio nel suo carattere, così in Sîta fu innato il carattere ideale.
Poi venne la separazione dei due. Sîta, che aveva seguito Rama nel suo Vânavâsa di dodici anni, che significa scorrazzare nella foresta, una volta venne lasciata sola nella foresta mentre Rama era andato a prendere dell’acqua. In quel momento Sîta sparì e dopo una grande difficoltà ed un grande dolore le sue tracce furono trovate. Era stata fatta prigioniera da Râvana. Ella visse fermamente per Rama nella sua prigionia, e non cedette alle tentazioni e minacce di Râvana. Alla fine giunse la vittoria. Rama lottò con Râvana e portò Sîta a casa.
Questa storia ci dà un quadro della vita che è per ognuno una lotta, in piccola o grande misura. La natura esteriore della lotta può essere diversa per ognuno ma, allo stesso tempo, nessuno può vivere in mezzo a questo mondo senza lottare. Colui che alla fine vince questa lotta, ha realizzato lo scopo della sua vita; colui che alla fine perde ha perso.
La vita di Rama suggerisce che, a parte lo sforzo spirituale, la prima cosa da affrontare è la lotta nel mondo; e se ci si attiene al proprio ideale attraverso ogni test e prova nella vita, si arriverà senza dubbio allo stadio di essere vittoriosi. Non importa quanto piccola sia la lotta, ma la vittoria vinta alla fine di ogni lotta è la forza che conduce l’uomo avanti sulla strada verso lo scopo della vita. La vita dell’uomo, per quanto grande e spirituale, ha le sue limitazioni. Davanti alle condizioni della vita sulla terra, l’anima più forte sembrerà per un momento indifesa. Ma ciò che conta non è l’inizio; è la fine. È l’ultima nota che una grande anima suona che prova se quest’anima è reale e vera.
Forme di Culto Indù
La religione Indù è una delle religioni più antiche nel mondo, e da essa si possono rintracciare quasi tutte le religioni del passato. La religione più primitiva del mondo, l’adorazione del sole, che nel mondo venne e scomparve, esiste ancora fra i Brahmini. Salutano il sorgere del sole dopo essersi immersi nel fiume; e vengono purificati dai suoi raggi altamente ispiratori. Oltre al sole adorano la luna ed i pianeti vedendo ognuno di loro come un dio peculiare, che significa un potere particolare di Dio.
La religione mitica degli antichi Greci, degli dei e le dee degli antichi Egiziani - tutto questo vie-ne trovato oggi nella religione degli Indù. Hanno fra i loro dei quasi tutti gli animali e gli uccelli conosciuti all’uomo; e tutti gli aspetti diversi della vita sono spiegati nei loro miti, che insegnano all’uomo a vedere l’Essere Divino in tutto. I grandi poteri dell’Onnipotente sono raffigurati come vari dei e dee, a cui sono attribuiti dei poteri speciali. Alcuni venerano questi, perfino animali selvaggi come i leoni, gli elefanti, o il cobra sono considerati sacri. Con ciò viene insegnata la morale di amare i nostri nemici.
L’adorazione del fuoco dei Zoroastriani si può vedere nelle cerimonie Yãg e Yãgna degli Indù. L’idea della Trinità dei Cristiani può essere tracciata nelle idee di Trimurti della religione Indù. La prostrazione durante le preghiere, che esiste in Islam, può essere vista nella sua forma completa nelle forme di Prãnãm e Dandãvat del culto Indù.
Oltre a tutti questi oggetti di adorazione vengono insegnati la venerazione del Guru, il Maestro. Il primo Guru lo vedono nella madre e nel padre, dopo ogni persona con cui vengono in contatto, che gli insegni qualsiasi cosa, la considerano come un Guru; finché non hanno sviluppato in se stessi l’atteggiamento completo di venerazione, che alla fine mostrano al Guru reale che li aiuta nel loro risveglio spirituale. Il verso seguente degli Indi dà un idea di quello che il chela pensa del suo Guru:
“Ho goduto la mia vita sulla terra, o Guru, tramite la tua misericordia. Le tue parole mi hanno attirato più vicino a Dio. Come con il sorgere del sole svanisce l’oscurità, Così tu hai scacciato via il buio dell’ignoranza dalla mia anima. Alcuni adorano gli esseri terreni e alcuni adorano quelli celesti, Ma io venero te, o Guru santo.” (Sundar Dhãs)
La Base del Sistema delle Caste fra gli Indù.
Quando gli Aryani vennero e si stabilirono in Bharat Khand, che oggi é chiamata India, vollero farsi là una vita di solitudine e autosufficienza.
Quelli fra di loro che furono educati e pii, il cui modo di vivere fu in ogni aspetto migliore degli altri, si raggrupparono e si chiamarono Brahmini, il loro lavoro fu lo studio, la ricerca scientifica, la musica e la poesia; e la guida religiosa fu loro diritto. Insegnarono alla gente come maestri. Alle cerimonie di matrimonio, alle nascite e alle morti, si incaricarono delle cerimonie con i loro riti religiosi. La loro vita fu come la vita di un eremita. La differenza fu che essi si sposarono fra di loro; la loro vita quotidiana dipendeva solo dalle Bhiksha - offerte volontarie.
Ci furono altri fra loro che videro con riverenza i Bramini per la loro educazione ed il loro insegnamento religioso, ma si ritennero superiori per i loro meriti di guerrieri e per il controllo del paese che gli apparteneva. Furono chiamati Kshattriya (proprietari terrieri, o guerrieri).
Coloro che furono astuti nel commercio si rifugiarono sotto il potere ed il controllo dei Kshattriya, e presero in mano tutto ciò che concerneva i soldi. Loro furono chiamati Vaishyas. Trattarono ogni genere di affari.
Quello che rimasero furono gli operai e riguardo al loro lavoro si formarono fra di loro dei gradi. Essi si chiamarono Shûdras.Ci furono fra di loro alcuni il cui lavoro fu di una tale natura che entrare nelle case o toccare un’altra persona mentre lavorava sarebbe stato contro le regole sanitarie. Poiché il Bramanesimo era la religione più scientifica, creò la legge che questi non dovevano essere toccati. In quel modo furono formate queste quattro caste e andarono avanti in pace finché non arrivarono gli stranieri nel loro paese, che naturalmente interferirono nella loro armonia e l’intero piano divenne un fallimento.
Con tutta la saggezza nel formare queste quattro caste, si vede un egoismo da parte delle alte classi, come è sempre stato con la razza umana; e questo è stato un grande ostacolo al progresso degli Indù in generale, perché venne impedita ogni possibilità di progresso alle classi più basse. La sola consolazione fu di reincarnarsi e di nascere in una classe più alta. Altrimenti non c’era nessuna altra possibilità.
KRISHNA (Vishnu)
Dio impastò di persona Adamo col fango; Vishnu impastò il burro, traendo l’intero universo da una zangola per il latte.
La Vita di Krishna dà il quadro della vita di un uomo perfetto. Il significato reale della parola Krishna è Dio, e l’uomo che fu identificato con questo nome fu ‘colui che è consapevole di Dio’, colui che realizzò il Suo Messaggio nel periodo in cui fu destinato a dare il Suo Messaggio.
La storia di Krishna, a parte il suo valore e interesse storico, è di grande importanza per il cercatore della Verità. Nessuno sa chi fossero il padre e la madre di Krishna. Alcuni dicono che egli fosse di origini reali. Ciò che significa, di origine reale, è che venisse da quel Re Che è il Re di tutto. Fu poi affidato a Yeshoda, che lo fece crescere come sua madre guardiana. Questo è simbolico dei genitori terreni, che sono guardiani, mentre Dio è il vero padre e la vera madre.
Si dice che durante la sua infanzia a Krishna piacesse molto il burro e imparò da bambino a rubare il burro ovunque. Questo vuol dire che la saggezza è il burro dell’intera vita. Quando la vita viene agitata in una zangola allora da essa viene fuori il burro; tramite ciò si guadagna la saggezza. Egli lo rubò; il che significa, ovunque trovò la saggezza, la imparò, traendo beneficio dall’esperienza di ogni persona - questo è rubare.
In parole semplici, ci sono due modi per imparare la saggezza. Un modo di imparare la saggezza è che una persona vada e beva all’eccesso, e poi cada giù nel fango, e allora la polizia lo porta al commissariato e quando si riprende dalla sua ubriachezza non può trovare i suoi vestiti ed è inorridito dal suo aspetto. Questo gli fa realizzare ciò che ha fatto. Questo è un modo di imparare, ed è anche possibile che egli non impari. L’altro modo di imparare è quello di un giovane che cammini lungo la strada; vede un uomo ubriaco e vede come è terribile essere in questo stato; egli impara da questo. Questo è rubare il burro.
Ma poi la parte successiva della vita di Krishna ha due aspetti molto importanti. Un aspetto ci insegna che la vita è una lotta continua, e che la terra è il campo di battaglia dove ogni anima deve lottare, e colui che possiederà il regno della terra deve sapere molto bene la legge della guerra. Il segreto dell’attacco, il mistero della difesa, come mantenere la nostra posizione, come ritirarsi, come avanzare, come cambiare posizione, come proteggersi e controllare tutto ciò che è stato conquistato, come abbandonare tutto ciò che deve essere lasciato, la maniera di mandare un ultimatum, il modo di fare un armistizio, il metodo con cui si fa la pace - tutto questo deve essere imparato. In questa lotta della vita la posizione dell’uomo è molto difficile; perché deve lottare su due fronti allo stesso tempo: l’uno è lui stesso e l’altro è davanti a lui. Se ha successo su un fronte e risulta avere fallito sull’altro fronte, allora il suo successo non è completo.
La lotta di ogni individuo ha un carattere diverso. La lotta dipende dal grado particolare della sua evoluzione. Quindi la lotta nella vita di ogni persona è diversa, di un carattere particolare. E nessuna persona al mondo è libera da questa lotta; soltanto uno è più preparato per essa; l’altro forse è ignorante della legge della guerra. Nel successo di questa battaglia sta il compimento della vita. La Bhagavad Gîtâ, la Canzone Celestiale, dall’inizio alla fine è un insegnamento sulla legge della guerra della vita.
L’altra visione di Krishna sulla vita è che ogni anima si impegna per raggiungere Dio; Dio, non come un Giudice o come un Re, ma come un Amato. Ed ogni anima è alla ricerca di Dio, il Dio dell’Amore nella forma in cui lui è capace di immaginare. La storia di Krishna e i Gôpis significa Dio e le varie anime che cercano la perfezione.
La vita e l’insegnamento di Krishna hanno aiutato molto il popolo dell’India nell’allargare il pensiero del devoto. L’uomo religioso, pieno di dogmi, é spesso pronto a rendere i dogmi troppo rigidi, e si aspetta che la gente pia o consapevole di Dio si conformi ai suoi standard di bontà. Se non si conformano alla sua particolare idea di pietà, egli è pronto a criticarli. Ma il pensiero e la vita di Krishna furono usati dall’artista, dal poeta e dal musicista e da questo fu creata una nuova religione, una religione che riconosce il divino nella vita umana naturale. E quell’idea di considerare una persona spirituale esclusiva, remota, come fatta di pietra e senza vita cessò di esistere. Il popolo dell’India diventò molto più tollerante verso i diversi aspetti della vita, guardando la vita intera, allo stesso tempo come un’Immanenza di Dio.
Paola Mosconi:
Induismo o sanatana dharma
La cultura indiana attuale è costituita da una sovrapposizione di numerose influenze dovute alle vicende politiche e militari degli ultimi 5000 anni. La cultura originale indiana, basata sui Veda, viene attualmente chiamata Induismo o Brahmanesimo, ma la definizione più precisa è piuttosto quella di Sanatana dharma (”la religione eterna”) che consiste nel ristabilire il collegamento tra l’anima individuale e il Tutto supremo e assoluto. I Veda costituiscono la raccolta di scritti religiosi più vasta e antica del mondo e contengono dettagliati insegnamenti sullo yoga, sulle celebrazioni rituali, sulla creazione e sulla geografia dell’universo, sulla filosofia e sulla teologia, ma anche sulla medicina, sull’arte militare e così via.
Secondo la tradizione vedica, i Veda stessi sono eterni, ma circa 5000 anni fa vennero messi per iscritto da Krishna Dvaipayana Vyasadeva, che compilò anche una serie di commenti ai Veda, tra cui il Vedanta sutra, le Upanishad, i Purana, le Itihasa e così via.
Tra i pilastri fondamentali della filosofia del Sanatana dharma ci sono la reincarnazione, il karma e lo yoga, che negli ultimi decenni sono diventati estremamente popolari anche in occidente. Riteniamo indispensabile dare qui di seguito qualche essenziale spiegazione dei concetti basilari della filosofia del Sanatana dharma, così come sono spiegati nel suo testo più importante e universalmente riconosciuto, la Bhagavad gita.
Il sé (atma)
Dal punto di vista puramente linguistico, il termine atma (sé) indica generalmente l’anima spirituale, ma a seconda delle circostanze e del grado di realizzazione può indicare anche la mente e talvolta persino il corpo. Viene dunque usato in tutti questi significati, e va interpretato a seconda del contesto. Un livello ancora superiore alla comprensione di atma come anima spirituale è quello del param-atma, l’Anima Suprema, il Sé supremo, concetto fondamentale per comprendere la teologia vedica ma estremamente difficile da penetrare, tanto che sul”interpretazione di questo punto cruciale si sono formate diverse scuole teologiche. Le due principali scuole teologiche vediche sono definite dvaita-vadi (personalista) e advaita-vadi (impersonalista). Secondo la scuola impersonalista questo param-atma, Anima Suprema, è l’unica vera realtà, e l’individualità dell’atma è pura illusione, non solo al livello del corpo e della mente ma anche al livello dell’anima; gli impersonalisti tendono dunque a interpretare alcuni versi della Gita secondo una visione che esclude l’esistenza di un Dio personale. La scuola personalista sottolinea invece che l’individualità dell’anima è eterna e che il Brahman, lo spirito supremo impersonale, in realtà ha origine dalla Suprema Personalità di Dio. Non si può coltivare devozione (bhakti) verso uno spirito impersonale o verso il sé impersonale, eppure Krishna parla chiaramente, affermando in moltissimi versi che soltanto la devozione, la meditazione, la recitazione e l’ascolto delle sue avventure divine (divyam) possono portare l’anima alla perfezione. Per brevità, evitiamo di dilungarci in una discussione dettagliata sulle differenze tra le due scuole e sulla loro sintesi, che potrà essere trattata in un’altra pubblicazione.
La Gita inizia spiegando il punto fondamentale della realizzazione spirituale, cioè il fatto che il vero sé non è il corpo ma l’anima, che è spirituale, eterna e immutabile. L’anima è eternamente individuale e cosciente e non perde mai la propria speciale identità, ma ha la tendenza ad essere ricoperta dall’illusione a causa della sua natura infinitesimale. Allo stato liberato, tale identità non va persa ma è piuttosto sgravata dalle false concezioni di sé (ahankara) che confondono l’anima facendole credere di essere materia, di essere il centro dell’universo, di essere l’autore e il beneficiario dell’azione.
Il meccanismo della reincarnazione è un processo continuo che si svolge anche durante questa vita, poiché il nostro corpo è in continua trasformazione dalla nascita all’infanzia, alla giovinezza alla maturità e infine alla vecchiaia. La differenza fondamentale della morte rispetto al passaggio da un’età all’altra è che le condizioni del corpo e della mente non permettono più un ricambio graduale delle cellule e dell’identificazione materiale, ed è necessario un cambiamento più radicale: bisogna abbandonare completamente l’involucro precedente e ricominciare a raccogliere materia per il nuovo corpo nella situazione più consona al nostro viaggio interiore.
Il dharma
Il concetto di dharma, generalmente tradotto come “religione” è in realtà molto più complesso, e può essere definito meglio come “qualità intrinseca” e “attività collegata con la propria natura”, proprio come diremmo che il dharma del fuoco sono la luce e il calore e il dharma dell’acqua è la liquidità. Al livello condizionato delle divisioni sociali dell’umanità abbiamo diversi dharma collegati con la diversa natura psicologica e attitudinale delle categorie di esseri umani, che sono considerati doveri religiosi in quanto lo svolgimento coscienzioso del proprio dovere è accettato dalla teologia induista come una forma legittima di adorazione del Supremo. Questo concetto si collega anche alla celebrazione del “sacrificio” (yajna) che può essere eseguita sia con l’esecuzione di particolari rituali religiosi sia con la giusta e accurata esecuzione del proprio dovere naturale. Poiché il dharma eterno dell’essere vivente è quello di servire il tutto, le diverse categorie sociali hanno il dovere religioso di servire il corpo sociale. Il dharma di una persona di famiglia è quello di servire la famiglia, la società e così via. Chi non ha niente e nessuno da servire finisce per servire i propri sensi, la propria mente, o anche solo un animale da compagnia, ma è sempre e comunque impegnato nel servizio.
A livello dell’anima, però, l’eterna religione o natura (sanatana-dharma) dell’anima individuale è la relazione armoniosa con Dio, il servizio al Supremo. La differenza tra dharma eterno (religione spirituale) e dharma condizionato (religione materiale) è quindi fondamentale: chiunque può spostarsi da una tradizione religiosa (cioè dottrinale, sociale e culturale) all’altra, ma non è mai possibile modificare la propria natura fondamentale, che è quella di servire il Tutto Assoluto in una relazione di amore.
Il karma
Il termine karma è ormai entrato a pieno diritto nei vocabolari di tutte le lingue, poiché il suo complesso significato non ha una traduzione equivalente in nessun’altra lingua del mondo. Potremmo tradurlo parzialmente come “azione, reazione e relazione tra azione e reazione” e di conseguenza “destino, buona o cattiva fortuna”, “bagaglio di lezioni da imparare o già imparate” eccetera. La scienza dell’azione viene spiegata dettagliatamente nella Gita, che la considera un punto fondamentale nello sviluppo spirituale. Fondamentalmente, la legge del karma è una legge puramente fisica e scientifica: ogni azione provoca una reazione uguale e contraria. Come in fisica succede per le forze, le reazioni si possono accumulare, smaltire e controbilanciare sempre applicando l’azione (cioè nuove forze).
La Gita distingue tra karma propriamente detto (”azione positiva compiuta per ottenere un risultato”), vi-karma (”azione negativa compiuta per egoismo senza preoccuparsi dei risultati”) e a-karma o nais-karma (”azione che non produce reazioni vincolanti, né buone né cattive, per il suo autore”). E’ importante notare che il karma è sempre temporaneo e soggetto a esaurimento, quindi il “destino” in sé viene riscritto ad ogni istante.
I guna
La parola guna significa letteralmente “corda”, “colore”, “qualità”, “attributo”, “caratteristica”. I guna della natura materiale sono tre: sattva (bontà), rajas (passione) e tamas (ignoranza). L’interazione tra queste tre qualità fondamentali della natura dà origine a un’immensa varietà di sfumature di livelli di coscienza negli esseri viventi e di caratteristiche fisiche negli oggetti inanimati. Esseri viventi e oggetti inanimati interagiscono tra loro grazie a queste “corde” che li collegano, e in particolare gli esseri umani, equipaggiati di una mescolanza particolarmente propizia di “colori”, possono usare saggiamente le “corde” della natura issandosi attraverso la rete che esse formano e liberarsi così dalla trappola della materia.
Lo yoga
La parola yoga deriva dalla radice verbale yuj, “unire”, “collegare”, “disciplinare”, “asservire”, “controllare”, proprio come i cavalli vengono “aggiogati” al carro per trainarlo. In questo senso, la parola yoga ha lo stesso significato primario della parola “religione” (che deriva dal latino “re-ligare”, cioè collegare l’essere umano al divino).
Il concetto di yoga però è decisamente più ampio, in quanto si applica ai diversi livelli di identificazione relativi all’atma: corpo/volontà, sensi/mente, mente/intelligenza, intelligenza/sé spirituale, sé inferiore/sé superiore, sé individuale/Sé supremo, dove l’uno deve essere disciplinato, collegato, controllato e usato dall’altro in direzione ascendente. In generale, lo yoga è la pratica disciplinata di questo controllo del superiore sull’inferiore per progredire nell’evoluzione personale.
La Bhagavad Gita menziona vari metodi dello yoga, che non sono però incompatibili tra loro: il buddhi-yoga (yoga dell’intelligenza, della consapevolezza), il karma-yoga (yoga dell’azione disinteressata compiuta secondo il proprio dovere), il jnana-yoga (yoga della ricerca della conoscenza filosofica e scientifica), il sankhya-yoga (yoga della ricerca logica e analitica della verità), il bhakti-yoga (yoga dell’amore e della devozione al Supremo) e l’hatha-yoga, detto anche astanga-yoga, “l’ottuplice” sentiero tradizionale della disciplina tantrica.
Una delle pratiche più importanti dell’hatha yoga è il pranayama, il “controllo della respirazione” — unica funzione che nell’essere umano può essere allo stesso tempo consapevole e inconsapevole ed è collegata strettamente con il flusso dei pensieri, delle emozioni e della coscienza.
Tutte le pratiche yoga hanno lo scopo di portare la consapevolezza al punto del samadhi (sama-dhi, “intelligenza costante”) in cui non ci sono più momenti di incoscienza, ma la visione interiore è sempre perfettamente chiara.
Vishnu e Krishna
Secondo le scritture vediche, il Signore Supremo e trascendentale, chiamato Narayana o Vishnu, crea l’intera manifestazione cosmica, poi entra in essa per sostenerla e mantenerla, manifestandoSi inoltre in numerosi avatara (”incarnazioni”) per proteggere il mondo e attirare a Sé le anime condizionate con avventure affascinanti.
Vishnu viene rappresentato in una forma maestosa e potente, con quattro braccia che reggono i simboli del fiore di loto (benedizione), conchiglia (protezione), mazza (punizione per i malfattori) e disco (che rappresenta il tempo eterno, l’orbita del sole). La compagna eterna di Vishnu è Lakshmi, la dea della fortuna e della bellezza.
La forma più intima e amata di Vishnu è Krishna, il pastorello trascendentale che scambia relazioni di amore profondo con i Suoi devoti, tra cui le gloriose pastorelle di Vrindavana (gopi). Krishna apparve su questo pianeta 5000 anni fa, poco prima dell’inizio del Kali yuga, e manifestò i Suoi divertimenti a Mathura, Vrindavana e Dvaraka. La compagna eterna di Krishna è Radharani, manifestazione della pura e totale devozione al Signore. La storia di Krishna e di altri avatara è narrata soprattutto nel Bhagavata Purana. Krishna espose la famosa Bhagavad gita ad Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra, come riporta il Mahabharata.
Shiva e la Dea Madre
Una manifestazione indiretta di Vishnu, Shiva è il padre del mondo materiale, e la sua compagna eterna è la Dea Madre, chiamata anche Parvati, Sati, Durga, Mahakali o Bhadrakali, Trayambaka, Chamundi, Narayani e Vaishnavi. La Dea Madre (detta anche Shakti, “energia” o “potenza”) viene anche adorata in altre forme a seconda della sua relazione con gli altri aspetti diretti e indiretti del Signore (Radharani, Lashmidevi, Bhu, Nila, Sitadevi, Sarasvati, Brahmani, Gayatri, Savitri, Sitala ecc.)
Così come Vishnu è talvolta adorato nella forma di pietre sacre (chiamate Shila), anche Shiva viene adorato generalmente nella forma di una speciale pietra chiamata Lingam. Mentre l’offerta più gradita a Vishnu o Krishna è costituita da foglie e fiori freschi di Tulasi, Shiva gradisce particolarmente l’offerta di foglie di Bilva (bel). Entrambe queste piante sono ricche di proprietà terapeutiche, purificanti e disintossicanti e vengono usate nella farmacopea indiana per guarire ogni sorta di malattia.
Shiva è considerato il guardiano di tutti i luoghi santi dell’India (Kshetrapala) e i suoi templi sono disseminati ovunque. E’ inoltre molto misericordioso, e si occupa in particolare di proteggere le persone semplici (viene chiamato anche Bolenath), la gente in generale (Lokanath), gli animali (Pasupati), i fantasmi (Bhutanath) e coloro che cercano i poteri del tantra.
Mentre Vishnu cavalca una grande aquila (chiamata Garuda), Shiva cavalca uno speciale toro, di nome Nandi. Mentre Vishnu ha un aspetto maestoso e ricco, ed è decorato da meravigliosi abiti e gioielli, Shiva rappresenta la rinuncia e l’austerità, e viene raffigurato con gli abiti semplici dell’asceta, spesso cosparso di cenere, decorato da collane di rudraksha (il seme di una pianta particolare), da serpenti (simbolo di Sankarshana, che è la sua origine diretta, e di Kundalini, l’energia vitale presente nel microcosmo del corpo umano). La sua testa è decorata dalla falce di luna crescente (per questo viene chiamato Somanath) e dal fiume Gange (Gangadhara). Il famoso Hanuman, grande devoto di Ramachandra, è considerato una manifestazione di Shiva.
Il culto dei deva
Secondo i Veda le diverse manifestazioni dell’universo sono controllate da una gerarchia di intelligenza divina, che si manifesta nella forma dei diversi deva (”esseri divini”). Poiché le manifestazioni universali sono moltissime, esistono anche numerosissimi deva, ma la posizione di deva è raggiungibile però da qualsiasi essere vivente che si qualifichi in modo adeguato. Oltre ai deva principali esistono enormi schiere di semidei e angeli (upadeva e gandharva) che risiedono sui pianeti celesti (il paradiso).
Il più importante tra i deva è senza dubbio Brahma, il creatore o meglio il demiurgo di questo universo, che organizza la materia primordiale manifestando tutte le forme di vita specifiche secondo la conoscenza vedica che riceve da Vishnu. Poiché nella manifestazione materiale esistono innumerevoli universi, ci sono anche innumerevoli Brahma, e ciascuno ha un numero di teste corrispondente al numero di dimensioni dell’universo che controlla. Brahma viene dunque raffigurato con quattro teste e quattro braccia, seduto sul fiore di loto mistico dal quale si sviluppano i 14 sistemi planetari. Sul pianeta Terra esiste un solo luogo sacro dove Brahma viene adorato: Pushkar.
Il re dei pianeti celesti è Indra, riconoscibile dalla grande quantità di occhi che costellano tutto il suo corpo. Governa sulle schiere di semidei e presiede alla distribuzione delle piogge.
Ganesh, figlio di Parvati e Shiva, è riconoscibile dalla testa di elefante e dal corpo grassoccio; si occupa di distruggere ogni ostacolo sulla via del progresso dell’universo ed è spesso adorato da mercanti e uomini d’affari perché può accordare la prosperità. Un altro famoso figlio di Shiva e Parvati è Kartikkeya, chiamato anche Muruga o Subhramanyam, che conta numerosi devoti nell’India meridionale (specialmente nel Tamil Nadu). Un altro personaggio divino che ha parecchi devoti nell’India del sud è Ayappan, considerato figlio di Shiva e suo avatara. Come Vishnu, anche Shiva discende nel mondo sotto forma di avatara per diffondere i principi della spiritualità.
Surya è la personificazione del Sole; viaggia su un carro dorato, che è rappresentato nei suoi templi e specialmente a Konarak, in Orissa, il luogo sacro al Sole per eccellenza. Chi adora Surya ottiene facilmente la salute e la longevità.
Chandra è il deva della luna, al centro di numerose storie affascinanti che spiegano le caratteristiche speciali della Luna. Anche gli altri pianeti e le stelle sono personificati da vari deva o saggi celesti, che vi abitano con i loro compagni (Brihaspati, Sukracharya, i sette Rishi dell’Orsa maggiore, Dhruva sulla Stella polare ecc.).











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